Vitamina D: esiste solo un modo corretto di assumere integratori

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La vitamina D è uno degli integratori più prescritti e utilizzati, ma anche uno di quelli assunti più spesso in modo scorretto. Questo è un problema concreto, perché una modalità di assunzione inadeguata può ridurne significativamente l’efficacia, anche in presenza di dosaggi apparentemente corretti.

Vediamo quindi, sulla base delle evidenze scientifiche e delle linee guida cliniche, come assumere correttamente gli integratori di vitamina D.

Assumerla insieme al cibo

Perla di vitamina D appoggiata su un piattino sul tavolo

La vitamina D è una sostanza liposolubile, cioè viene assorbita nell’intestino insieme ai grassi. Assumerla a stomaco vuoto o lontano dai pasti riduce in modo significativo il suo assorbimento.

Gli studi mostrano che l’assorbimento è migliore quando l’integratore viene assunto:

  • durante un pasto principale,
  • in presenza di una quota di grassi alimentari, anche modesta.

Non servono pasti particolarmente grassi, ma è preferibile assumerla insieme a:

  • olio d’oliva,
  • latticini,
  • uova,
  • pesce,
  • frutta secca.

Assumerla con un pasto privo di grassi, ad esempio solo con frutta o carboidrati, è meno efficace.

Qual è l’orario migliore

Dal punto di vista strettamente farmacologico, non esiste un orario obbligatorio, ma alcune considerazioni pratiche sono utili.

L’assunzione:

  • a colazione è accettabile solo se il pasto contiene grassi,
  • a pranzo o a cena è spesso preferibile, perché più facilmente associata a un pasto completo.

In alcune persone, l’assunzione serale può essere associata a disturbi del sonno, anche se le evidenze non sono definitive. In questi casi è ragionevole preferire il mattino o il pranzo.

La cosa più importante è la regolarità, assumere l’integratore sempre nello stesso momento della giornata migliora l’aderenza alla terapia.

Per approfondire: A che ora si assume la vitamina D?

Forma dell’integratore

La vitamina D è disponibile in diverse formulazioni:

  • capsule molli,
  • gocce oleose,
  • compresse.

Le formulazioni oleose hanno in genere un miglior assorbimento rispetto alle compresse secche, soprattutto in soggetti con problemi digestivi o di assorbimento intestinale.

Dal punto di vista clinico, la differenza principale non è tanto tra vitamina D2 e D3, quanto nella corretta assunzione e nel dosaggio appropriato.

Dosaggio e frequenza

Il dosaggio non è uguale per tutti e dovrebbe basarsi su:

  • livelli plasmatici di 25-idrossivitamina D,
  • età,
  • peso corporeo,
  • esposizione solare,
  • eventuali patologie.

Esistono schemi giornalieri, settimanali o mensili. Tutti possono essere efficaci se correttamente prescritti. Le dosi elevate somministrate raramente non sono più efficaci di quelle più regolari e, in alcuni casi, possono aumentare il rischio di effetti indesiderati.

Attenzione al “fai da te”

Essendo una sostanza con attività ormonale, la vitamina D non è un integratore innocuo. Un eccesso può causare ipercalcemia, con conseguenze anche serie su reni e apparato cardiovascolare.

Per questo motivo:

  • l’assunzione prolungata dovrebbe essere guidata dal medico,
  • i livelli ematici andrebbero controllati nei trattamenti continuativi.

In sintesi

La vitamina D va assunta insieme al cibo, preferibilmente durante un pasto contenente grassi, con regolarità e con un dosaggio adeguato alla situazione individuale. Assumerla nel modo corretto è essenziale quanto scegliere la dose giusta.

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