Prosciutto cotto o crudo? Qual è meglio per la salute?

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Sono entrambi simboli della tradizione gastronomica italiana e spesso considerati alternative “più leggere” rispetto ad altri salumi, ma dal punto di vista nutrizionale, il prosciutto cotto e quello crudo sono altrettanto equivalenti?

Quale dei due è meglio scegliere, soprattutto se si vuole tutelare la salute del cuore, la glicemia e i livelli di colesterolo?

La risposta, come sempre in medicina, non è assoluta: dipende dalla quantità, dalla frequenza, dalla qualità del prodotto e dalle condizioni individuali di chi lo consuma.

Ma è possibile tracciare un confronto chiaro sulla base della composizione nutrizionale e degli effetti documentati sulla salute.

Composizione nutrizionale a confronto

Prosciutto crudo

Shutterstock/2423291225

Parametro Prosciutto cotto sgrassato Prosciutto crudo di Parma DOP sgrassato
Acqua (g) 71,8 58,1
Energia (kcal) 126 176
Proteine (g) 19,5 29,1
Lipidi totali (g) 5,0 6,4
Grassi saturi (g) 35.6% 31.7%
Colesterolo (mg) 59 89
Carboidrati disponibili (g) 0,9 0,4
Sodio (mg) 800 2040

Osservazioni chiave:

  • Il prosciutto crudo:
    • Ha più calorie (+40% circa).
    • È più ricco di proteine (29 g vs 19,5 g per 100 g).
    • Contiene più grassi totali e colesterolo.
    • Ha meno carboidrati, ma entrambi ne contengono pochissimi.
  • Il prosciutto cotto:
    • Ha meno calorie e grassi.
    • Ha un contenuto proteico più basso, ma comunque significativo.
    • Ha un contenuto di colesterolo inferiore di circa il 33% rispetto al crudo.

In sintesi:

  • Il prosciutto cotto è leggermente più “leggero” in termini calorici e lipidici.
  • Il prosciutto crudo è più proteico, ma anche più ricco di colesterolo e grassi.
  • Entrambi contengono quantità trascurabili di carboidrati e zero fibra.

Questi dati confermano che nessuno dei due può essere considerato “salutare” se consumato frequentemente, ma il cotto risulta leggermente più adatto a chi deve controllare grassi e colesterolo, mentre il crudo, se scelto in versione di alta qualità e sgrassato, può essere una fonte proteica più ricca, ma più impattante dal punto di vista cardiovascolare.

Impatto sulla glicemia

Nessuno dei due fa aumentare direttamente la glicemia, perché entrambi contengono quantità trascurabili di carboidrati. Tuttavia:

  • Il prosciutto cotto industriale può contenere zuccheri aggiunti (es. destrosio, lattosio), anche se in piccole quantità.
  • Il prosciutto crudo non contiene zuccheri aggiunti, ma è spesso più grasso, e un consumo regolare di grassi saturi può favorire insulino-resistenza nel tempo.

Entrambi sono a basso impatto glicemico, ma il cotto può contenere zuccheri nascosti, mentre il crudo è più ricco di grassi.

Impatto sul colesterolo

Questo è l’aspetto più critico, soprattutto per chi ha dislipidemia o rischio cardiovascolare.

  • Il prosciutto crudo è leggermente più ricco di grassi saturi e colesterolo: due nutrienti che aumentano il colesterolo LDL (“cattivo”).
  • Il prosciutto cotto, pur avendo meno grassi, contiene conservanti come nitriti e nitrati, che hanno effetti pro-infiammatori e pro-ossidativi, indirettamente legati alla salute cardiovascolare.

In sintesi:

  • Se guardiamo solo ai grassi e al colesterolo, ma soprattutto al sodio, il cotto è preferibile.
  • Se si considerano i conservanti, il crudo artigianale, senza additivi, può essere meno problematico.

Cancerogenicità e rischi cardiovascolari

L’OMS ha classificato tutte le carni lavorate come cancerogene di gruppo 1, cioè con evidenze certe di aumento del rischio di tumore del colon-retto.

Entrambi i tipi di prosciutto rientrano in questa categoria, ma con delle differenze:

  • Il cotto industriale è spesso più trasformato, contiene nitriti e nitrati aggiunti, e può contenere zuccheri, amidi modificati e additivi.
  • Il crudo stagionato di alta qualità (es. crudo di Parma DOP) non contiene nitriti né nitrati aggiunti, ma resta comunque una carne salata, stagionata e processata.

Inoltre, numerosi studi (es. EPIC, PURE, JAMA 2021) hanno associato il consumo regolare di carni processate a un aumentato rischio di eventi cardiovascolari, indipendentemente da grassi o calorie.

Quale scegliere, allora?

In entrambi i casi si tratta di carni processate, da consumare occasionalmente e in piccole quantità, mai quotidianamente, e mai come unica fonte proteica.

Dal punto di vista nutrizionale, prosciutto cotto e crudo presentano vantaggi e svantaggi diversi, ma nessuno dei due può essere considerato una scelta “salutare” se consumata con frequenza.

Il prosciutto crudo ha più proteine, ma anche più grassi saturi, colesterolo e sodio. Il prosciutto cotto, pur avendo meno grassi, può contenere additivi come nitriti e zuccheri aggiunti, specie nelle versioni industriali, ma se li consumi solo occasionalmente, uno vale l’altro.

Valuta piuttosto la qualità del prodotto scelto (assenza di conservanti, sgrassatura, origine certificata) e soprattutto la frequenza con cui viene inserito nella dieta.

In ogni caso, per la salute metabolica e cardiovascolare, le fonti proteiche preferibili restano:

  • pesce (in particolare azzurro),
  • legumi,
  • carni bianche magre,
  • uova in quantità controllata.
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