Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Il cuore spinge il sangue in tutto il corpo, ma perché torni indietro dai piedi il sangue deve risalire lungo le gambe, verso l’alto. Qui entrano in gioco i polpacci. Quando cammini, la contrazione dei muscoli del piede e del polpaccio comprime le vene e spinge il sangue in direzione del cuore. Da questa azione di pompa nasce il soprannome di “secondo cuore”.
È una metafora efficace, non un termine anatomico né diagnostico. I polpacci non battono da soli: lavorano quando si contraggono, cioè quando ti muovi. Il meccanismo è ben documentato. Quello che il soprannome non dimostra conta altrettanto: sapere che i polpacci aiutano il ritorno del sangue non basta a dire che allenarli curi le vene varicose, prevenga da solo le trombosi o rinforzi il cuore.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Muscoli che spingono, valvole che trattengono
Il meccanismo funziona in due tempi. Nel primo il polpaccio si contrae, schiaccia le vene della gamba e il sangue viene spinto verso l’alto. Nel secondo il muscolo si rilassa, e il sangue tenderebbe a ricadere verso il basso.
A impedirlo sono le valvole venose, che si comportano come porte a senso unico: lasciano passare il sangue verso il cuore e si chiudono quando cerca di tornare indietro. Pompa muscolare e valvole svolgono quindi funzioni complementari: la prima spinge, le seconde trattengono.
Quando le valvole non funzionano bene, il sangue può refluire e la pressione nelle vene delle gambe aumenta. Per questo i disturbi venosi vanno letti con cautela: possono dipendere dalle valvole, oltre che dal lavoro dei muscoli, e un polpaccio “debole” spiega solo una parte del quadro.
Cosa succede quando la pompa resta ferma
Se la pompa si attiva con il movimento, l’immobilità la lascia a riposo. Restare seduti a lungo senza muoversi, per esempio durante un viaggio in aereo o in auto, favorisce il ristagno del sangue nelle vene delle gambe. Questa condizione è associata a un rischio più alto di trombosi venosa, cioè la formazione di un coagulo in una vena, soprattutto se sono presenti altri fattori di rischio.
Il rischio assoluto legato ai viaggi resta in generale basso. Per limitare l’immobilità, il consiglio ragionevole è alzarsi o camminare periodicamente e muovere i polpacci, anche restando seduti.
Questa indicazione si basa in parte su prove indirette: mettere in moto la pompa ha senso, ma quanto riduca le trombosi non è stato misurato con precisione, e nessuna serie di esercizi garantisce protezione. Se hai già altri fattori di rischio, prima di un viaggio lungo può servire una valutazione personalizzata.
Allenare i polpacci funziona come terapia?
Il passo successivo sembra ovvio: se la pompa aiuta la circolazione, rinforzarla dovrebbe curare i problemi delle vene. Qui il soprannome rischia di promettere più di quanto si sappia.
La domanda è stata studiata soprattutto nelle persone con insufficienza venosa cronica, una condizione che può dare gonfiore e disturbi alle gambe e, nelle forme più avanzate, alterazioni della pelle o ulcere. Questi segni da soli non bastano per la diagnosi, perché il gonfiore alle gambe può avere anche altre cause.
Per chi ha questa condizione senza ulcere, una revisione sistematica ha raccolto cinque studi randomizzati, con 146 partecipanti in tutto. Erano studi piccoli e diversi tra loro, e sui risultati clinici la certezza è molto bassa. Resta quindi da chiarire se i programmi strutturati di esercizio migliorino in modo affidabile sintomi e qualità di vita.
Alcuni risultati vanno in direzione favorevole, ma sono troppo fragili per diventare una promessa terapeutica. E riguardano persone con una malattia venosa: estenderli a chi ha le gambe sane sarebbe un salto che i dati non consentono.
Segnali che non sono semplice “cattiva circolazione”
Proprio perché “circolazione” è una parola che si usa per tutto, alcuni sintomi vanno riconosciuti e distinti. Possono essere segnali di una trombosi venosa profonda o di un’embolia polmonare. Non bastano per una diagnosi, ma richiedono di muoversi subito:
- gonfiore e dolore improvvisi a una gamba, specie se accompagnati da calore o da un cambiamento di colore: serve una valutazione medica tempestiva;
- difficoltà a respirare o dolore al petto comparsi all’improvviso: è un’emergenza, chiama il 112.
In queste situazioni, massaggiare le gambe o fare esercizi per i polpacci non è la risposta giusta, e aspettare che passi da solo nemmeno.
Il soprannome, alla fine, descrive con precisione una cosa sola: il sangue delle gambe torna al cuore grazie al lavoro dei muscoli e alla tenuta delle valvole, e quella spinta si attiva solo quando ti muovi. Per questo alzarsi durante le lunghe immobilità ha senso. Trasformare il polpaccio in una cura per le vene o per il cuore significa invece prendere la metafora alla lettera.
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.