Prurito dopo la tinta? Il vero colpevole non è quello che pensi

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Hai fatto la tinta e dopo qualche ora il cuoio capelluto prude, brucia o tira. Sono proprio questi, insieme a un’eruzione sulla pelle, i segnali con cui può cominciare una reazione alla tinta. Da soli, però, non dicono di che reazione si tratti. Lo stesso prurito può nascere da una semplice irritazione o da un’allergia vera e propria.

Questa differenza conta soprattutto quando devi scegliere il prodotto per la volta successiva. Un’etichetta con scritto «naturale», «semipermanente» o «senza PPD» non basta a decidere. L’alternativa più sicura dipende dall’ingrediente che ha causato la reazione sulla tua pelle, e quell’ingrediente va identificato, quando serve, prima di scegliere.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Come si presenta una reazione e quando può arrivare

Molte tinte permanenti e alcune semipermanenti contengono parafenilendiammina (PPD). È una sostanza che può provocare dermatite allergica da contatto, cioè un’infiammazione della pelle dovuta a una risposta del sistema immunitario. È l’allergene più noto, ma non si trova in tutte le tinte e non spiega ogni reazione.

I primi segni sono prurito, bruciore, una sensazione di tensione della pelle o un’eruzione cutanea. Possono comparire anche vescicole, cioè piccole bolle piene di liquido. I tempi possono allungarsi fino a 72 ore dopo l’applicazione. Il rossore, inoltre, può apparire in modo diverso a seconda del colore della pelle.

Nell’allergia alla PPD l’eruzione può estendersi oltre il cuoio capelluto e raggiungere il bordo delle orecchie e le palpebre. Nelle reazioni più intense il viso può gonfiarsi e possono formarsi vescicole. Sono manifestazioni possibili, non una sequenza che si ripete sempre uguale in tutti.

Cosa fare appena compare la reazione

Se la reazione compare mentre la tinta è in posa, devi interrompere l’applicazione e lavare accuratamente capelli e cuoio capelluto. Se nei giorni seguenti i sintomi sulla pelle peggiorano, serve una valutazione medica.

Le reazioni che coinvolgono tutto l’organismo sono rare. Alcuni segnali, però, richiedono soccorso immediato, senza aspettare:

  • gonfiore improvviso della bocca o della gola;
  • difficoltà a respirare;
  • difficoltà a deglutire;
  • svenimento.

Irritazione o allergia: come si arriva al responsabile

Una reazione dopo la tinta non è necessariamente allergica. Può trattarsi di una dermatite irritativa, un’infiammazione causata dal contatto con il prodotto senza che entri in gioco un’allergia. Anche quando l’allergia c’è, il responsabile può essere un altro colorante, un conservante o un profumo presente nella formula.

Il tipo di sintomi e il momento in cui compaiono aiutano a orientarsi, ma da soli non indicano quale ingrediente abbia causato la reazione. Se si sospetta un’allergia da contatto, il dermatologo può usare i patch test diagnostici. Servono a individuare gli allergeni rilevanti e a capire quali prodotti evitare.

Il risultato va interpretato insieme alla storia delle tue esposizioni: un test positivo ha valore se corrisponde ai sintomi che hai avuto davvero. Per questo è utile portare alla visita il prodotto usato e la confezione con l’elenco degli ingredienti.

Il test preliminare indicato nelle istruzioni della tinta è un’altra cosa. Può segnalare una possibile reazione, ma un risultato negativo non garantisce che l’applicazione sui capelli sarà priva di reazioni. Inoltre non sostituisce i patch test eseguiti dal dermatologo.

Se hai già reagito a una tinta o all’henné nero, non usare quel test come via libera per riprovare da solo un prodotto sospetto. In questi casi è raccomandata una valutazione specialistica.

Scegliere un’alternativa partendo dall’allergene

Con un’allergia confermata alla PPD devi evitare le tinte che la contengono e controllare gli ingredienti, perché anche alcuni coloranti correlati possono causare problemi. Comunica l’allergia anche al parrucchiere.

La scritta «senza PPD» indica soltanto l’assenza di quella sostanza. Il prodotto può comunque contenere coloranti correlati o altri allergeni. Passare a una tinta non permanente viene talvolta suggerito dopo una reazione a una permanente. Anche queste tinte, però, possono non essere adatte, e alcune semipermanenti contengono PPD. Con un’allergia confermata conviene basarsi sulla valutazione individuale degli ingredienti.

Esistono tinte in cui la PPD è sostituita dalla toluene-2,5-diammina solfato (PTDS). Alcune persone allergiche alla PPD le tollerano, ma una reazione incrociata è possibile. Per questo vanno valutate con lo specialista prima di provarle.

Per alcune persone allergiche alla PPD, l’henné puro o le formulazioni di henné e indigo prive degli allergeni identificati possono essere un modo per colorare i capelli. È un’opzione possibile, non una garanzia di tollerabilità. Nemmeno è dimostrato che sia migliore di altre alternative.

Anche in questo caso l’etichetta può trarre in inganno. I prodotti venduti come «henné», soprattutto l’henné nero, possono contenere ingredienti aggiunti, PPD compresa.

Dopo una reazione, quindi, la domanda da porsi cambia. Non conta sapere quale tinta sia sicura in generale, ma quale sostanza la tua pelle non tollera. Quando conosci quel nome, l’elenco degli ingredienti sul retro della confezione ti aiuta a scegliere più di qualunque promessa scritta sul fronte.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza