Cannabinoidi e social: quel rischio nascosto tra meme e post colorati

Ultima modifica

Scorrendo i social, può capitare di imbattersi in confezioni colorate, meme, grafiche ironiche e riferimenti alla cultura pop che sembrano parlare soprattutto a un pubblico giovane. Quando però questi contenuti promuovono prodotti con cannabinoidi ad effetto psicoattivo, la questione non riguarda solo il gusto estetico: riguarda anche come il rischio viene raccontato, o taciuto. Un nuovo studio ha analizzato proprio questo aspetto su Instagram.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa ha esaminato lo studio

I ricercatori hanno preso in considerazione 837 post pubblicati in un anno da nove marchi molto visibili nel mercato statunitense dei cannabinoidi derivati dalla canapa con effetti inebrianti, come il delta-8 THC. Non hanno studiato il consumo delle persone, né gli effetti clinici dei prodotti. Hanno invece osservato come questi prodotti vengono presentati online.

Si tratta quindi di un’analisi dei contenuti: in pratica, i post sono stati classificati in base ai messaggi ricorrenti. Tra questi c’erano immagini del prodotto, richiami al divertimento e al tempo libero, elementi visivi o culturali orientati ai più giovani, messaggi sull’identità del marchio, promesse di beneficio per la salute e avvertenze su età o rischi.

I risultati principali

Il dato più evidente è che i post puntavano soprattutto su aspetti commerciali e ricreativi. Tre quarti dei contenuti mettevano al centro il prodotto stesso, poco più della metà richiamava piacere, svago o uso ricreativo, e circa un post su due conteneva elementi associabili a un immaginario giovanile, come cartoni, meme o riferimenti culturali popolari.

Al contrario, le avvertenze sanitarie o di età erano molto rare: presenti solo in una piccola quota dei post. Anche i messaggi che evocavano possibili benefici per la salute comparivano relativamente poco, ma comunque più spesso delle avvertenze.

C’è anche un altro aspetto interessante: il linguaggio promozionale cambiava a seconda del marchio e del tipo di prodotto. Le bevande, per esempio, erano particolarmente associate a contenuti che univano immagine del prodotto, tono ricreativo e richiami capaci di attirare i più giovani.

Perché può interessarti nella vita reale

Per una persona comune, il punto non è solo capire che cosa c’è dentro questi prodotti, ma anche riconoscere come il marketing può influenzare la percezione del rischio. Un post curato, leggero e accattivante può far sembrare normale, innocuo o “di tendenza” qualcosa che in realtà può avere effetti psicoattivi e potenziali conseguenze indesiderate.

Questo conta ancora di più nei social, dove pubblicità, intrattenimento e identità personale si mescolano facilmente. Se un contenuto somiglia più a un meme che a una promozione di sostanze con effetti sul cervello, è più difficile fermarsi a valutare con prudenza.

Che cosa possiamo e non possiamo concludere

Lo studio non dimostra che questi post causino direttamente un aumento del consumo, né che siano responsabili degli accessi in pronto soccorso o di altri problemi segnalati in parallelo. Mostra però un contesto: su Instagram, i messaggi di marketing sembrano privilegiare attrattiva e intrattenimento molto più della trasparenza sui rischi.

I limiti sono importanti. L’analisi riguarda solo nove marchi, una sola piattaforma e un periodo definito. Non sappiamo quanto questi contenuti abbiano influenzato davvero il comportamento degli utenti, né se il quadro sia identico in altri Paesi o su altri social.

Il messaggio pratico da portare a casa

La lezione più utile è semplice: quando vedi online prodotti a base di cannabinoidi presentati con tono giocoso o “friendly”, vale la pena ricordare che stile comunicativo e sicurezza non sono la stessa cosa. L’assenza di avvertenze non significa assenza di rischio.

Per te, nella pratica, questo studio è un invito alla lettura critica. Se un prodotto con effetti psicoattivi viene raccontato come se fosse un accessorio lifestyle, conviene fare un passo indietro e chiedersi che cosa manca nel messaggio: limiti di età, possibili effetti, dosi, interazioni, contesto d’uso. Non è una prova definitiva su ciò che questi contenuti fanno alle persone, ma è un segnale utile su come certi prodotti vengono resi più facili da accettare.

Fonte scientifica

Paper originale: Marketing features of derived intoxicating cannabinoid product brands on Instagram: A content analysis.
Rivista: Addiction (Abingdon, England)
DOI: 10.1111/add.70576

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza