A Sorrento il congresso dei podologi: il piede non è solo dolore

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La notizia in breve

In vista del terzo congresso nazionale in programma il 23 e 24 ottobre a Sorrento, presso l’Hotel Hilton Sorrento Palace, i podologi richiamano la centralità della professione per il benessere dei cittadini e la necessità di contrastare l’esercizio abusivo. Secondo la categoria, occorre rafforzare la prevenzione, garantire l’accesso a figure qualificate, promuovere modelli assistenziali innovativi a fronte dell’invecchiamento e delle patologie croniche, e produrre evidenze scientifiche sul valore clinico, sociale ed economico della podologia. Ai lavori parteciperanno autorità istituzionali, rappresentanti dei NAS ed esponenti della Federazione Nazionale degli Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione.

“La salute del piede significa salute della persona” affermano Gianluca Giorgi e Vincenzo Di Salvatore, rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione d’Albo Nazionale dei Podologi. I due rappresentanti spiegano che “camminare senza dolore significa mantenere autonomia, qualità della vita e benessere. Rivolgersi a un podologo significa affidarsi a un professionista sanitario laureato, competente e preparato ad affrontare problematiche che spesso vengono sottovalutate ma che possono incidere profondamente sulla vita quotidiana”.

Secondo la categoria, la podologia non può più essere considerata limitata al solo trattamento del piede. Di Salvatore, organizzatore dell’evento, evidenzia che “E’ un professionista sanitario che interviene nella prevenzione, nella diagnosi funzionale, nella gestione delle patologie e nella presa in carico multidisciplinare del paziente”. Il congresso tratterà ambiti quali la podologia pediatrica, sportiva, la biomeccanica, il piede diabetico, la ricerca clinica, le nuove tecnologie e tematiche istituzionali, “ma sempre col paziente al centro”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

La salute del piede nella cura della persona

La salute del piede non riguarda soltanto il dolore locale. Alterazioni della cute, delle unghie, delle articolazioni o dell’appoggio possono modificare il modo di camminare, ridurre la mobilità e interferire con autonomia, attività fisica e partecipazione alla vita quotidiana.

La valutazione podologica considera quindi il piede nel suo rapporto con il movimento e con le condizioni generali della persona. L’osservazione del passo, della distribuzione dei carichi e delle limitazioni funzionali aiuta a comprendere perché un disturbo apparentemente circoscritto possa avere conseguenze più ampie.

Prevenzione e cronicità

Con l’invecchiamento possono sommarsi riduzione della sensibilità, difficoltà nella cura personale, deformità e problemi circolatori. Anche alcune malattie croniche rendono i tessuti più vulnerabili o rallentano la guarigione, trasformando piccole lesioni in problemi clinicamente rilevanti.

Il piede diabetico è l’esempio più noto di questa complessità. La perdita di sensibilità può rendere poco evidenti traumi e pressioni ripetute, mentre le alterazioni della circolazione e la maggiore suscettibilità alle infezioni possono ostacolare la riparazione dei tessuti. La gestione comprende controllo dei fattori di rischio locali, protezione delle aree sottoposte a carico e collaborazione tra diverse figure sanitarie.

In ambito pediatrico e sportivo, invece, non ogni variazione dell’appoggio rappresenta una patologia. Occorre distinguere gli adattamenti compatibili con crescita o attività fisica dalle condizioni associate a dolore, sovraccarico o limitazione funzionale, evitando sia la sottovalutazione sia trattamenti non necessari.

Competenze e lavoro multidisciplinare

La podologia opera entro competenze sanitarie definite e può contribuire alla prevenzione, alla valutazione funzionale e al trattamento delle problematiche di propria pertinenza. Presa in carico multidisciplinare significa anche riconoscere quando un segno del piede può riflettere una malattia neurologica, vascolare, metabolica, dermatologica o muscolo-scheletrica che richiede altre competenze.

La qualificazione professionale è particolarmente importante perché procedure eseguite senza adeguata preparazione possono provocare lesioni, infezioni o ritardare il riconoscimento di condizioni più complesse. Il contrasto all’esercizio abusivo ha dunque una dimensione clinica, oltre che normativa: tutela la continuità delle cure, l’igiene delle procedure e la corretta delimitazione delle responsabilità.

Resta essenziale produrre evidenze scientifiche sull’efficacia degli interventi, sugli esiti funzionali e sull’integrazione nei percorsi assistenziali. Le tecnologie possono migliorare misurazioni e organizzazione delle cure, ma il loro valore dipende dalla validazione clinica e dalla capacità di tradursi in benefici concreti per il paziente.

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