Che differenza c’è tra ictus e ischemia?

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Sentir parlare di “una piccola ischemia” come se fosse un disturbo leggero, ben distinto dal più temuto ictus, è molto comune. Questa contrapposizione nasce però da un malinteso: l’ischemia è un meccanismo biologico, mentre l’ictus è l’evento acuto che colpisce il cervello.

In medicina, l’ischemia indica qualsiasi riduzione dell’afflusso di sangue e di ossigeno a un tessuto. Non riguarda per forza la testa: può interessare, per esempio, il muscolo del cuore.

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Perché l’ischemia può essere la causa dell’ictus

Quando questo calo di flusso sanguigno avviene nelle arterie della testa, si parla di ischemia cerebrale. Ed è proprio qui che i due concetti si incontrano, invece di opporsi.

L’ictus, infatti, può essere ischemico oppure emorragico. È emorragico quando un vaso cerebrale si rompe o perde sangue, mentre è ischemico quando l’afflusso di sangue a una parte del cervello viene interrotto.

Non ha quindi senso chiedersi quale dei due sia più lieve, perché appartengono a categorie diverse. L’ischemia cerebrale è il processo che provoca l’ictus ischemico.

Cosa cambia tra ictus ischemico e attacco transitorio

Spesso, quando nel linguaggio comune si dice “ha avuto solo un’ischemia”, ci si riferisce in realtà all’attacco ischemico transitorio, indicato con la sigla TIA. Anche in questo caso l’origine del problema è una sofferenza ischemica, ma i disturbi neurologici si risolvono.

La differenza rispetto all’ictus ischemico non dipende però soltanto dall’orologio. Per parlare di TIA, oltre alla regressione dei disturbi, conta l’assenza di infarto acuto nel tessuto cerebrale.

Se i sintomi spariscono del tutto ma gli esami documentano che una piccola area di tessuto ha subìto un infarto, la diagnosi resta di ictus ischemico. Quando la risonanza magnetica non è subito disponibile in ospedale, i medici possono comunque formulare una diagnosi clinica provvisoria.

I segnali da riconoscere e cosa fare subito

Proprio perché il confine dipende da ciò che accade ai tessuti interni, all’esordio non puoi distinguere da solo un TIA da un ictus, né capire se l’origine sia ischemica o emorragica. Riconoscere i segnali d’allarme dell’ictus, anche quando se ne presenta uno solo, serve a identificare subito l’emergenza:

  • debolezza o perdita di sensibilità improvvisa su un lato del corpo;
  • asimmetria del viso;
  • difficoltà improvvisa a parlare o a comprendere;
  • disturbi della vista;
  • perdita improvvisa di equilibrio o coordinazione;
  • mal di testa molto forte e inconsueto.

In presenza di questi disturbi devi chiamare immediatamente i soccorsi al 112 o 118, senza andare in pronto soccorso con mezzi propri. L’urgenza resta identica anche se i sintomi scompaiono dopo pochi minuti, perché un TIA segnala comunque un aumentato rischio di ictus successivo e richiede accertamenti rapidi anche quando la visita neurologica, una volta passati i disturbi, appare rassicurante.

Come i medici distinguono i due quadri in ospedale

Per capire cosa è successo davvero, in ospedale si ricorre a esami di imaging cerebrale come la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica, scelti in base al quadro clinico. Una TC senza contrasto risultata negativa non basta da sola a escludere un piccolo infarto ischemico acuto: nei sintomi transitori la risonanza con sequenze di diffusione è più sensibile nell’individuarlo.

Se gli esami confermano un ictus ischemico, il fattore tempo guida anche le cure. I pazienti idonei, selezionati in base al quadro clinico, al tempo trascorso e ai risultati radiologici, possono ricevere trattamenti mirati a ripristinare il flusso sanguigno, come la trombolisi per via endovenosa o, in specifiche occlusioni dei grandi vasi, la trombectomia endovascolare.

Capire che l’ischemia è il meccanismo e non la “versione benigna” dell’ictus cambia il modo di reagire. Quando il cervello resta anche per poco a corto di sangue, il sintomo che passa non chiude l’episodio: apre il momento in cui intervenire fa la differenza.

Fonti

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