Cassetta dei medicinali: e tu sai quali farmaci serve avere sempre in casa?

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Quasi ogni casa ha una scatola o un cassetto con qualche medicinale: un antidolorifico, una confezione iniziata mesi fa, compresse di cui non si ricorda più l’uso. Avere qualcosa a portata di mano per un mal di testa o una notte di febbre ha senso. Le indicazioni sanitarie sulla cura di sé suggeriscono infatti una piccola dotazione per i disturbi minori.

Quale sia quella dotazione, però, dipende da chi vive in casa. Lo stesso antidolorifico può andare bene per un adulto sano ed essere inadatto per chi ha avuto un’ulcera o prende un anticoagulante. La scelta deve tenere conto delle controindicazioni personali e delle possibili interazioni con le terapie che già assumi. Il farmacista è la persona giusta con cui farla.

C’è poi una seconda distinzione. Un medicinale può essere utile quando serve senza che ci sia bisogno di comprarlo in anticipo. E su pochi prodotti contano le regole d’uso quanto la scelta: dosi, conservazione e segnali che indicano che la cassetta non basta più.

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Dolore e febbre: due farmaci utili con rischi diversi

Il paracetamolo può alleviare alcuni dolori comuni e i sintomi della febbre. Il suo rischio principale è il sovradosaggio, che può danneggiare il fegato. Una delle strade per arrivarci è poco visibile: molti prodotti per raffreddore e influenza sono medicinali che contengono paracetamolo. Se li prendi insieme a una compressa di paracetamolo, la dose si somma.

Chi ha malattie del fegato o dei reni, una dipendenza da alcol o un peso corporeo basso può aver bisogno di una valutazione specifica prima di usarlo. La dose giusta è quella indicata nel foglio illustrativo del prodotto che hai in mano.

L’ibuprofene agisce su dolore e infiammazione, ma può causare ulcere o sanguinamenti di stomaco e intestino e problemi ai reni. Per questo va usato alla dose minima efficace e per il tempo più breve necessario.

Richiede attenzione particolare se hai avuto un’ulcera, hai malattie dei reni o del cuore, hai reagito male ad altri antinfiammatori (i FANS) o prendi anticoagulanti. In gravidanza va evitato, salvo indicazione del medico. Non va associato di tua iniziativa ad altri FANS come naprossene o aspirina. Con l’asma serve verificare caso per caso se è adatto.

Con i bambini contano formulazione, peso e segnali d’allarme

Nei bambini con febbre, paracetamolo o ibuprofene si possono usare se il bambino è sofferente o a disagio. I due farmaci non vanno dati insieme né alternati senza l’indicazione di un medico o di un altro professionista sanitario.

La dose dipende da età, peso e concentrazione del prodotto, che cambia da una confezione all’altra. Va letta sul foglio illustrativo, mai ricavata dividendo quella dell’adulto. Per le preparazioni liquide si usa il dosatore fornito nella confezione. L’ibuprofene non va dato a un bambino disidratato o con la varicella.

Alcune situazioni richiedono aiuto senza tentativi a casa:

  • febbre di almeno 38 °C in un bambino sotto i tre mesi: valutazione urgente;
  • difficoltà a respirare, sonnolenza marcata o difficoltà a svegliarlo: assistenza immediata;
  • diarrea con sangue o segni di disidratazione: consulto sanitario.

Per la diarrea viene prima l’acqua

Con la diarrea il corpo perde acqua e sali minerali. Le soluzioni reidratanti orali servono a reintegrarli: trattano la disidratazione, non l’infezione che l’ha causata. Sono una categoria da considerare per la dotazione domestica.

Nei lattanti e in chi ha malattie renali o diabete, quantità e modalità vanno concordate con un professionista. La disidratazione grave richiede assistenza sanitaria e a volte liquidi per via endovenosa.

La loperamide può servire in alcuni episodi di diarrea acuta negli adulti, ma non sostituisce la reidratazione. Non è adatta al fai da te se ci sono sangue nelle feci o febbre, e gli antidiarroici da banco non sono una scelta di routine per lattanti e bambini. Se la diarrea peggiora o dura oltre due giorni mentre li prendi, serve una valutazione medica.

Che cosa togliere dalla cassetta

Gli antibiotici avanzati da una cura precedente non vanno conservati per la prossima volta. Non trattano raffreddore e influenza. Un uso inappropriato può causare effetti indesiderati e favorire l’antibiotico-resistenza, cioè batteri su cui i farmaci funzionano sempre meno.

Anche quando i sintomi sembrano gli stessi, non è detto che serva lo stesso antibiotico. Per le compresse rimaste, chiedi al farmacista come smaltirle.

Tutto il resto va tenuto nelle confezioni originali, fuori dalla vista e dalla portata dei bambini. La scatola riporta principio attivo, dosaggio e scadenza e protegge da luce e umidità. Le condizioni di conservazione sono quelle del foglio illustrativo di ciascun prodotto. Controlla le scadenze con regolarità e porta in farmacia ciò che è scaduto.

Quando la cassetta non basta

Se hai preso più paracetamolo di quanto indicato, serve un consiglio medico urgente.

Gli antistaminici possono alleviare i sintomi allergici, ma la scelta dipende dalla situazione. Alcuni danno sonnolenza e riducono l’attenzione alla guida, e può succedere anche con quelli meno sedativi.

In una sospetta reazione allergica grave non sono la risposta. Chiama subito il 112 e usa l’autoiniettore di adrenalina, se ti è stato prescritto, secondo il piano ricevuto, senza aspettare l’effetto di un antistaminico.

Una cassetta scelta così va rivista quando cambia qualcosa in casa. Una nuova terapia può creare un’interazione, una gravidanza esclude l’ibuprofene, un bambino che cresce ha bisogno di una dose diversa. Quello che era adatto un anno fa va ricontrollato oggi, confezione per confezione.

Fonti

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