I grassi trans del formaggio fanno male? La verità che non ti aspetti

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Se ti è capitato di leggere la parola “grassi trans” su un’etichetta, è probabile che tu l’abbia associata a qualcosa da evitare. È un’associazione fondata: per decenni questi grassi, ottenuti industrialmente indurendo gli oli vegetali, sono stati collegati a un aumento del rischio di malattie del cuore. Molte persone non sanno però che piccole quantità di grassi trans si trovano anche in alimenti di tutti i giorni come latte, yogurt, formaggio e burro. E qui nasce una domanda legittima: se porti in tavola un pezzo di parmigiano, stai facendo qualcosa di simile a mangiare una merendina industriale di vecchia generazione?

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Due famiglie di grassi con un nome in comune

I grassi trans dei latticini non nascono in fabbrica. Si formano in modo naturale nello stomaco dei ruminanti, come le mucche, grazie all’attività dei batteri che digeriscono l’erba e il foraggio. Chimicamente sono parenti di quelli industriali, ma non identici.

La questione è diventata più concreta da quando molti Paesi hanno ridotto o vietato i grassi trans industriali. Di conseguenza i latticini stanno diventando una delle principali fonti di grassi trans nella dieta. Capire se questi composti naturali siano innocui o meno non è quindi una curiosità accademica.

Che cosa hanno fatto i ricercatori

Un nuovo lavoro ha raccolto e analizzato insieme i risultati di 22 studi già pubblicati, divisi in due gruppi.

Il primo comprendeva 10 studi sperimentali controllati, in cui alcuni volontari consumavano latticini normali e altri latticini arricchiti di grassi trans naturali, ottenuti modificando l’alimentazione delle mucche. Qui si misuravano i grassi nel sangue: colesterolo totale, colesterolo “cattivo” (LDL), colesterolo “buono” (HDL), trigliceridi e alcune proteine che trasportano i grassi.

Il secondo gruppo comprendeva 12 studi osservazionali, che hanno seguito nel tempo ampie popolazioni. In questi casi i ricercatori hanno verificato se chi aveva nel sangue livelli più alti di due grassi trans tipici dei latticini si ammalasse più spesso di malattie cardiovascolari o di diabete di tipo 2.

Cosa è emerso

Negli studi sperimentali i latticini arricchiti non hanno modificato in modo significativo gli indicatori misurati, con un’eccezione: una lieve riduzione del colesterolo HDL, di entità molto piccola. Negli studi osservazionali, livelli più alti di questi grassi nel sangue non sono risultati associati a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari, di morte per queste cause o di diabete.

Nel complesso, quantità comprese all’incirca tra 1 e 13 grammi al giorno provenienti da diversi latticini non sono apparse legate a effetti negativi sulla salute del cuore e del metabolismo.

Cosa puoi portare a casa, e cosa no

Il messaggio più solido è che “grassi trans” non è una categoria uniforme. La cattiva fama di quelli industriali non sembra trasferibile automaticamente a quelli presenti nel latte e nei suoi derivati.

È importante anche capire che cosa questo lavoro non dimostra. Gli studi sperimentali hanno misurato valori nel sangue, non infarti o ictus, e sono durati relativamente poco. Gli studi osservazionali mostrano un’assenza di associazione, che è rassicurante ma non equivale a una prova di causa ed effetto. E la piccola riduzione dell’HDL, pur modesta, merita di essere ricordata.

C’è poi un punto spesso trascurato: un formaggio non è fatto solo di grassi trans. Contiene anche grassi saturi, sale e calorie, che contano per la salute e che questa ricerca non ha valutato. Non è quindi un invito a mangiare più burro o formaggi stagionati, né la prova che facciano bene.

Se ami i latticini e li consumi con misura all’interno di un’alimentazione varia, questo studio ti offre un motivo in meno di preoccupazione. Se hai il colesterolo alto o altre condizioni specifiche, le scelte migliori restano quelle concordate con il tuo medico.

Fonte scientifica

Paper originale: Trans fatty acids from dairy foods do not affect risk of cardiometabolic diseases: Systematic review and meta-analysis of evidence from randomized controlled trials and systematic review of prospective cohort studies.
Rivista: Nutrition research (New York, N.Y.)
DOI: 10.1016/j.nutres.2026.03.009

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