La notizia in breve
A Londra, nel corso del 44° Congresso della Società Europea dei Chirurghi della Cataratta e Refrattivi, è stato presentato uno studio secondo cui livelli elevati di inquinamento atmosferico potrebbero aumentare il rischio di sviluppare glaucoma e cataratta, con una probabilità fino al 70% in più per il glaucoma. La ricerca è stata illustrata da Ahmed Alnabihi, del King Khaled Eye Specialist Hospital and Research Center di Riad, in Arabia Saudita.
Il lavoro consiste in una revisione sistematica e in una meta-analisi condotta su 41 studi osservazionali. Gli autori hanno valutato le concentrazioni di particolato (PM₂.₅ e PM₁₀), biossido di azoto, biossido di zolfo, ozono e monossido di carbonio, mettendole a confronto con l’incidenza di diagnosi di glaucoma, cataratta o degenerazione maculare senile.
Dall’indagine è emerso che all’aumentare dei livelli di particolato fine (PM₂.₅) cresce il rischio di glaucoma. I residenti delle aree più inquinate presentavano fino al 70% di probabilità in più di sviluppare la patologia rispetto a chi viveva nelle zone meno inquinate, oltre a un rischio costantemente maggiore di sviluppare la cataratta.
Secondo Alnabihi, per ogni incremento significativo dell’esposizione all’inquinamento, il rischio aumenta di circa l’8% per il glaucoma e di circa il 4% per la cataratta. Le evidenze riguardanti la degenerazione maculare senile sono invece risultate meno univoche, per quanto alcune ricerche ne suggeriscano una correlazione.
Si ritiene che le particelle fini inducano infiammazione e stress ossidativo. Un’esposizione prolungata nel corso degli anni può danneggiare il nervo ottico o il cristallino. Poiché la superficie oculare (film lacrimale, congiuntiva e cornea) non presenta barriere protettive rispetto all’aria esterna, l’occhio è direttamente esposto all’ambiente, elemento che conferisce una maggiore plausibilità biologica all’ipotesi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Inquinamento e salute degli occhi
Il possibile legame tra inquinamento atmosferico, glaucoma e cataratta è biologicamente plausibile, ma i risultati descritti derivano da studi osservazionali. Questo significa che mostrano un’associazione tra esposizione agli inquinanti e diagnosi oculari, senza dimostrare da soli che l’inquinamento sia la causa diretta delle patologie.
Il particolato fine può entrare in contatto con la superficie dell’occhio e favorire infiammazione e stress ossidativo, cioè uno squilibrio capace di danneggiare cellule e tessuti. Le particelle più piccole possono inoltre raggiungere la circolazione e contribuire a processi infiammatori sistemici, con possibili effetti anche sulle strutture oculari profonde.
Due malattie differenti
Il glaucoma comprende un gruppo di malattie caratterizzate dal progressivo danneggiamento del nervo ottico. Spesso evolve senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali e può compromettere gradualmente il campo visivo. La pressione interna dell’occhio è un importante fattore di rischio, ma non spiega tutti i casi: contano anche vulnerabilità individuale, età, familiarità e condizioni vascolari.
La cataratta è invece l’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio. Può manifestarsi con vista annebbiata, maggiore sensibilità alla luce, alterazione dei colori e difficoltà visive in condizioni di scarsa illuminazione. In questo caso lo stress ossidativo è già considerato uno dei meccanismi coinvolti nel deterioramento del cristallino, insieme all’invecchiamento e ad altri fattori consolidati.
Come interpretare i risultati
L’aumento di rischio fino al 70% riportato per il glaucoma è un dato relativo al confronto tra gruppi con diversa esposizione. Non indica che sette persone su dieci svilupperanno la malattia, né consente di stimare il rischio del singolo individuo senza conoscere la frequenza di partenza e le sue caratteristiche cliniche.
Nelle ricerche ambientali è inoltre difficile separare completamente l’effetto dell’inquinamento da quello di condizioni associate, come ambiente urbano, caratteristiche socioeconomiche, accesso alle diagnosi, attività lavorativa e altre esposizioni. Una revisione di più studi può rendere il quadro complessivo più solido, ma non elimina le differenze nei metodi usati per misurare inquinanti e malattie.
Nel complesso, questi risultati sostengono l’ipotesi che la qualità dell’aria possa avere conseguenze anche sulla salute oculare, oltre agli effetti già riconosciuti su altri organi. Il legame appare più coerente per glaucoma e cataratta, mentre per la degenerazione maculare senile il quadro resta incerto e non permette conclusioni altrettanto nette.
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