Recupero muscolare dopo l’allenamento: fisiologia, nutrizione e gestione del dolore

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Il dolore che compare nelle ore successive a una sessione di allenamento intensa è una delle esperienze più universali tra chi pratica sport o attività fisica. Si chiama DOMS — Delayed Onset Muscle Soreness, o indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata — e colpisce praticamente chiunque, dall’atleta esperto a chi riprende l’attività dopo una pausa. Arriva quasi sempre tra le 12 e le 48 ore dopo l’esercizio, raggiunge il picco intorno alle 24-72 ore e si risolve spontaneamente in pochi giorni.

Per molti anni si è creduto che il DOMS fosse causato dall’acido lattico accumulato durante l’esercizio. È una credenza popolare ancora diffusa, ma sbagliata: il lattato viene eliminato quasi completamente entro un’ora dalla fine dell’allenamento, molto prima che compaia l’indolenzimento ritardato. La causa reale è diversa.

Il DOMS è causato da micro-lesioni alle fibre muscolari, in particolare durante esercizi con contrazione eccentrica — quelli in cui il muscolo si allunga mentre è sotto tensione, come la fase di discesa di uno squat, la fase di deposizione di un peso o la corsa in discesa. Le contrazioni eccentriche generano forze di trazione più elevate sulle strutture miofibrillariche rispetto a quelle concentriche, producendo rotture microscopiche nelle miofibrille e nel connettivo circostante.

In risposta a queste micro-lesioni, il sistema immunitario locale attiva una risposta infiammatoria: le cellule del sistema immunitario infiltrano il tessuto, rilasciano mediatori chimici (citochine pro-infiammatorie, prostaglandine, bradichinina) che sensibilizzano i nocicettori muscolari e causano il dolore caratteristico. La rigidità e il gonfiore che accompagnano il DOMS sono conseguenze di questo processo.

Ragazza sportiva che si tocca il braccio

Shutterstock/2481806217

Paradossalmente, questo meccanismo è anche alla base dell’adattamento muscolare: le micro-lesioni, seguite dalla riparazione tissutale, portano a una risposta adattativa che rende il muscolo più forte e resistente agli stessi carichi nel tempo. È il principio del “no pain, no gain” reinterpretato in termini biologici, anche se con importanti limitazioni (non tutto il dolore muscolare è produttivo, e il dolore articolare o tendineo non va confuso con il DOMS).

L’affaticamento muscolare è diverso dal DOMS. L’affaticamento muscolare è la riduzione temporanea della capacità contrattile del muscolo durante o immediatamente dopo l’esercizio, causata dall’accumulo di prodotti del metabolismo, dalla deplezione delle riserve energetiche e da alterazioni dell’omeostasi ionica nella fibra muscolare. Si risolve generalmente nell’arco di ore, non di giorni.

Per chi soffre di affaticamento muscolare cronico, quello che persiste anche a riposo, che non migliora dopo il recupero standard, che si accompagna a debolezza e dolore diffuso, le cause possono essere diverse da quelle dell’allenamento: carenze nutrizionali (ferro, vitamina D, B12, magnesio), disturbi del sonno, ipotiroidismo, sindromi fibriomalgiche o da affaticamento cronico. Per chi riconosce questo quadro, una valutazione medica è più utile della sola modifica del programma di allenamento. Questo articolo dedicato all’affaticamento muscolare offre un approfondimento sulle cause e sulla distinzione tra le diverse forme di dolore muscolare.

L’alimentazione è uno dei determinanti più importanti del recupero muscolare e tra i più facilmente modificabili. Tre aspetti nutrizionali hanno le evidenze più solide: la finestra proteica post-allenamento, il rifornimento di glicogeno muscolare e il ruolo degli antiossidanti e degli omega-3.

Le proteine forniscono gli aminoacidi necessari per la riparazione delle micro-lesioni e la sintesi di nuovo tessuto muscolare. La raccomandazione attuale per gli atleti è di consumare 20-40 grammi di proteine ad alto valore biologico (uova, latticini, carne magra, pesce, legumi in combinazione) entro 30-60 minuti dal termine dell’allenamento, anche se le ricerche più recenti suggeriscono che la distribuzione proteica nel corso dell’intera giornata sia almeno altrettanto importante della finestra temporale immediata.

