Ma tu sai che la cervicale ce l’hanno solo gli italiani?

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Se all’estero provi a spiegare a un medico che soffri di cervicale otterrai un’espressione perplessa. In inglese la parola richiama più il collo dell’utero che il collo, quindi nel migliore dei casi ti guarderà confuso, nel peggiore ti manderà da un ginecologo.

Non è che il resto del mondo sia immune al mal di collo. È che noi abbiamo trasformato un aggettivo anatomico in una malattia. La cervicale è la parte alta della colonna, sette vertebre che reggono il peso della testa e le permettono di girare. Quello che intendi quando dici “ho la cervicale” si chiama cervicalgia, un dolore che può estendersi alle spalle e accompagnarsi al mal di testa.

Uomo che si tocca il collo (in sovraimpressione si vede la colonna vertebrale)

Shutterstock/ESB Professional

La cervicale esiste: è il tratto della colonna vertebrale formato dalle sette vertebre del collo. Quello che non esiste come diagnosi è “avere la cervicale”. Anche in inglese cervical può riferirsi al collo, oltre che al collo dell’utero, ma per indicare il disturbo si parla più chiaramente di neck pain: dolore cervicale o cervicalgia.

Il dolore può rimanere localizzato oppure estendersi alle spalle, alla parte alta della schiena e, in alcuni casi, associarsi a mal di testa. Nella maggior parte delle persone viene definito “aspecifico”: significa che non è possibile attribuirlo con affidabilità a una singola struttura lesionata o a una malattia precisa.

Un malinteso che può confondere

Dire “ho la cervicale” equivale, in un certo senso, a dire “ho il ginocchio” per spiegare che fa male una gamba. Non è soltanto una questione linguistica: pensare che il collo sia “guasto” può alimentare paura, immobilità e interpretazioni allarmistiche di sintomi e referti.

La cervicalgia aspecifica è un disturbo complesso. Attività fisica, carichi di lavoro, sonno, stress, condizioni generali di salute e precedenti episodi possono contribuire in misura diversa. Nel singolo caso, però, spesso non è possibile identificare una causa unica.

Anche attribuire automaticamente al collo capogiri, nausea, vista annebbiata o ronzii può essere rischioso. La cosiddetta vertigine cervicale rimane una diagnosi controversa e richiede prima di escludere cause più comuni, come disturbi dell’orecchio interno, emicrania vestibolare o vertigine parossistica posizionale benigna, spesso trattabile con specifiche manovre di riposizionamento. Se sembra che la stanza giri, il collo non dovrebbe essere il primo e unico sospettato.

Quel referto che ti ha spaventato

Artrosi, dischi assottigliati e bulging discali, cioè dischi che sporgono oltre il loro normale margine, sono frequenti anche in chi non ha dolore.

In uno studio condotto su 1.211 adulti senza sintomi, l’87,6% presentava almeno un bulging discale alla risonanza magnetica. Il reperto era già presente nel 73,3% degli uomini e nel 78% delle donne tra i venti e i ventinove anni. Questi risultati non dimostrano che ogni alterazione sia innocua, ma mostrano che un reperto radiologico, da solo, non identifica necessariamente la causa del dolore.

Per questo, nella cervicalgia acuta o ricorrente senza trauma, deficit neurologici o altri segnali d’allarme, gli esami per immagini di routine di solito non sono necessari. Diventano invece appropriati in situazioni selezionate, per esempio quando si sospettano una compressione nervosa importante, una sofferenza del midollo, un’infezione o un tumore.

Postura, stress e movimento

Non è stata individuata una postura perfetta capace di prevenire il dolore. Alcuni studi osservano associazioni tra determinate posizioni e cervicalgia negli adulti, ma un’associazione non dimostra che la postura sia la causa. Più realisticamente, conviene predisporre la postazione in modo confortevole e cambiare posizione con regolarità, senza cercare di restare immobili in un assetto ideale.

Neppure il cosiddetto “colpo d’aria” è una causa dimostrata. Il fatto che il dolore compaia dopo un viaggio con il finestrino aperto non prova che sia stato il freddo: possono aver contribuito anche la posizione mantenuta, la fatica o altri fattori.

Stress e sonno insufficiente possono influenzare la sensibilità al dolore e il recupero, senza che questo renda il disturbo immaginario. Il dolore è reale anche quando non corrisponde a un danno visibile negli esami.

L’approccio più utile è generalmente attivo. Nelle forme persistenti, esercizi progressivi di rinforzo e controllo motorio del collo e del cingolo scapolare possono ridurre dolore e disabilità; possono aiutare anche altre attività, purché sostenibili e praticate con costanza. Non esiste un programma migliore per tutti. L’esercizio sembra inoltre ridurre il rischio di sviluppare nuovi episodi, anche se non li elimina completamente.

Il collare non dovrebbe essere utilizzato abitualmente o a lungo nella cervicalgia comune. Dopo un trauma, però, va rimosso soltanto secondo le indicazioni dei sanitari, una volta escluse fratture o instabilità.

Quando serve una valutazione

È opportuno consultare un medico se compaiono debolezza a un braccio o a una mano, perdita persistente di sensibilità o dolore che si irradia lungo un arto. Goffaggine delle mani, difficoltà ad abbottonarsi, instabilità nella marcia, rigidità o debolezza delle gambe e problemi nel controllo di vescica o intestino possono indicare una sofferenza del midollo e richiedono una valutazione tempestiva.

Vanno valutati anche il dolore iniziato dopo un trauma importante, la presenza di febbre, un calo di peso non spiegato, una storia di tumore o un dolore intenso che peggiora rapidamente. Un mal di testa improvviso e violentissimo, diverso dai precedenti, è un’urgenza indipendentemente dal collo.

Fuori da queste situazioni, un collo dolorante non è necessariamente un collo che si sta consumando. Evitare l’immobilità prolungata, muoversi in modo graduale e tollerabile e continuare per quanto possibile le normali attività è generalmente preferibile alla protezione eccessiva. Non occorre forzare attraverso un dolore intenso o crescente: il movimento va adattato, non imposto.

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