USA: rumore del traffico, il sonno non annulla i rischi per il cuore

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La notizia in breve

Negli Stati Uniti, uno studio condotto da cardiologi del Massachusetts General Hospital, che sarà presentato al congresso dell’American Heart Association a Chicago, evidenzia che l’esposizione cronica a forti rumori da traffico (auto e autobus, aerei e treni) potrebbe aumentare la probabilità di insorgenza di malattie cardiovascolari. Questo elemento porterebbe a un rischio maggiore di gravi eventi cardiaci e di sviluppare fattori come colesterolo alto o ipertensione, che nemmeno abitudini di sonno regolari e sane sembrerebbero in grado di contrastare.

L’indagine ha analizzato i dati del periodo 2010-2020 riguardanti 108.051 adulti, con un’età media di 57 anni, iscritti alla Massachusetts General Brigham Biobank. L’esposizione al rumore dei trasporti è stata stimata misurando i livelli medi nell’arco delle 24 ore in prossimità dell’abitazione. Dai rilievi, circa un terzo dei partecipanti (33%) è risultato esposto a livelli superiori ai 50 decibel e il 54,5% a valori superiori ai 45 decibel, misura paragonabile al rumore di una pioggia moderata.

I risultati mostrano che l’esposizione a livelli superiori ai 50 decibel si associa a un incremento compreso tra l’8% e il 10% nello sviluppo di diabete, ipertensione e colesterolo alto, ed è stata collegata a una maggiore probabilità di incorrere in un grave evento cardiaco avverso.

Come riportato dall’autore principale dello studio, Joseph Nguyen, la correlazione con gli eventi cardiovascolari e con i fattori di rischio sviluppati è risultata analoga indipendentemente dal riposo. Nguyen ha dichiarato che “ciò suggerisce che un sonno regolare non offra protezione contro gli effetti negativi che l’esposizione al rumore può avere sul cuore”, aggiungendo che “è stato sorprendente scoprire che la qualità del sonno non sembra giocare alcun ruolo”.

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Il rumore come fattore di rischio ambientale

Il rumore da traffico è considerato da tempo un inquinante ambientale con effetti che vanno oltre il fastidio o il danno all’udito. Il consenso clinico riconosce un’associazione tra esposizione cronica e malattie cardiovascolari, anche se molti aspetti restano da chiarire. Il dato che i risultati riguardino anche il diabete, oltre a ipertensione e colesterolo alto, suggerisce un’influenza sul metabolismo nel suo complesso e non solo sul cuore.

I meccanismi ipotizzati

Il suono viene elaborato dal cervello anche quando non lo si percepisce coscientemente. Un rumore persistente attiva la risposta allo stress: il sistema nervoso simpatico accelera il battito e restringe i vasi, mentre l’organismo rilascia ormoni come il cortisolo. Se questa attivazione si ripete per anni, può contribuire a un aumento stabile della pressione arteriosa e ad alterazioni nella gestione di zuccheri e grassi.

Un altro meccanismo studiato è la disfunzione endoteliale, cioè la perdita di efficienza dello strato di cellule che riveste i vasi sanguigni. A questa si aggiungono stress ossidativo e infiammazione di basso grado, processi che favoriscono l’aterosclerosi. Sono ipotesi coerenti con le osservazioni disponibili, ma il modo in cui questi meccanismi interagiscono nell’uomo non è del tutto definito.

Il ruolo del sonno

Per lungo tempo si è pensato che il disturbo del sonno fosse il principale tramite tra rumore e salute cardiovascolare. Il rumore notturno può infatti provocare micro-risvegli e cambi di fase del sonno che spesso non si ricordano al mattino. Un risultato in cui la regolarità del sonno non modifica l’associazione sposta l’attenzione su altre vie, come lo stress fisiologico durante le ore di veglia. Resta aperta la questione di quali aspetti del sonno vengano misurati e di quanto le misure disponibili ne colgano la qualità reale.

Cosa si può dire con certezza e cosa no

Gli studi di questo tipo sono osservazionali: mostrano un’associazione, non dimostrano da soli un rapporto di causa-effetto. Chi vive vicino a strade trafficate, ferrovie o aeroporti è spesso esposto anche a inquinamento atmosferico e può avere condizioni socioeconomiche diverse. Separare l’effetto del solo rumore da questi fattori è difficile. Inoltre l’esposizione stimata presso l’abitazione non coincide sempre con quella vissuta nella giornata. Anche i risultati presentati ai congressi sono in genere preliminari, in attesa di una revisione completa.

Un aumento del rischio compreso tra l’8% e il 10% è modesto per il singolo individuo. Assume però rilievo a livello di popolazione, perché l’esposizione riguarda una quota ampia di persone.

Il quadro complessivo

Il rumore si aggiunge ai fattori di rischio cardiovascolare noti, senza sostituirli. Alimentazione, attività fisica, fumo, peso corporeo e controllo di pressione, glicemia e colesterolo restano i determinanti con le basi più solide. Sul fronte del rumore, gli interventi considerati più efficaci riguardano soprattutto la pianificazione urbana, le infrastrutture e l’isolamento degli edifici, cioè la dimensione collettiva più che quella individuale.

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