Fumo, alcol e gioco: medici di famiglia e SerD per riconoscerli prima

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La notizia in breve

Al XV Congresso nazionale di FederSerd a Napoli è stata presentata un’alleanza tra i medici di medicina generale e i Servizi per le Dipendenze per contrastare fumo, alcol e dipendenze comportamentali. L’intesa mira a definire percorsi condivisi di prevenzione, presa in carico e monitoraggio nel tempo, superando l’attuale frammentazione degli interventi.

Alessandro Rossi, presidente della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale (Simg), ha spiegato che l’obiettivo è collegare il medico di famiglia, primo punto di contatto con il paziente, ai servizi territoriali attraverso un’azione congiunta capace di individuare il problema e attivare la risposta adatta. Tra le difficoltà segnalate vi sono l’elevato carico di lavoro della medicina generale, dovuto all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle patologie croniche, l’impoverimento dei servizi territoriali e la disomogenea attivazione delle Case della comunità.

Di fronte al rischio che l’individuazione dei comportamenti a rischio passi in secondo piano, le due società scientifiche puntano su programmi formativi congiunti. Roberta Balestra, presidente di FederSerd, ha ribadito la necessità di rafforzare il legame con la medicina generale affinché il medico di famiglia possa contribuire a intercettare precocemente le situazioni a rischio in raccordo con le competenze specialistiche.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché il medico di famiglia conta nelle dipendenze

Tabagismo, consumo rischioso di alcol e dipendenze comportamentali, come il gioco d’azzardo, hanno un tratto comune: spesso restano a lungo invisibili. Chi ne soffre raramente chiede aiuto per primo e tende ad arrivare ai servizi specialistici quando il problema è già strutturato. Il medico di medicina generale vede invece la persona per motivi diversi, a volte per anni, e può cogliere segnali indiretti come insonnia, ansia, ipertensione, alterazioni degli esami epatici o difficoltà familiari.

Per questo la letteratura clinica attribuisce alle cure primarie un ruolo nell’individuazione precoce. Esistono strumenti di screening brevi, basati su poche domande standardizzate, e il cosiddetto intervento breve, un colloquio motivazionale di pochi minuti. Il consenso è più solido per fumo e consumo rischioso di alcol, meno consolidato per le dipendenze comportamentali.

Le dipendenze come condizioni croniche

La medicina considera la dipendenza una condizione che coinvolge i circuiti cerebrali della ricompensa, della motivazione e dell’autocontrollo. Il decorso è spesso fluttuante, con fasi di miglioramento e ricadute, in modo simile ad altre malattie croniche. Ne deriva che un singolo contatto difficilmente basta: serve una continuità nel tempo, che è proprio ciò che i percorsi condivisi tra territorio e servizi specialistici cercano di garantire.

I Servizi per le Dipendenze offrono competenze che la medicina generale non può coprire da sola: valutazione multidisciplinare, trattamenti farmacologici specifici, supporto psicologico e sociale, gestione delle comorbilità psichiatriche. Il passaggio tra i due livelli è un punto delicato, perché ogni invio non accompagnato rischia di tradursi in un abbandono del percorso.

Il peso dei fattori modificabili

Fumo e alcol sono tra i principali determinanti di malattia cardiovascolare, respiratoria, epatica e oncologica. Ridurne il consumo produce benefici documentati a qualsiasi età, anche dopo molti anni di esposizione. Le dipendenze comportamentali hanno invece ricadute soprattutto sulla salute mentale, sulle relazioni e sulla situazione economica, con effetti che si estendono al nucleo familiare.

Cosa resta aperto

Che l’integrazione tra cure primarie e servizi specialistici sia utile in linea di principio è ampiamente condiviso. Più incerto è come renderla efficace nella pratica quotidiana. Lo screening sistematico richiede tempo, formazione e strumenti organizzativi, e la sua resa dipende dalla possibilità reale di offrire una risposta dopo l’individuazione del problema.

Anche le prove sull’efficacia dei modelli integrati variano molto a seconda del contesto in cui vengono applicati. La formazione congiunta è considerata una condizione necessaria, ma da sola non è sufficiente se mancano risorse e continuità nei servizi territoriali.

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