Ecco cosa succede al tuo cervello se non ti lavi bene i denti (e non è bello)

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Spesso consideriamo l’igiene orale come una semplice questione estetica o un modo per evitare fastidiose carie, tuttavia un nuovo studio scientifico suggerisce che trascurare spazzolino e filo interdentale potrebbe avere conseguenze ben più gravi, che si estendono dalla bocca fino al centro di comando del nostro corpo: il cervello.

Una ricerca pubblicata nel 2025 sulla rivista scientifica Neurology® Open Access ha evidenziato un legame preoccupante tra le malattie gengivali e danni alla materia bianca del cervello.

Il collegamento tra bocca e mente

Ragazza vista di spalle di fronte a uno specchio, mentre si sta lavando i denti. Si vede poi il cervello disegnato in sovraimpressione.

Lo studio, condotto dall’Università della Carolina del Sud, ha analizzato 1.143 adulti con un’età media di 77 anni. I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a esami odontoiatrici e risonanze magnetiche cerebrali.

L’obiettivo era cercare segni di “iperintensità della materia bianca”.

Cos’è la materia bianca?

Immagina la materia bianca come il cablaggio elettrico del cervello.

È composta da fibre nervose che permettono alle diverse aree cerebrali di comunicare tra loro. Quando questo tessuto si danneggia, nelle scansioni cerebrali appaiono delle macchie luminose (iperintensità).

Questi danni possono portare a problemi di memoria, equilibrio, coordinazione e aumentare il rischio di ictus.

I risultati (preoccupanti)

I dati emersi dallo studio sono significativi. Dei partecipanti analizzati, 800 soffrivano di malattie gengivali e 343 avevano gengive sane. Ecco cosa è emerso dal confronto delle loro risonanze magnetiche:

  • Volume del danno: Le persone con malattie gengivali presentavano un volume maggiore di iperintensità della materia bianca (una media del 2,83% del volume cerebrale totale) rispetto a chi aveva gengive sane (2,52%).

  • Gravità del danno: I ricercatori hanno diviso i partecipanti in gruppi in base alla gravità del danno cerebrale. Nel gruppo con i danni più estesi (oltre 21,36 cm³ di volume danneggiato), il 28% delle persone aveva malattie gengivali, contro solo il 19% di chi non ne aveva.

Il dato più allarmante emerge dopo aver escluso altri fattori di rischio come età, diabete, fumo e pressione alta:

Le persone con malattie gengivali hanno mostrato una probabilità superiore del 56% di avere gravi danni alla materia bianca rispetto a chi ha una bocca sana.

Perché succede?

Gli scienziati ritengono che questo fenomeno sia legato alla “malattia dei piccoli vasi cerebrali”. Sebbene lo studio non provi un rapporto diretto di causa-effetto (ossia, non possiamo dire con certezza che la gengivite causi il danno, ma solo che le due cose sono collegate), l’ipotesi è che l’infiammazione cronica delle gengive possa influenzare negativamente la salute dei vasi sanguigni nel cervello.

“Questo studio mostra un legame che stiamo appena iniziando a comprendere”, ha affermato l’autore dello studio, il Dott. Souvik Sen. “Questi risultati si aggiungono alle crescenti prove che mantenere la bocca sana può supportare un cervello più sano”.

Va notato che lo studio non ha trovato collegamenti tra le malattie gengivali e altri tipi di danni cerebrali, come i micro-sanguinamenti, suggerendo che l’impatto sia specifico sulla materia bianca.

Cosa possiamo fare?

La buona notizia è che, a differenza di molti fattori di rischio genetici, la salute delle nostre gengive è sotto il nostro controllo.

Come sottolinea il Dott. Sen: “La malattia gengivale è prevenibile e curabile”. Se futuri studi confermeranno questo legame, curare l’infiammazione orale potrebbe diventare una nuova strategia per ridurre i danni ai vasi sanguigni del cervello e prevenire il declino cognitivo.

In sintesi:

  1. Lavate i denti almeno due volte al giorno.

  2. Usate il filo interdentale quotidianamente.

  3. Non saltate le visite di controllo dal dentista.

Prendersi cura del proprio sorriso potrebbe essere uno dei modi più semplici per proteggere la propria mente mentre si invecchia.

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