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Per anni, quando si parlava di allergia alimentare, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sui cosiddetti “Big Eight” (grandi 8 in inglese): latte vaccino, uovo, grano, soia, arachidi, frutta a guscio, pesce e crostacei.
Uno studio molto recente (ancora in pre-print al momento), condotto presso l’University Medical Center di Utrecht e pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology: Global, mostra però una realtà molto più ampia e, per certi versi, sorprendente .
Uno studio su quasi 200 alimenti diversi
I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente 1085 pazienti adulti che avevano riferito sintomi entro due ore dall’assunzione di un alimento. Nel complesso sono stati chiamati in causa ben 192 alimenti diversi. In circa due terzi dei casi si trattava di un’allergia “probabile”, cioè con sintomi associati a una sensibilizzazione dimostrata tramite prick test o IgE specifiche.
Un dato chiave emerge subito: quasi l’80% di tutti i sintomi era attribuibile a soli 30 alimenti. Questo significa che, pur esistendo moltissimi potenziali allergeni, una parte relativamente piccola di cibi è responsabile della maggioranza dei problemi clinici.
I gruppi di alimenti più coinvolti

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Contrariamente a quanto spesso si pensa, non sono soprattutto gli alimenti di origine animale a dominare la scena. I gruppi più frequentemente responsabili di reazioni allergiche sono risultati:
- Frutta
- Frutta a guscio
- Legumi
- Verdure
- Semi
Carne, spezie, erbe e persino insetti hanno invece causato reazioni molto raramente. Questo riflette, almeno in parte, i cambiamenti delle abitudini alimentari negli ultimi anni, con un crescente consumo di alimenti vegetali.
Frutta: da allergia “lieve” a causa frequente di reazioni severe
Uno dei risultati più interessanti riguarda la frutta. Tradizionalmente considerata causa di sintomi lievi, come prurito alla bocca o alle labbra, in questo studio la frutta emerge come uno dei gruppi più frequentemente associati a reazioni severe in termini assoluti.
La mela è l’alimento più spesso segnalato, seguita da kiwi, nocciola, noce e arachide. Inoltre, alcune varietà di frutta tropicale, come litchi, papaya, jackfruit, mango e melograno, pur essendo consumate da meno persone, sono associate a una percentuale particolarmente elevata di reazioni gravi.
Una spiegazione plausibile è il legame tra allergia alla frutta e allergia ai pollini, soprattutto della betulla. Le proteine simili tra pollini e frutti possono indurre reazioni crociate, fenomeno reso più frequente dall’aumento e dal prolungamento delle stagioni polliniche.
Semi, noccioli e legumi: pochi casi, ma spesso seri
Il gruppo con la maggiore probabilità di reazioni severe è quello dei semi e dei noccioli, come sesamo, pinoli e semi di girasole. Anche i legumi mostrano un quadro molto variegato. L’arachide è di gran lunga la più coinvolta e la più pericolosa, mentre altri legumi, come lenticchie o ceci, causano reazioni meno frequentemente e in genere meno gravi.
Un dato rassicurante è che chi è allergico all’arachide solo raramente reagisce anche ad altri legumi, mentre il contrario è più frequente.
Indicazioni pratiche per i pazienti
Questo studio non deve indurre a eliminare preventivamente grandi categorie di alimenti dalla dieta. Un’allergia alimentare vera si manifesta in modo ripetibile, ogni volta che si consuma lo stesso cibo. Reazioni occasionali o dubbie vanno sempre valutate con attenzione.
Il messaggio chiave è chiaro: in caso di sospetta allergia alimentare è fondamentale rivolgersi a un allergologo esperto. Test eseguiti senza un preciso sospetto clinico, come i pannelli “onnicomprensivi”, producono spesso falsi positivi e portano a inutili restrizioni alimentari.