I carboidrati reintegrano le riserve di glicogeno muscolare esaurite durante l’esercizio, supportano la risposta immunitaria e riducono i livelli di cortisolo post-allenamento. I grassi omega-3 di origine marina (EPA e DHA) hanno mostrato in diversi studi la capacità di ridurre l’infiammazione muscolare post-esercizio e la percezione del dolore, con un effetto misurabile sul DOMS nei giorni successivi.

Il sonno è il periodo in cui avviene la maggior parte del recupero muscolare. Durante il sonno profondo viene rilasciata la maggior quantità di ormone della crescita (GH), che promuove la sintesi proteica e la riparazione tissutale. La privazione del sonno, anche solo 90 minuti in meno per notte per una settimana, riduce significativamente il recupero muscolare, aumenta i livelli di cortisolo (un ormone catabolico che degrada il tessuto muscolare) e incrementa la percezione del dolore.

Per gli atleti seri, il sonno non è un accessorio del programma di allenamento: è parte del programma stesso. Per chi si allena a livello amatoriale, assicurarsi 7-9 ore di sonno di qualità nelle 48 ore successive a una sessione intensa è probabilmente più efficace di qualsiasi integrazione.

Per il dolore muscolare post-allenamento, la ricerca indica che alcuni interventi possono accelerare il recupero e ridurre la sintomatologia. Il movimento attivo a bassa intensità (il cosiddetto “active recovery”), una camminata leggera, una sessione di nuoto a ritmo blando, yoga, favorisce la circolazione locale e la rimozione dei prodotti infiammatori dal tessuto muscolare, con benefici documentati rispetto al riposo totale.

Il massaggio muscolare post-esercizio riduce l’intensità del DOMS nelle 24-72 ore successive, probabilmente attraverso effetti meccanici sulla circolazione locale e sulla modulazione della risposta infiammatoria. L’immersione in acqua fredda (cold water immersion) è praticata da molti atleti e ha evidenze di efficacia nel ridurre il DOMS, anche se il meccanismo non è completamente chiarito e l’uso cronico in alcune fasi dell’allenamento potrebbe attenuare l’adattamento muscolare.

Il DOMS è un segnale che ci si è allenati bene?

Non necessariamente. Il DOMS è un segnale che si è eseguito un carico a cui il muscolo non era completamente adattato. Può comparire nelle prime sessioni dopo una pausa, quando si introduce un esercizio nuovo o si aumenta l’intensità. Non è un indicatore diretto della qualità o dell’efficacia dell’allenamento: un atleta esperto può allenarsi in modo molto efficace senza sperimentare DOMS significativo, perché i suoi muscoli sono adattati ai carichi.

Gli antidolorifici accelerano il recupero dal DOMS?

I FANS riducono il dolore e possono migliorare il comfort, ma esistono evidenze che l’uso sistemico di antinfiammatori nella fase di DOMS possa attenuare l’adattamento muscolare, riducendo la risposta anabolica che segue alle micro-lesioni. Per questa ragione, molti fisiologi dell’esercizio sconsigliano l’uso routinario di FANS dopo ogni sessione di allenamento. Gli antinfiammatori topici possono essere una soluzione di compromesso per chi ha dolore muscolare localizzato particolarmente intenso.

Quando il dolore muscolare post-allenamento dovrebbe preoccupare?

Il DOMS ha caratteristiche ben definite: compare dopo 12-48 ore, interessa gruppi muscolari specifici coinvolti nell’allenamento, si riduce nei giorni successivi. Un dolore che compare durante l’esercizio, che è acuto e localizzato a un tendine o a un’articolazione, che peggiora nel tempo invece di migliorare o che è associato a gonfiore significativo, contrattura persistente o ematoma non è DOMS e richiede una valutazione medica.

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  • Cheung K et al., Delayed onset muscle soreness: treatment strategies and performance factors, Sports Medicine, 2003
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