Bevi spesso tisane? Il rischio per il fegato che quasi tutti ignorano

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Capita spesso di pensare che un’infusione d’erbe, essendo del tutto naturale, sia sempre priva di rischi. Se ti piace concludere la giornata con una tazza calda o se cerchi un aiuto vegetale per la digestione, stai facendo una scelta piacevole che nella quasi totalità dei casi non pone alcun problema. Esiste però un dettaglio fondamentale che a volte sfugge: il concetto di naturale non equivale a innocuo. Le piante contengono molecole farmacologicamente attive che il tuo corpo deve elaborare esattamente come farebbe con un medicinale.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il lavoro del fegato e l’effetto accumulo

Il fegato funziona come una vera e propria centrale di filtraggio e trasformazione. Ogni sostanza che ingerisci, dal cibo alle tisane, passa da questo organo per essere metabolizzata. Quando consumi infusi vegetali in quantità eccessive o per periodi molto prolungati, le cellule epatiche vengono sottoposte a un intenso lavoro. Alcune componenti delle piante, tra cui certi alcaloidi o polifenoli concentrati, richiedono un processo di smaltimento complesso. Se la dose quotidiana supera la capacità di smaltimento dell’organismo, o in caso di reazioni avverse individuali, queste molecole possono provocare un’infiammazione o un vero e proprio danno epatico da erbe.

Quali estratti richiedono maggiore cautela

Non tutte le preparazioni comportano lo stesso livello di attenzione. Bere una tazza di camomilla o di finocchio rientra nelle abitudini sicure. Il discorso cambia quando si assumono estratti vegetali fortemente concentrati. Le linee guida attuali indicano di prestare particolare attenzione ai rischi legati agli estratti secchi di tè verde, che nelle forme concentrate in capsule per il controllo del peso mostrano un profilo di rischio epatico molto diverso rispetto alla semplice bevanda in tazza. Piante come la celidonia o la consolida presentano un rischio epatico diretto a causa della presenza di molecole tossiche per il fegato e non dovrebbero mai essere assunte senza una precisa indicazione medica.

Come godersi un infuso in totale sicurezza

Per proteggere la salute del fegato non occorre rinunciare al piacere delle erbe, ma basta adottare alcune abitudini di buon senso:

  • Varia le piante: alternare diverse tipologie di erbe evita che un singolo principio attivo si accumuli nei tessuti giorno dopo giorno.
  • Fai pause regolari: limita l’uso continuativo della stessa pianta a due o tre settimane, lasciando poi un periodo di riposo al corpo.
  • Preferisci l’infuso classico: le tisane preparate con la classica bustina o con le foglie essiccate hanno una concentrazione ben più sicura rispetto agli integratori in pillole.
  • Evita miscele non certificate: acquistare prodotti da fonti poco chiare aumenta il rischio di contaminazione da metalli pesanti o pesticidi.

I segnali del corpo da non ignorare

Se fai uso quotidiano di preparati erboristici e inizi a avvertire una stanchezza persistente, calo dell’appetito, nausea o noti un colorito giallastro della pelle e della sclera degli occhi, è opportuno sospendere subito l’assunzione. Urine particolarmente scure e feci chiare sono altri indicatori di sofferenza epatica. In presenza di questi segnali, è essenziale interrompere l’uso del prodotto e contattare tempestivamente il medico. Con un esame del sangue per controllare le transaminasi e la bilirubina si può verificare la funzionalità dell’organo. Nella maggior parte dei casi, la sospensione rapida del preparato permette al fegato di sfruttare la sua naturale capacità di recupero e ripristinare la propria funzione.

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