Fiducia nei medici al 61% in Italia: perché è parte della cura

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La notizia in breve

In Italia, il 64% dei cittadini considera affidabili gli scienziati e il 61% i medici. A livello internazionale, su 31 Paesi, i medici occupano il primo posto con il 58%, seguiti dagli scienziati con il 57%. I dati emergono dai risultati del Global Trustworthiness Index 2026 di Ipsos, diffusi ieri e rilanciati dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha affermato: “Questi numeri ci dicono qualcosa di molto importante: i cittadini riconoscono nel medico una figura alla quale affidare ciò che hanno di più prezioso, la propria salute e, spesso, la propria vita”. Per Anelli tale fiducia “si fonda sulla competenza, ma anche sull’indipendenza di giudizio, sull’autonomia professionale e sulla certezza che ogni nostra decisione sia orientata esclusivamente alla tutela della persona”.

Secondo Anelli, autonomia e indipendenza della professione devono essere rispettate e difese da qualsiasi pressione o interferenza esterna. Il presidente chiede a tutti di “rispettare i medici, la loro autonomia professionale e i principi deontologici ai quali devono attenersi. La tutela della salute della persona è la finalità di ogni atto medico e non può essere subordinata ad altri interessi, siano essi economici, organizzativi, amministrativi o di altra natura. Il medico deve poter decidere secondo scienza e coscienza, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie scelte”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

La fiducia come elemento della cura

Il dato italiano, con il 64% di fiducia negli scienziati e il 61% nei medici, descrive un capitale sociale rilevante. Nel confronto internazionale su 31 Paesi, i medici risultano la categoria ritenuta più affidabile, con il 58%, seguiti dagli scienziati con il 57%.

In medicina la fiducia non è soltanto una valutazione reputazionale. È una componente della relazione di cura, perché permette di condividere informazioni sensibili, comprendere le alternative disponibili e affrontare decisioni nelle quali benefici, rischi e incertezze devono essere discussi con chiarezza.

Autonomia e responsabilità

L’autonomia professionale tutela la possibilità di formulare valutazioni cliniche fondate sulle conoscenze disponibili e sulle condizioni della singola persona. Non equivale però a libertà senza vincoli: si accompagna alla responsabilità delle decisioni, al rispetto dei principi deontologici e alla necessità di motivare le scelte.

Anche l’espressione “scienza e coscienza” richiede entrambe le componenti. La coscienza professionale non sostituisce le prove scientifiche, mentre la scienza non elimina la necessità di interpretare il caso concreto, considerare le preferenze della persona e riconoscere ciò che non è noto con certezza.

Una fiducia da mantenere

L’indipendenza clinica può essere condizionata da pressioni economiche, amministrative e organizzative. Allo stesso tempo, ogni sistema sanitario deve gestire risorse limitate e definire regole comuni: il punto di equilibrio consiste nel farlo in modo trasparente, senza trasformare esigenze gestionali in interferenze improprie sul giudizio medico.

La fiducia, infine, non è definitiva né incondizionata. Si consolida attraverso competenza verificabile, comunicazione comprensibile, dichiarazione dei conflitti di interesse, capacità di riconoscere gli errori e disponibilità a spiegare i margini di incertezza. In questo senso, autonomia e trasparenza non sono principi contrapposti, ma condizioni complementari di una medicina responsabile.

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