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Un’afta compare all’interno della guancia o sotto la lingua e per qualche giorno rende fastidioso ogni boccone. È piccola, spesso più piccola di un’unghia, ma basta a farsi sentire ogni volta che parli o mastichi. La domanda che ci si fa in quei giorni è sempre la stessa: c’è qualcosa che la faccia sparire prima?
La risposta onesta è no. Le afte minori, quelle più comuni, guariscono spontaneamente entro una o due settimane, di solito senza lasciare cicatrici, e non sono contagiose: non le hai prese da nessuno e non le passi a nessuno. Questo però non significa che non si possa fare nulla. Significa che gli obiettivi realistici sono due, controllare il dolore e ridurre un po’ il tempo di fastidio, non cancellare la lesione in un giorno.

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Perché non esiste un rimedio miracoloso
Non esiste una terapia disponibile che riduca insieme, in modo affidabile, dolore, durata e probabilità che l’afta si ripresenti. È una precisazione che vale la pena tenere a mente prima di provare qualsiasi prodotto: una risposta individuale positiva è possibile, ma non equivale a una cura che funzioni per tutti allo stesso modo.
Questo spiega anche perché in farmacia trovi tante proposte diverse e nessuna etichettata come risolutiva. I prodotti si dividono, in sostanza, per quello che fanno davvero: alcuni proteggono e alleviano, altri intervengono sull’infiammazione, altri ancora vanno usati solo sotto controllo medico nei casi più complicati.
Cosa puoi fare per il dolore nell’immediato
Le paste e i gel barriera possono attenuare temporaneamente il dolore creando uno strato che isola l’afta dagli sfregamenti di denti e lingua, e dal contatto con cibi acidi, salati o piccanti. L’effetto dura finché il rivestimento resta in sede, poi va riapplicato: non è un trattamento che modifica il decorso della lesione, solo un cuscinetto temporaneo.
Gli anestetici locali in gel, spray o collutorio funzionano in modo simile: danno un sollievo di breve durata, utile prima di mangiare o parlare a lungo, ma non toccano la causa dell’ulcera. Vanno usati rispettando le indicazioni di dosaggio ed età riportate in confezione; per bambini, in gravidanza o se le afte sono numerose, chiedere consiglio al farmacista è la scelta più prudente.
Un accorgimento a rischio basso, da provare soprattutto se le afte tornano spesso, è passare a un dentifricio senza sodio lauril solfato. Gli studi disponibili sono pochi e piccoli, quindi non è una soluzione garantita, ma è un cambiamento semplice che non comporta rischi.
Quando l’afta è particolarmente dolorosa o frequente, i corticosteroidi topici restano l’opzione farmacologica più consolidata nella pratica clinica per ridurre dolore e tempo di guarigione. Qui però la cautela è d’obbligo: una recente revisione ha trovato benefici abbastanza coerenti, ma un confronto diretto tra 43 studi sui trattamenti topici non ha dimostrato una superiorità chiara rispetto al placebo per il dolore, complice la grande variabilità tra potenze, formulazioni e qualità degli studi stessi. Restano comunque farmaci, da scegliere con dentista, medico o farmacista, e solo dopo aver verificato che si tratti davvero di un’afta e non di un’altra lesione.
I farmaci sistemici, come corticosteroidi per bocca o immunosoppressori, non hanno posto nella gestione delle comuni afte occasionali. Sono riservati a forme gravi o resistenti ai trattamenti abituali, gestite da uno specialista: comportano rischi che non si conciliano con l’automedicazione, e anche la revisione più solida disponibile non ha trovato prove sufficienti per raccomandare con sicurezza un singolo farmaco di questo tipo.
Quando un’afta non è più solo un’afta
C’è un punto in cui il fastidio quotidiano diventa un segnale da non ignorare. Un’ulcera che non guarisce entro due o tre settimane, che sanguina, peggiora o ha un aspetto diverso dalle solite afte va mostrata a un dentista o a un medico. Non significa che sia qualcosa di grave, ma serve a escludere traumi continui, infezioni o lesioni che richiedono un altro tipo di attenzione.
Va valutata anche una situazione diversa: afte molto frequenti, numerose o particolarmente estese, soprattutto se compaiono insieme ad altri segnali come ulcere genitali o cutanee, disturbi intestinali, febbre, problemi agli occhi o alle articolazioni. In questi casi le afte possono essere la spia di possibili condizioni sottostanti, dalla celiachia alle malattie infiammatorie intestinali fino a carenze di ferro o vitamina B12. Sono accertamenti che ha senso richiedere quando la storia clinica lo suggerisce, non davanti a un episodio isolato.
Ecco perché, in fondo, la domanda giusta non è “come far sparire subito l’afta” ma “come gestire il fastidio mentre il corpo fa il suo lavoro, e quando invece serve controllare che non ci sia altro dietro”. La maggior parte delle volte la risposta sta nella pazienza e in un piccolo aiuto per il dolore. Solo occasionalmente serve guardare oltre.
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