La stanza gira appena ti svegli? Spesso la colpa non è del cuscino

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Ti giri nel letto, ti alzi, e per due o tre secondi la stanza gira. Poi passa. È successo anche stamattina, ed è successo anche il giorno prima, e la tentazione di dare la colpa al cuscino sbagliato o al lato su cui hai dormito è forte. Ma la posizione notturna, da sola, non spiega la maggior parte delle vertigini che si presentano al risveglio.

Quello che sappiamo con più certezza è diverso, e più utile: esiste un’associazione tra il lato abituale su cui si dorme e l’orecchio interessato in chi soffre già di vertigine parossistica posizionale benigna, la VPPB. Ma questi dati arrivano da persone che avevano già la condizione, non dimostrano che dormire su un fianco la provochi, e non si possono estendere a chiunque si alzi stordito al mattino. Il momento della giornata in cui compare il sintomo non basta a dire da dove viene.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il capogiro arriva quando ti alzi, o quando ti giri?

C’è una domanda che vale più di ogni altra osservazione sulla postura, ed è quando esattamente compare il capogiro.

Se il disturbo si presenta nel passaggio dalla posizione sdraiata a quella seduta o in piedi, e migliora tornando giù, si tratta di un quadro compatibile con il capogiro ortostatico emodinamico: in pratica la pressione o il ritmo cardiaco non si adattano abbastanza in fretta al cambio di postura. Per parlarne davvero, però, serve una misurazione: non basta il sintomo raccontato, occorre documentare un calo di pressione o un’accelerazione del battito nel momento in cui ci si alza.

Se invece la vertigine compare anche restando a letto, quando giri la testa sul cuscino o ci si volta nel letto, il quadro cambia. Qui il sospetto si sposta verso una causa posizionale, legata al movimento della testa più che al cambio di postura rispetto alla gravità. È una distinzione che orienta, non che chiude il discorso: serve comunque una valutazione per confermarla.

Cosa succede nell’orecchio quando è la VPPB

Nella VPPB, piccoli cristalli di carbonato di calcio che normalmente stanno fermi in una parte dell’orecchio interno si spostano nei canali semicircolari, le strutture che percepiscono la rotazione della testa. Quando muovi la testa in una certa direzione, questi cristalli fuori posto stimolano il canale in modo scorretto, e il cervello riceve un segnale di movimento che non corrisponde alla realtà. Il risultato è una vertigine breve, spesso di pochi secondi, che si ripete ogni volta che ripeti quel movimento.

La diagnosi non si fa a partire dal racconto dei sintomi ma con una prova clinica, la manovra di Dix-Hallpike, in cui chi esegue il test osserva un particolare movimento involontario degli occhi, il nistagmo, che ha una direzione caratteristica quando il canale posteriore è coinvolto. Se il quadro non è tipico, o la vertigine non passa in pochi secondi ma persiste, la causa può essere un’altra, e serve un accertamento diverso.

Uno studio ha osservato che molti episodi di VPPB vengono notati proprio di notte o al risveglio. Questo non significa che il sonno la causi: è probabile che semplicemente i primi movimenti della testa della giornata, quelli fatti girandosi o alzandosi, siano anche i primi a scatenare un disturbo già presente.

Quando invece è la pressione a non tenere il passo

Sul fronte ortostatico, la soglia di riferimento è precisa: si parla di ipotensione ortostatica quando la pressione sistolica scende di almeno 20 mmHg, o la diastolica di almeno 10, entro tre minuti dall’essersi alzati, con una riduzione persistente della pressione e non un calo isolato e transitorio. Una singola misurazione negativa non esclude sempre il problema, perché contano anche l’orario, il modo in cui viene misurata e i farmaci assunti.

Diversi fattori possono peggiorare questo quadro: poco liquido in circolo, anemia, alterazioni del sistema nervoso autonomo, alcuni farmaci. Per questo la valutazione comprende sempre una revisione della terapia insieme all’anamnesi, mai una sospensione decisa da soli: alcuni farmaci per la pressione restano necessari anche in presenza di capogiri, e la decisione va presa insieme al medico guardando il quadro nel suo complesso.

Cosa cambia per chi ha davvero la VPPB

Quando il canale posteriore è confermato come responsabile, esistono manovre di riposizionamento degli otoliti, come la manovra di Epley, che spostano fisicamente i cristalli fuori posto riportandoli nella loro sede originaria. Le manovre di riposizionamento degli otoliti risolvono la vertigine con una probabilità più alta rispetto a una procedura placebo o al non fare nulla, ma vanno adattate al canale e al lato coinvolti, quindi eseguite dopo una diagnosi corretta, non per tentativi.

Dopo la manovra non è necessario evitare sistematicamente di dormire sul lato colpito: i dati mostrano un beneficio minimo su alcuni parametri oggettivi ma nessun vantaggio chiaro sui sintomi, e le linee guida sconsigliano di imporre questa restrizione di routine. Alzarsi lentamente dal letto resta un accorgimento sensato se il sospetto è ortostatico, utile a ridurre il rischio di cadute, ma non cura nulla: è una precauzione, non una diagnosi.

Una vertigine isolata e chiaramente legata al movimento ha in genere un profilo tranquillo. Diverso è il caso in cui il capogiro compare insieme a difficoltà a camminare, disturbi del linguaggio o della vista, forte incoordinazione o perdita improvvisa dell’udito: questi segnali richiedono una valutazione urgente, perché tra le cause possibili c’è anche un ictus del circolo posteriore. Se i capogiri sono ricorrenti, se si accompagnano a cadute o svenimenti, o se sospetti che un farmaco che stai prendendo li stia favorendo, la strada giusta è farli valutare, non interpretarli da soli.

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