Mai fumato? Ecco perché il tumore al polmone può essere nel DNA

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Quando pensiamo al tumore al polmone, la nostra mente corre subito al fumo di sigaretta. Sappiamo che le abitudini di vita pesano molto sulla nostra salute, ma capita di sentire storie di persone che non hanno mai fumato e che si trovano comunque ad affrontare questa malattia. Questa situazione genera spesso un senso di ingiustizia e confusione. Una nuova ricerca ha cercato di fare luce su una delle cause meno visibili e più profonde: una predisposizione genetica ereditaria che può aumentare in modo significativo il rischio, indipendentemente dal fatto di aver mai acceso una sigaretta in vita propria.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Una variante genetica molto specifica

La ricerca si è concentrata su una rara alterazione del DNA chiamata variante germinale T790M, che interessa un gene coinvolto nella crescita delle cellule. A differenza delle mutazioni che compaiono durante la vita a causa dell’invecchiamento o dell’esposizione a sostanze tossiche, questa variante è scritta nel codice genetico fin dalla nascita e può essere trasmessa dai genitori ai figli. Lo studio ha analizzato una base dati enorme, che comprende oltre tre milioni di individui, per capire quanto questa specifica traccia genetica possa influenzare lo sviluppo di malattie oncologiche.

I risultati indicano che possedere questa variante aumenta drasticamente la probabilità di sviluppare un particolare tipo di tumore polmonare, l’adenocarcinoma. La particolarità di questa scoperta è che il rischio genetico individuato non sembra influenzare la comparsa di altri tipi di tumore, ma si concentra quasi esclusivamente sui polmoni. Questo suggerisce che alcune persone possano avere una vulnerabilità biologica mirata, che agisce in modo indipendente dai fattori di rischio ambientali più comuni.

L’impatto su chi non ha mai fumato

Il dato più sorprendente emerso dall’analisi riguarda proprio chi non ha mai fumato. Se per la popolazione generale il fumo resta la causa principale di neoplasia polmonare, per i portatori di questa mutazione il rischio genetico supera quello indotto dalle sigarette. Le persone con la variante T790M che non hanno mai fumato mostrano una probabilità di ammalarsi molto più alta rispetto alla media. Questo cambia la nostra prospettiva sulla malattia: il fumo può certamente peggiorare la situazione, ma per questi individui la causa scatenante è scritta nel DNA.

I ricercatori hanno osservato che questa variante non interagisce con altri rischi genetici comuni, comportandosi come un fattore di rischio isolato e potente. Sapere che esiste un legame così diretto tra un singolo gene e la malattia aiuta a spiegare perché il tumore al polmone colpisca talvolta famiglie intere, anche laddove non vi sia un’esposizione evidente al fumo passivo o ad altri inquinanti ambientali.

Le radici storiche di un rischio localizzato

Un aspetto affascinante dello studio riguarda la distribuzione geografica di questa mutazione. Gli scienziati hanno notato una concentrazione insolita di casi in una specifica area degli Stati Uniti, in particolare nella regione degli Appalachi meridionali. Ricostruendo la storia genetica di queste popolazioni, è stato possibile risalire a un cosiddetto effetto del fondatore: la mutazione sarebbe stata portata in quel territorio da un piccolo gruppo di coloni provenienti dalle isole britanniche circa due secoli fa.

Da quei pochi pionieri la variante si è diffusa nelle generazioni successive, rimanendo localizzata per motivi storici e geografici. Oggi questa traccia del passato si manifesta in persone di origine britannica, irlandese e, in alcuni casi, afroamericana che risiedono in quelle zone. Questa scoperta non ha solo un valore storico, ma permette di identificare le comunità che potrebbero beneficiare maggiormente di programmi di sorveglianza genetica mirata.

Cosa cambia nella vita quotidiana

Nonostante i risultati siano scientificamente rilevanti, è fondamentale mantenere la giusta prospettiva: questa mutazione è estremamente rara nella popolazione generale. Non dobbiamo quindi cedere all’allarme, perché la stragramente maggioranza dei tumori polmonari continua a essere legata a fattori modificabili, in primis il tabagismo. Ma per le famiglie in cui il tumore al polmone si presenta con frequenza insolita, specialmente tra i non fumatori, queste informazioni aprono nuove strade per la diagnosi precoce.

La conoscenza di questa variante potrebbe permettere ai medici di identificare i soggetti ad alto rischio prima che la malattia si manifesti. In futuro potremmo vedere protocolli di screening personalizzati, dove non è solo l’età o la storia di fumatore a decidere quando fare un controllo, ma anche il profilo genetico. Per il momento il consiglio resta quello di prestare attenzione alla propria storia familiare e di parlarne con il proprio medico se si notano ricorrenze particolari, ricordando che la ricerca sta aggiungendo tasselli sempre più precisi per proteggere anche chi sembrava non avere fattori di rischio evidenti.

Fonte scientifica

Paper originale: Germline T790M mutation and lung cancer risk.
Rivista: Science (New York, N.Y.)
DOI: 10.1126/science.aec0473

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