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Capita a tutti, anche a te, e non dire di no.
Chi più chi meno, con diverse gradazioni di timbro sonoro e intensità olfattiva, le flatulenze fanno parte della fisiologia umana. Quello che forse non sai è che possono rivelare molti più dettagli di quanto immagini sul funzionamento del tuo apparato digerente, come spiegato anche in un curioso approfondimento pubblicato dalla BBC.
Da cosa sono composte le flatulenze
Una tipica emissione gassosa è una miscela di aria ingerita e di gas prodotti dal microbiota intestinale, cioè l’insieme di batteri e altri microrganismi che vivono nel colon e partecipano alla digestione degli alimenti.
L’ossigeno e l’azoto, che derivano principalmente dall’aria deglutita mentre mangiamo o beviamo, sono sostanzialmente inodori. Il caratteristico odore, più o meno intenso, dipende invece quasi esclusivamente dai sottoprodotti del metabolismo batterico intestinale.
Perché alcune flatulenze hanno un odore pungente

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I principali responsabili del cattivo odore sono i gas contenenti zolfo. Questi si formano quando i batteri intestinali scompongono alimenti ricchi di amminoacidi solforati, come metionina e cisteina. Tali amminoacidi sono presenti soprattutto nelle proteine di origine animale, come carne, pesce e latticini, ma anche in alcuni legumi.
Il classico sentore di uova marce che può manifestarsi in situazioni socialmente imbarazzanti, ad esempio in un ascensore affollato, è dovuto in particolare al solfuro di idrogeno, uno dei gas solforati più facilmente percepibili dall’olfatto umano.
Va però chiarito un punto importante: nella maggior parte dei casi le proteine introdotte con la dieta vengono digerite e assorbite nell’intestino tenue, prima di arrivare al colon. Un aumento dei gas maleodoranti si osserva quindi soprattutto in caso di consumo eccessivo di proteine, come dopo abbondanti pasti, o quando l’assorbimento è temporaneamente ridotto, ad esempio durante un episodio di disturbi digestivi.
Il ruolo dei carboidrati e delle fibre
I carboidrati agiscono in modo diverso. Le fibre alimentari sono una componente essenziale di una dieta sana perché nutrono i batteri intestinali benefici, che in cambio producono acidi grassi a catena corta con effetti positivi sul metabolismo e sulla salute del colon.
In alcune persone, soprattutto se poco abituate a un elevato apporto di fibre, la loro fermentazione può però determinare un aumento del volume e della frequenza delle flatulenze. In questi casi il gas è in genere meno odoroso, ma più abbondante.
Un meccanismo simile si osserva anche nell’intolleranza al lattosio, quando il lattosio non digerito raggiunge il colon e viene fermentato dai batteri intestinali.
In termini più tecnici si parla di gas da putrefazione quando prevale la degradazione delle proteine, e di gas da fermentazione quando il fenomeno è legato soprattutto ai carboidrati. Quest’ultimo quadro è spesso compatibile con un’alimentazione equilibrata, come quella di tipo mediterraneo.
Quando preoccuparsi e quando no
In buona sostanza, fino a 20-25 flatulenze al giorno, in tutte le loro varianti, sono considerate normali. Diventano invece un segnale da non ignorare quando si associano ad altri sintomi come gonfiore addominale doloroso, stitichezza persistente, diarrea, perdita di peso non spiegata o presenza di sangue nelle feci. In questi casi è opportuno parlarne con il medico.
Diversamente, come ricordavano anche i vecchi con detti più o meno coloriti, l’emissione di gas è spesso un buon segno. Indica che il microbiota intestinale è attivo e sta svolgendo correttamente il suo ruolo di supporto alla digestione.
E ora ti leggo nei commenti, per sapere come si dice dalle tue parti. Dalle mie, “tromba di culo, sanità di corpo”.