Sempre stanchi dopo i 60 anni? Ecco perché non è normale come pensi

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Se ti accorgi che le tue giornate sono diventate improvvisamente più faticose, potresti essere tentato di dare la colpa semplicemente agli anni che passano. È un pensiero comune: molte persone credono che sentirsi esausti sia una parte inevitabile dell’invecchiamento. In realtà il consenso scientifico indica che, pur essendoci un naturale rallentamento dei ritmi biologici, una stanchezza persistente e invalidante non debba mai essere considerata la norma, nemmeno dopo i sessant’anni. Riconoscere la differenza tra un calo fisiologico delle energie e un segnale che il tuo corpo ti sta inviando è il primo passo per ritrovare vitalità.

Quando la stanchezza non è solo fisiologica

È normale notare che per recuperare dopo uno sforzo fisico o una giornata intensa ti serve un po’ più di tempo rispetto al passato. Potresti sentire il bisogno di una pausa pomeridiana che prima non cercavi o percepire meno resistenza durante una lunga camminata. Se però ti svegli già stanco dopo una notte di sonno o se rinunci ad attività che prima amavi perché ti manca la forza fisica per affrontarle, allora siamo di fronte a una condizione diversa. Questa sensazione, spesso definita astenia, può derivare da un insieme di fattori che vanno dalle abitudini quotidiane a piccoli squilibri metabolici che possono essere corretti con relativa facilità.

L’impatto di acqua e proteine sul tono quotidiano

Molte persone sopra i sessant’anni vanno incontro a una lieve ma costante disidratazione senza accorgersene. Il meccanismo della sete, con il passare del tempo, tende a diventare meno sensibile: il tuo cervello non ti invia il segnale di bere anche se le tue cellule ne hanno necessità. Una scarsa idratazione può favorire un abbassamento della pressione arteriosa, facendoti sentire fiacco e rallentato. Aggiungi a questo il fatto che spesso, per abitudine o per un cambiamento dei gusti, si riduce il consumo di proteine. Se non ne assumi a sufficienza i tuoi muscoli perdono tono e massa, rendendo ogni movimento più dispendioso in termini energetici.

Il paradosso del movimento e il ruolo del sonno

Potresti pensare che risparmiare energie restando a riposo sia il modo migliore per combattere la spossatezza, ma spesso accade l’esatto contrario. La sedentarietà riduce l’efficienza dei mitocondri, che sono le piccole centrali elettriche delle tue cellule. Una attività fisica moderata e costante, come una camminata a passo svelto, segnala al tuo organismo di produrre più energia e migliora contemporaneamente la qualità del riposo notturno. Spesso dopo i sessant’anni il sonno diventa più leggero e frammentato, ma questo non significa che tu debba accettare notti insonni come un destino inevitabile. Dormire male influisce direttamente sulla tua lucidità mentale e sulla tua forza fisica durante il giorno.

Segnali clinici che richiedono attenzione

Esistono situazioni in cui la stanchezza è il campanello d’allarme di una condizione medica che richiede un approfondimento. L’anemia, causata per esempio da carenze di ferro o di vitamina B12, è una causa molto frequente di affaticamento che può essere facilmente individuata con un esame del sangue. Allo stesso modo, una tiroide che lavora troppo lentamente può rallentare l’intero metabolismo. È utile anche controllare i farmaci che assumi abitualmente. Alcuni farmaci per la pressione, certi antistaminici o i tranquillanti possono avere la spossatezza tra gli effetti collaterali. Se noti anche fiato corto dopo sforzi minimi, gonfiore alle gambe o un umore costantemente basso, è opportuno consultare il medico per una valutazione clinica complessiva.

Piccoli passi per cambiare rotta

Ascoltare il tuo corpo non significa allarmarsi per ogni minimo cambiamento, ma imparare a distinguere ciò che è una naturale evoluzione del tempo da ciò che invece toglie qualità alle tue giornate senza una ragione valida. Le linee guida attuali raccomandano piccoli aggiustamenti come aumentare l’apporto di liquidi, curare la regolarità dei pasti e inserire una passeggiata quotidiana per notare un miglioramento significativo. Non rassegnarti all’idea che essere stanchi sia l’unico modo di vivere questa fase della vita: nella maggior parte dei casi la vitalità può essere recuperata o preservata con scelte consapevoli.

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