Per le ossa forti dopo i 60 non basta camminare: serve questo…

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Una nuova prospettiva sulla salute dell’apparato scheletrico

Per decenni, il consiglio principale rivolto alle persone sopra i sessant’anni è stato quello di camminare. La camminata è indubbiamente un’attività eccellente per la salute cardiovascolare e metabolica, ma quando l’obiettivo è la prevenzione dell’osteoporosi, le evidenze scientifiche attuali ci dicono che non è sufficiente. Con l’avanzare dell’età e in particolare dopo la menopausa o l’andropausa, lo scheletro va incontro a un naturale processo di demineralizzazione e alterazione della microarchitettura. In questo contesto, l’allenamento contro resistenza (con i pesi, elastici o macchinari) emerge dalle linee guida internazionali come una strategia fondamentale, di gran lunga superiore alla semplice attività aerobica a basso impatto, per stimolare il mantenimento o l’incremento della densità minerale ossea.

Il meccanismo biologico della risposta ossea al carico

L’osso non è un’impalcatura inerte, ma un tessuto vivo in costante e dinamico rimodellamento. Risponde alla cosiddetta Legge di Wolff: si adatta e si rinforza in proporzione diretta alle sollecitazioni meccaniche a cui è sottoposto. La camminata offre uno stimolo che, sebbene utile per le articolazioni, è generalmente al di sotto della soglia necessaria per generare nuovo tessuto osseo. L’allenamento con i pesi, al contrario, introduce carichi meccanici superiori. La trazione esercitata dai tendini sull’osso durante una contrazione muscolare intensa viene percepita da specifiche cellule ossee (gli osteociti), che a loro volta attivano gli osteoblasti, ovvero le cellule deputate alla sintesi di nuovo osso. Affinché questo processo avvenga, il sovraccarico deve essere progressivo: sollevare un carico adeguato comunica allo scheletro l’urgente necessità di depositare minerali per adeguare la propria resistenza strutturale alle nuove e più elevate richieste fisiche.

La protezione sinergica tra muscolo e osso

Un aspetto clinico cruciale della palestra in età matura riguarda il legame inscindibile tra sistema muscolare e scheletrico. La perdita di massa e forza muscolare (sarcopenia) coesiste molto frequentemente con la fragilità ossea, configurando una sindrome clinica nota come osteosarcopenia. Rafforzare i muscoli non si limita a stimolare l’osso dall’interno mediante la trazione meccanica, ma crea un’indispensabile “armatura” funzionale. Muscoli più forti e reattivi garantiscono un migliore controllo posturale, una maggiore stabilità articolare e un’ottimale propriocezione. Questo si traduce nella drastica riduzione del rischio di cadute, che rappresentano l’evento scatenante della stragrande maggioranza delle fratture da fragilità (femore, polso, omero) nel paziente anziano. L’allenamento della forza è, a tutti gli effetti, la più potente misura di prevenzione clinica contro i traumi da caduta.

Come iniziare un percorso di forza in totale sicurezza

Nonostante i benefici siano ampiamente validati dalla letteratura scientifica, l’approccio all’allenamento contro resistenza dopo i sessant’anni richiede un inquadramento clinico e un’esecuzione metodica. Il primo passo è una valutazione medica per stimare il rischio di frattura, avvalendosi di esami standardizzati come la densitometria ossea (MOC-DEXA) e algoritmi clinici. In presenza di osteoporosi conclamata o pregresse fratture vertebrali, è essenziale il parere di uno specialista (reumatologo o fisiatra) per escludere o modificare i movimenti ad alto rischio, come le flessioni in avanti e le torsioni brusche della colonna vertebrale sotto carico.

Successivamente, è indispensabile affidarsi a professionisti del movimento (chinesiologi o fisioterapisti) per apprendere la tecnica esecutiva corretta, privilegiando esercizi multiarticolari adattati alle proprie capacità. Contrariamente a quanto si credeva in passato, le evidenze più recenti dimostrano che per stimolare efficacemente la neoformazione ossea il carico deve essere sufficientemente intenso; tuttavia, questa intensità deve essere raggiunta con una progressione estremamente graduale. L’intensità adeguata, unita a una tecnica ineccepibile e alla costanza, trasforma l’esercizio contro resistenza in un vero e proprio “farmaco” naturale, sicuro e insostituibile per la salute scheletrica a lungo termine.

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