Cibi che accelerano il metabolismo e fanno dimagrire: esistono?

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Un fondo di verità c’è. Alcuni alimenti e alcune sostanze fanno davvero lavorare un po’ di più l’organismo. Dopo un pasto ricco di proteine, dopo un caffè o dopo una dose di capsaicina, la sostanza che rende piccante il peperoncino, il corpo consuma qualche caloria in più. La domanda che conta è che cosa succede dopo, sulla bilancia, nell’arco di settimane e mesi.

Qui il quadro si restringe. Un effetto sul metabolismo misurato per qualche ora non equivale a un dimagrimento. Per tè verde e capsaicina gli studi hanno trovato riduzioni medie di peso inferiori al chilo, e per il caffè un beneficio sul peso resta da dimostrare. Il rischio più concreto, invece, riguarda gli integratori concentrati, non la tazza di tè.

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Perché bruciare qualche caloria in più non basta

Per perdere peso serve, nel tempo, un bilancio energetico negativo: l’energia che entra con cibi e bevande deve essere inferiore a quella che il corpo consuma. È un principio fisiologico, non una ricetta semplice. Farmaci, condizioni di salute, fattori genetici e ambiente influenzano il peso, e la sola volontà non basta a spiegarlo.

Un alimento capace di «accelerare il metabolismo» dovrebbe quindi spostare questo bilancio in modo stabile. Le proteine sono l’esempio più studiato. Digerire e trasformare il cibo costa energia, e questa spesa si chiama termogenesi indotta dalla dieta: a parità di calorie, un pasto più ricco di proteine la fa salire.

Il dettaglio decisivo sta nella durata. In una revisione di 52 studi l’aumento compariva negli esperimenti su un singolo pasto. Negli studi più lunghi, da quattro giorni a un anno, la differenza nella termogenesi dopo i pasti scompariva, anche se alcune altre voci del consumo energetico risultavano più alte.

Nelle persone con sovrappeso od obesità l’effetto sulla termogenesi non veniva confermato, e resta aperto se per una differenza reale o per come erano costruiti gli studi. La revisione dichiarava anche un finanziamento industriale. Per questo «più proteine, metabolismo più veloce» è una scorciatoia: una spesa extra dopo il pasto è un fatto misurato, il dimagrimento duraturo è un’altra conclusione.

Caffè, tè verde e peperoncino alla prova della bilancia

La caffeina può aumentare per qualche tempo il dispendio energetico, e chi la assume abitualmente può vedere attenuati alcuni dei suoi effetti. Sul caffè come bevanda, un’analisi degli studi disponibili ha trovato un beneficio sul peso statisticamente non significativo. Gli studi erano per lo più brevi e la certezza bassa: il beneficio manca di prove, che è diverso dal dire che sia nullo.

Il tè verde ha dati un po’ più solidi. Una meta-analisi sugli integratori ha stimato un piccolo effetto medio sul peso: circa 0,74 kg in meno rispetto ai gruppi di controllo, con certezza moderata. Per il tè bevuto come infuso gli effetti apparivano piccoli, con certezza bassa e pochi studi oltre le dodici settimane.

Per il peperoncino il quadro è simile. Negli studi sulla supplementazione di capsaicina, 15 studi randomizzati con 762 partecipanti, la riduzione media è stata di circa mezzo chilo. I risultati variavano molto da uno studio all’altro, gli interventi erano brevi e alcuni preparati contenevano altre sostanze attive.

Questi numeri sono statisticamente significativi, cioè difficilmente dovuti al caso. La significatività, però, dice poco su quanto un risultato conti per chi vuole dimagrire. Una revisione precedente sul tè verde aveva descritto effetti piccoli e non clinicamente importanti; le sintesi successive confermano riduzioni modeste.

C’è poi una questione di forma. Molti di questi risultati vengono da capsule ed estratti, e valgono per quelle preparazioni. Nessuno di questi studi indica quante tazze di tè bere o quanto peperoncino mettere nel piatto, e alimento e integratore vanno tenuti separati anche per un altro motivo.

Quando il tè verde diventa un rischio per il fegato

La differenza conta soprattutto per la sicurezza. L’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, considera gli infusi tradizionali generalmente sicuri e valuta a parte gli estratti concentrati di tè verde, che possono danneggiare il fegato.

Negli studi, dosi di almeno 800 mg al giorno di EGCG, una delle catechine del tè verde, assunte come integratore hanno fatto salire in modo significativo le transaminasi. Sono enzimi che, quando aumentano nel sangue, segnalano un danno al fegato. Il segnale indica un rischio, senza implicare che ogni persona sviluppi una malattia epatica.

Quegli 800 mg vanno letti nel modo giusto: sono la quantità a cui il danno è stato osservato, non un limite sotto cui stare tranquilli. Per gli integratori l’EFSA non ha potuto indicare una dose sicuramente priva di rischio.

Se stai pensando a un integratore dimagrante a base di tè verde, parlane prima con un professionista sanitario, come il medico o il farmacista.

Che cosa resta di questi cibi

Proteine, caffeina, tè verde e capsaicina hanno effetti reali sul consumo di energia, ma piccoli e spesso legati alle ore dopo l’assunzione. Per nessuno di loro è dimostrato un dimagrimento importante e duraturo.

Cambia quindi la domanda da porsi. Più che cercare l’alimento che brucia, conta che cosa sposta il bilancio per mesi. E una tazza di tè verde, bevanda considerata generalmente sicura, e una capsula di estratto concentrato, che in media vale meno di un chilo sulla bilancia e porta con sé un possibile rischio per il fegato, sono due scelte diverse.

Fonti

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