Menopausa e ossa: sei sicura che ti serva davvero fare la MOC?

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Con la menopausa le ossa cambiano ritmo. Lo scheletro si rinnova di continuo, demolendo e ricostruendo piccole porzioni di tessuto, e il calo degli estrogeni accelera questo ricambio. In questa fase il bilancio tende a pendere verso la perdita di massa ossea.

Perdere osso, però, non significa avere l’osteoporosi, e ancora meno andare incontro a una frattura. La menopausa rende la perdita ossea più probabile, ma non porta all’osteoporosi in ogni donna. A pesare davvero è il rischio individuale di frattura, che dipende dalla densità delle ossa ma anche dall’età, dalle fratture già avvenute e da altri fattori clinici.

Per questo la domanda utile riguarda la probabilità che le tue ossa si rompano, più che il fatto di essere in menopausa. Da quella probabilità dipendono i controlli sensati e il peso delle abitudini quotidiane.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Chi dovrebbe fare un controllo, e quando

Le raccomandazioni statunitensi della USPSTF prevedono lo screening dell’osteoporosi in tutte le donne dai 65 anni. Prima di quell’età lo indicano per le donne in postmenopausa il cui rischio risulta aumentato da una valutazione clinica.

Quella valutazione viene prima di qualsiasi esame. Il medico considera per esempio un peso corporeo basso, una frattura dell’anca in uno dei genitori, il fumo e il consumo eccessivo di alcol. La menopausa da sola non richiede una densitometria immediata.

Due precisazioni servono a leggere bene queste soglie. Sono indicazioni americane, non i criteri con cui in Italia si prescrive o si rimborsa l’esame. Riguardano poi donne senza osteoporosi nota e senza fratture da fragilità: chi ha già avuto una frattura, o ha malattie o assume farmaci che indeboliscono l’osso, segue un percorso specifico.

Che cosa dice la densitometria e dove si ferma

La densitometria DXA misura la densità minerale ossea, soprattutto all’anca e alla colonna lombare. Il risultato si esprime con un valore chiamato T-score: nelle donne in postmenopausa, un T-score pari o inferiore a −2,5 indica osteoporosi densitometrica.

Quel numero descrive solo una parte del rischio. A parità di densità, età e fratture precedenti cambiano la probabilità di rompersi un osso. Per questo la valutazione integra densitometria e dati clinici, anche con un calcolatore chiamato FRAX. Dallo stesso quadro dipende quando ripetere l’esame: per lo screening manca una cadenza valida per tutte, e il controllo durante una terapia segue logiche diverse.

Gli esami del sangue entrano in gioco quando l’osteoporosi è già diagnosticata o c’è stata una frattura da fragilità. Servono a cercare cause sottostanti e possono comprendere emocromo, funzione renale, calcio e vitamina D.

Non sono un pacchetto da fare a tutte in menopausa. Per la vitamina D, negli adulti generalmente sani si suggerisce di non eseguire il dosaggio di routine. È un’indicazione prudente, basata su prove limitate.

Quando parlarne con il medico senza aspettare

Alcune situazioni giustificano accertamenti per una possibile frattura vertebrale o una valutazione tempestiva:

  • dolore alla schiena, dorsale o lombare, comparso all’improvviso, se hai fattori di rischio per osteoporosi;
  • perdita di statura di almeno 4 centimetri rispetto al passato;
  • curvatura accentuata della schiena (cifosi);
  • uso prolungato di cortisonici (glucocorticoidi);
  • una frattura da fragilità, cioè avvenuta per un trauma minimo.

Sono motivi per approfondire, non diagnosi. Un comune mal di schiena in menopausa, senza questi elementi, non richiede di per sé una radiografia.

Le abitudini che contano, e per che cosa

Gli esercizi con carico, in cui sostieni il peso del tuo corpo, e quelli di rinforzo muscolare possono aiutare a mantenere la densità ossea. È un effetto sull’osso, che va tenuto distinto da quello sulle cadute.

Nelle persone anziane, i programmi che allenano equilibrio e capacità di movimento riducono le cadute di circa il 15% in termini relativi. Negli studi, però, meno cadute non si sono tradotte in una riduzione dimostrata delle fratture legate alle cadute. Questi risultati riguardano soprattutto anziani già a rischio, più che donne appena entrate in menopausa.

L’esercizio va quindi adattato alle tue capacità e alle tue condizioni di salute.

Evitare il fumo e limitare l’alcol quando è eccessivo rientrano nelle raccomandazioni per chi ha osteoporosi o un rischio di frattura. Le prove sulle fratture vengono soprattutto da studi osservazionali. Per questo resta impossibile stimare quanto si riduca il rischio della singola persona.

Per il calcio si raccomanda di verificare quanto ne assumi, puntando prima sugli alimenti e ricorrendo agli integratori se l’apporto è insufficiente. L’obiettivo è arrivare a una quantità adeguata. Manca la prova che aumentarlo oltre quella soglia prevenga le fratture.

Dove si fermano gli integratori

Una revisione di 69 studi controllati, con oltre 150.000 partecipanti per lo più non ad alto rischio e non in cura per l’osteoporosi, ha valutato gli integratori di calcio e vitamina D contro fratture e cadute. Con la sola vitamina D le fratture sono state frequenti quanto senza integrazione. Con il solo calcio la lieve riduzione osservata è compatibile con l’assenza di beneficio.

La combinazione dei due ha mostrato una piccola riduzione relativa, statisticamente significativa ma giudicata poco rilevante in termini assoluti. Sintesi precedenti, riprese dalle linee guida britanniche, attribuivano alla combinazione un beneficio più chiaro. I dati più recenti ne ridimensionano il valore come integrazione presa di routine.

Restano fuori da queste conclusioni la correzione di una carenza accertata e il supporto alle cure. Insieme ai farmaci per l’osteoporosi, calcio e vitamina D possono servire quando l’apporto è scarso o c’è rischio di insufficienza.

Quando il rischio è alto, e soprattutto dopo una frattura da fragilità, le abitudini accompagnano la cura senza sostituirla. Diventa necessario valutare una terapia farmacologica dell’osteoporosi. Alcuni farmaci hanno dimostrato di ridurre le fratture, non soltanto di migliorare la densitometria. La scelta dipende dal rischio, dalle controindicazioni e dalle tue preferenze.

Anche la terapia ormonale protegge dalle fratture, ma richiede un bilancio individuale di benefici e rischi e non è una misura preventiva da proporre a tutte.

Movimento adatto a te, attenzione alle cadute, un’alimentazione con calcio sufficiente, niente fumo e poco alcol costruiscono una base comune. Densitometria, esami del sangue e farmaci arrivano dopo, in proporzione al rischio che la valutazione clinica fa emergere.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza