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Il calcio è necessario per la salute delle ossa, ma non è una polizza contro le fratture. Dopo i 50 anni, assumere quantità sempre maggiori, soprattutto attraverso integratori, non basta a prevenire osteoporosi, cadute e fratture. La protezione dipende anche dal rischio individuale, dall’attività fisica, dalla probabilità di cadere e, quando indicato, da trattamenti farmacologici specifici.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Quanto calcio serve davvero
L’obiettivo è raggiungere un apporto adeguato di calcio, preferibilmente con l’alimentazione, non superare il fabbisogno nella speranza di rinforzare ulteriormente le ossa. L’EFSA indica per gli adulti dai 25 anni un valore di riferimento di 950 mg al giorno. È un riferimento nutrizionale per persone sane, non una dose terapeutica contro l’osteoporosi.
Non esiste quindi un’unica quantità da aumentare automaticamente dopo i 50 anni. Prima di ricorrere a un integratore, è utile considerare quanto calcio arriva già dalla dieta. Se l’apporto è insufficiente, l’integrazione può coprire la quota mancante, ma non dovrebbe diventare una scelta indiscriminata.
Nella maggior parte degli adulti che vivono autonomamente e non assumono farmaci per l’osteoporosi, gli integratori di calcio, vitamina D o entrambi hanno mostrato poco o nessun beneficio clinicamente rilevante nella prevenzione di fratture e cadute. Questo non significa che siano inutili per tutti: possono avere indicazioni mirate in presenza, per esempio, di carenze documentate, malassorbimento o particolari terapie.
Vitamina D ed esercizio hanno ruoli diversi
Anche la vitamina D non dovrebbe essere considerata una soluzione automatica. Negli adulti generalmente sani tra 50 e 74 anni non è raccomandata un’integrazione routinaria di vitamina D oltre agli apporti nutrizionali di riferimento, né il dosaggio indiscriminato nel sangue.
La situazione cambia quando esiste un sospetto clinico o una carenza accertata, oppure in presenza di malassorbimento, osteomalacia o osteoporosi in trattamento. In questi casi, valutazione e dosi devono essere definite in base alla situazione individuale.
L’esercizio con carico e il potenziamento muscolare contribuiscono a mantenere la densità ossea. Nelle persone dai 65 anni con maggiore rischio di caduta, programmi che allenano equilibrio, andatura e forza riducono le cadute e quelle associate a lesioni. Non è però dimostrato con la stessa certezza che evitino direttamente le fratture. Se hai già avuto fratture vertebrali, soffri di osteoporosi severa o hai problemi di equilibrio, l’attività deve essere adattata e, quando necessario, supervisionata.
Quando valutare il rischio e la densità ossea
Aver superato i 50 anni non comporta automaticamente una densitometria. Lo screening con DXA è raccomandato a tutte le donne dai 65 anni e alle donne più giovani in postmenopausa se presentano un rischio aumentato. Per lo screening sistematico degli uomini, le prove disponibili sono insufficienti.
La valutazione non si limita alla densità ossea. Contano anche età, precedenti fratture, basso peso, familiarità per frattura dell’anca, fumo, consumo elevato di alcol, cadute, uso di glucocorticoidi e alcune malattie o terapie. Alcuni di questi elementi aumentano il rischio anche senza una DXA particolarmente bassa.
È opportuno chiedere una valutazione dopo una frattura provocata da un trauma lieve, in caso di cadute ricorrenti o uso prolungato di cortisonici. Anche dolore improvviso alla schiena associato a fattori di rischio, cifosi o un calo di altezza di almeno 4 cm può far sospettare una frattura vertebrale, pur non essendo sufficiente da solo per diagnosticarla.
Quando calcio e attività fisica non bastano
Nelle persone con osteoporosi e rischio alto o molto alto, dieta ed esercizio restano utili ma non sostituiscono le cure. I farmaci anti-osteoporosi riducono le fratture, mentre calcio e vitamina D da soli non hanno la stessa efficacia.
La scelta della terapia dipende dal rischio complessivo, dall’età, dal sesso, dalle fratture già avvenute, dalla funzionalità renale e da eventuali controindicazioni. Dopo una frattura da fragilità, la valutazione dovrebbe essere tempestiva perché il rischio di subirne un’altra è particolarmente elevato nel periodo successivo.
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