Quando pensi al futuro, probabilmente non ti chiedi solo quanti anni vivrai, ma come li vivrai: ricordando i nomi dei nipoti, gestendo da solo i conti di casa, decidendo come passare le giornate. È una domanda che molti si fanno intorno ai cinquant’anni, magari dopo aver visto un genitore perdere poco a poco la memoria. Un nuovo studio prova a darle una risposta più concreta. Collega infatti tre elementi che conosci bene, cioè pressione, glicemia e fumo, al numero di anni vissuti senza demenza.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa hanno osservato i ricercatori
Si tratta di uno studio di coorte prospettico: un ampio gruppo di persone viene seguito nel tempo per vedere chi sviluppa una malattia e quando. Vi hanno preso parte oltre 12.000 adulti di quattro comunità degli Stati Uniti, con un’età media di circa 56 anni all’inizio. In quel momento i ricercatori hanno verificato la presenza di ipertensione, diabete e abitudine al fumo. Hanno poi seguito i partecipanti per circa 26 anni, individuando i casi di demenza con test cognitivi, colloqui con i familiari e la valutazione di specialisti.
L’obiettivo era stimare quanti anni, tra i 55 e i 95, una persona trascorre in vita e libera da demenza.
Una differenza misurata in anni
Chi a metà della vita non aveva nessuno dei tre fattori ha vissuto in media circa 30 anni senza demenza in quella finestra. Chi li aveva tutti e tre si fermava a circa 17 anni e mezzo, con una differenza di quasi 13 anni.
Il divario ha due componenti. Con tutti e tre i fattori il rischio di demenza era quasi triplo, ma quello di morire prima, senza aver sviluppato demenza, era più di cinque volte superiore. Da qui nasce un dato che sembra paradossale: in questo gruppo la demenza compariva prima, ma a 95 anni i casi complessivi erano meno numerosi, perché molti partecipanti erano già morti per altre cause.
Le donne hanno vissuto in media più anni libere da demenza rispetto agli uomini, e i partecipanti bianchi più di quelli neri. I dati disponibili non chiariscono le ragioni di queste differenze.
Perché ti riguarda
Sentirsi dire che un rischio è “raddoppiato” spesso dice poco. Ragionare in anni vissuti con la mente lucida è più concreto. Aiuta anche a capire che pressione, glicemia e fumo non riguardano solo il cuore: anche il cervello ha bisogno di vasi sanguigni in buona salute.
Sono fattori su cui si può intervenire. Non fumare, controllare periodicamente pressione e glicemia, curare alimentazione, movimento e sonno sono scelte già raccomandate per la salute cardiovascolare. Questo studio offre un motivo in più per prenderle sul serio, senza però promettere che basteranno a evitare la demenza. Non è sempre facile, perché lavoro, stanchezza e costi pesano. Chiedere al medico una strategia sostenibile fa parte del percorso.
Che cosa lo studio non può dire
Lo studio è osservazionale e mostra quindi un’associazione, non un rapporto di causa-effetto. Chi non fuma e ha valori nella norma può essere diverso anche per altri aspetti, come reddito, istruzione o accesso alle cure. I tre fattori sono stati misurati una sola volta, all’inizio. Non sappiamo quindi cosa sia cambiato nei decenni successivi, né se chi ha smesso di fumare o ha curato la pressione abbia recuperato anni. I partecipanti vivevano negli Stati Uniti e i risultati potrebbero non valere allo stesso modo altrove.
Il messaggio ragionevole è questo: prendersi cura della salute cardiovascolare a metà della vita sembra andare di pari passo con più anni lucidi e autonomi. Non è una garanzia, ma è un buon motivo per parlarne con il tuo medico.
Fonte scientifica
Paper originale: Midlife Vascular Risk Burden and Dementia-Free Survival Years
Rivista: Neurology Open Access
DOI: 10.1212/wn9.0000000000000152
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