La notizia in breve
Niccolò Biancalani è il nuovo segretario nazionale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, eletto all’85/mo congresso a Villasimius (Cagliari). Qu quarantaquattrenne nato a Prato e già segretario regionale della Fimmg Toscana, Biancalani succede a Silvestro Scotti, rimasto alla guida del sindacato dal 2016 per dieci anni.
All’ANSA Biancalani ha spiegato: “Dobbiamo innovare la medicina generale”, indicando la necessità di procedere “attraverso più tutele, migliori condizioni di lavoro, maggiori risorse e una rete territoriale nella quale il medico di famiglia mantenga un ruolo centrale. Ritrovare l’orgoglio di fare questa professione e renderla finalmente più attrattiva per i giovani”.
Insieme al segretario è stato eletto un esecutivo nazionale di otto componenti, con un’età media di circa 48 anni, di cui fanno parte Pier Luigi Bartoletti, Carlo Curatola, Antonio Pio D’Ingianna, Alessandro Dabbene, Noemi Lopes, Enrico Peterle, Alessandro Rubino e Giuseppe Zagami, oltre a Silvestro Scotti nella veste di presidente. Sei dei nove componenti del gruppo dirigente hanno meno di 50 anni.
Tra le priorità indicate figura il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale 2025-2027, la cui trattativa prenderà avvio dopo l’emanazione dell’Atto di indirizzo. Su questo punto Biancalani ha aggiunto: “Sarà un accordo fondamentale per dare piena attuazione alle innovazioni introdotte dai precedenti ACN e dall’accordo stralcio di giugno”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il ruolo del medico di famiglia nel sistema sanitario
La medicina generale è il primo livello di contatto tra cittadino e Servizio sanitario nazionale. Il medico di famiglia segue nel tempo la stessa persona, ne conosce la storia clinica e coordina l’accesso a specialisti, esami e ricoveri. Questa continuità ha un valore soprattutto nella gestione delle malattie croniche, che in una popolazione che invecchia rappresentano una quota crescente del lavoro sanitario.
In Italia i medici di medicina generale non sono, nella maggior parte dei casi, dipendenti del sistema pubblico. Sono liberi professionisti convenzionati: il loro rapporto con il Servizio sanitario è regolato dall’Accordo Collettivo Nazionale, negoziato tra sindacati e parte pubblica, che definisce compiti, orari, compensi e forme di organizzazione. Su questa base si innestano poi accordi regionali e aziendali.
Rete territoriale e attrattività della professione
Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato sulla medicina territoriale, cioè sull’insieme di servizi che dovrebbero gestire i bisogni di salute fuori dall’ospedale. Il modello in via di attuazione prevede forme di lavoro aggregato, in cui più medici e altre figure sanitarie operano in strutture condivise. Resta aperta la discussione su come conciliare questa organizzazione con il rapporto fiduciario individuale tra medico e paziente, che molti considerano il tratto distintivo della professione.
Un tema ricorrente è la difficoltà di ricambio generazionale. Diverse aree del Paese segnalano carenze di medici di famiglia, legate ai pensionamenti e a una minore attrattività della professione per i giovani laureati. Tra i fattori discussi figurano il carico burocratico, la gestione di un numero elevato di assistiti e le modalità di formazione. Quest’ultima si svolge attraverso un corso specifico, distinto dalle scuole di specializzazione universitarie, e la sua possibile riforma è oggetto di confronto.
Non esiste un consenso unico su quale modello organizzativo garantisca il miglior equilibrio tra accessibilità, qualità delle cure e sostenibilità per i professionisti. Le scelte contrattuali dei prossimi anni incideranno concretamente su come i cittadini accederanno all’assistenza di base.
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