La notizia in breve
In occasione della Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita, la presidente della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (Fnopo), Silvia Vaccari, ha dichiarato che la sicurezza delle cure rappresenta prima di tutto prevenzione, appropriatezza, riconoscimento precoce dei fattori di rischio e continuità assistenziale, elementi di particolare valore nell’assistenza alla donna, alla maternità e al neonato.
La ricorrenza richiama quest’anno la necessità di rendere sicuri i percorsi per le persone affette da malattie non trasmissibili, patologie che richiedono assistenza continuativa, trattamenti prolungati, attenzione agli stili di vita e la partecipazione attiva di chi riceve le cure e del caregiver.
Vaccari ha inoltre affermato che la persona deve essere parte attiva del percorso di cura attraverso informazione, ascolto e comunicazione. Nel percorso nascita, secondo la presidente della Fnopo, la relazione di cura integra la sicurezza consentendo alla donna di comprendere ciò che accade e di individuare i segnali di allerta, all’interno di una rete in cui le ostetriche collaborano con ginecologi, pediatri, infermieri e altri professionisti sanitari quando occorre un diverso livello assistenziale.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
La sicurezza come processo continuo
La sicurezza delle cure non coincide soltanto con l’assenza di errori. È il risultato di un percorso organizzato che comprende prevenzione, valutazione dei fattori di rischio, appropriatezza degli interventi, comunicazione tra professionisti e continuità dell’assistenza.
Nel percorso nascita questi elementi assumono particolare rilievo perché le condizioni della donna e del neonato possono cambiare e richiedere competenze diverse. L’integrazione tra ostetriche, ginecologi, pediatri, infermieri e altri professionisti permette di adeguare il livello assistenziale alle necessità cliniche, evitando frammentazioni e ritardi.
Informazione e partecipazione
La partecipazione della persona assistita è una componente concreta della sicurezza, non un semplice principio relazionale. Informazioni comprensibili, ascolto e possibilità di esprimere dubbi aiutano a condividere le decisioni e a riconoscere più facilmente cambiamenti o segnali di allerta, senza trasferire sulla paziente la responsabilità clinica delle cure.
Una comunicazione efficace deve considerare anche condizioni emotive, linguistiche, culturali e sociali che possono ostacolare la comprensione. Nel percorso nascita, una relazione continuativa può inoltre favorire la fiducia e rendere più chiari i passaggi tra gravidanza, parto e periodo successivo.
La continuità nelle malattie non trasmissibili
Le malattie non trasmissibili richiedono spesso un’assistenza prolungata, nella quale la sicurezza dipende dalla coerenza tra controlli, trattamenti, sostegno agli stili di vita e bisogni della persona. In questi percorsi il rischio non deriva soltanto dal singolo atto sanitario, ma anche da informazioni incomplete, passaggi di consegne poco chiari o mancato coordinamento tra servizi.
Il coinvolgimento del caregiver può essere utile quando la persona necessita di supporto, purché siano rispettate autonomia, riservatezza e preferenze individuali. La sicurezza nasce quindi dall’equilibrio tra competenza professionale, organizzazione della rete e partecipazione informata, mantenendo sempre definite le responsabilità di chi presta assistenza.
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