Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Quando si parla di intestino pigro, il consiglio che circola più spesso è sempre lo stesso: bevi di più. Per la regolarità, però, sembra contare soprattutto che cosa c’è dentro il bicchiere. Alcune acque minerali ricche di magnesio e solfati sono state studiate negli adulti con stitichezza cronica. In una parte di queste persone sembrano dare una mano.
Il beneficio va misurato con precisione. Rispetto a chi beve un’acqua poco mineralizzata, più persone riferiscono un miglioramento, ma gli studi non hanno dimostrato che si vada in bagno più spesso. Sono due risultati diversi, e da questa differenza dipende quanto puoi aspettarti da un cambio di bottiglia.
Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Perché la composizione conta più dei bicchieri in più
L’idea che basti bere di più è intuitiva. Le prove che aumentare soltanto il consumo di acqua migliori la stitichezza cronica restano insufficienti. Lo studio principale su questo punto abbinava all’acqua una dieta con 25 grammi di fibre al giorno, quindi non permette di attribuire il risultato all’acqua da sola.
Le acque testate negli studi erano molto particolari. Contenevano quantità elevate di magnesio e solfati: fra 105 e 1.000 milligrammi di magnesio per litro e fra 1.530 e 2.000 milligrammi di solfati. Questi intervalli descrivono le acque usate nelle ricerche e non sono dosi terapeutiche.
Non esiste nessuna soglia di mineralizzazione che garantisca un effetto. Il risultato riguarda composizioni specifiche e non si estende a qualsiasi acqua in bottiglia.
Esiste una spiegazione biologica plausibile, di tipo osmotico: questi minerali tendono a richiamare acqua all’interno dell’intestino. È un razionale teorico. Gli studi non hanno misurato se il transito intestinale acceleri davvero.
Che cosa hanno osservato gli studi
Per leggere i risultati serve ricordare che la stitichezza non coincide con il fatto di andare di rado in bagno. Comprende anche feci dure, fatica o dolore nell’espellerle e sensazione di svuotamento incompleto. “Intestino pigro” è un modo di dire e non indica una diagnosi di transito rallentato.
Gli studi hanno cercato di cogliere questa varietà. Tre studi randomizzati, con 539 partecipanti in tutto, hanno osservato una risposta favorevole nel 46% di chi beveva acqua molto mineralizzata. Fra chi beveva acqua povera di minerali la quota era del 32%. In pratica, su cento persone circa quattordici in più hanno riferito di stare meglio.
La “risposta” era però definita in modi diversi da uno studio all’altro. In alcuni contava la frequenza delle evacuazioni, in altri la consistenza delle feci, in altri ancora entrambe. Per questo il dato indica quante persone hanno avuto un miglioramento, ma non dice quanto siano diventate più frequenti le evacuazioni.
Sul numero di evacuazioni il quadro è meno netto. In quattro studi con 638 persone, la differenza media è stata di circa 0,4 evacuazioni in più a settimana, senza raggiungere la significatività statistica. Il dato è compatibile sia con un piccolo beneficio sia con un effetto nullo. I risultati sulla consistenza delle feci erano troppo discordanti per essere combinati.
Su queste acque esiste una raccomandazione favorevole di linea guida. La certezza delle prove è bassa, e una raccomandazione forte non equivale a un’evidenza forte.
Uno studio randomizzato più recente, successivo a quella linea guida, non ha raggiunto il suo obiettivo principale. La frequenza delle evacuazioni alla terza settimana non è migliorata in modo significativo. I dati favorevoli osservati alla seconda settimana provengono da analisi aggiuntive. Lo studio era inoltre finanziato in parte dal produttore dell’acqua.
Prima di cambiare acqua
L’etichetta “ricca di magnesio” non basta per scegliere. Alcune acque molto mineralizzate apportano quantità rilevanti di sodio, e il contenuto varia da prodotto a prodotto. Se devi limitare il sale o hai altre malattie che impongono restrizioni alimentari, controlla la composizione prima di farne un’abitudine.
Negli studi i partecipanti bevevano fra mezzo litro e un litro e mezzo al giorno di queste acque, per periodi da due a sei settimane. Sono le condizioni degli esperimenti e non una prescrizione valida per tutti. Non indicano nemmeno di aggiungere quei volumi a quanto bevi già.
Quando il problema non riguarda l’acqua
Una stitichezza che persiste merita una valutazione medica, qualunque sia l’acqua che bevi. Lo stesso vale se i disturbi non migliorano con i tentativi fatti da solo. Alcuni segnali richiedono invece un consulto tempestivo:
- sangue nelle feci;
- dolore addominale continuo;
- vomito;
- impossibilità di emettere gas;
- febbre o perdita di peso involontaria.
Davanti a questi segnali, cambiare acqua non è una soluzione.
Al di fuori di questi casi, un’acqua ricca di magnesio e solfati è un tentativo che alcune persone possono considerare. Ci si può aspettare un vantaggio, se c’è, modesto e ancora incerto. Per capire se funziona nel tuo caso, conviene osservare la frequenza delle evacuazioni ma anche la consistenza delle feci e la fatica nell’espellerle, cioè gli stessi aspetti che gli studi hanno usato per definire un miglioramento.
Fonti
- Alimentary Pharmacology & Therapeutics | Pharmacology Journal | Wiley Online Library
- British Dietetic Association Guidelines for the Dietary Management of Chronic Constipation in Adults – Dimidi – 2025 – Journal of Human Nutrition and Dietetics – Wiley Online Library
- Symptoms & Causes of Constipation – NIDDK
- Frontiers | Daily consumption of sulfate- and magnesium-rich mineral water enhances bowel function in adults with chronic constipation: a randomized double-blind real-world trial
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.