Vitamina D: sai perché non dovresti mai prenderla da sola?

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Quando ci si informa sulla salute delle ossa o sul funzionamento del sistema immunitario, capita spesso di incontrare la vitamina D. Negli ultimi tempi potresti aver notato che questo nutriente viene sempre più spesso proposto in forma di integratore insieme alla vitamina K2. Viene spontaneo chiedersi se si tratti di una reale necessità clinica o piuttosto di una tendenza commerciale. La spiegazione di questo accostamento risiede nel modo in cui il tuo organismo gestisce il calcio.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il ruolo della vitamina D nell’assorbimento del calcio

Quando esponi la pelle alla luce del sole o assumi la vitamina D attraverso gli alimenti, il tuo corpo aumenta la sua capacità di assorbire il calcio a livello intestinale. Il calcio è un minerale indispensabile per lo scheletro, ma la sua presenza nel flusso sanguigno rappresenta solo il primo passo. Una volta entrato in circolo, deve infatti raggiungere la struttura ossea per renderla solida e densa. Il corpo umano dispone di complessi meccanismi di regolazione per assicurarsi che il calcio venga depositato correttamente nelle ossa e non si accumuli nei tessuti molli.

La vitamina K2 come guida per i minerali

In questo processo fisiologico si inserisce l’azione della vitamina K2. A livello teorico, questa sostanza attiva proteine specifiche legate al metabolismo del calcio: l’osteocalcina, che aiuta a fissare il minerale nelle ossa e nei denti, e la proteina Matrix Gla, che contribuisce a impedire al calcio di accumularsi nelle pareti delle arterie.

L’ipotesi commerciale sostiene che assumere vitamina D richieda obbligatoriamente l’integrazione di vitamina K2 per evitare il rischio di calcificazione vascolare. Il consenso scientifico attuale non supporta questa affermazione per la popolazione generale. Le linee guida internazionali indicano che un’adeguata integrazione di sola vitamina D, ai dosaggi raccomandati dal medico per correggere una carenza, è sicura e non causa depositi anomali di calcio nei vasi sanguigni. L’uso sistematico di integratori combinati non ha dimostrato benefici clinici superiori rispetto all’uso della sola vitamina D.

Le fonti alimentari e lo stile di vita

Puoi favorire l’apporto di questi due nutrienti partendo dalle scelte a tavola e dalle abitudini quotidiane. La vitamina D viene prodotta principalmente grazie all’esposizione moderata alla luce del sole, ma la trovi anche nei pesci grassi come salmone e alici, nel tuorlo d’uovo e nei latticini. La vitamina K2 si trova invece nei cibi fermentati come il natto, oltre che nei formaggi stagionati, nel burro e nelle uova.

Se la tua routine quotidiana o la stagione non ti permettono un’adeguata esposizione solare, un esame del sangue permetterà al medico di confermare un’eventuale carenza e prescrivere una integrazione alimentare. Le linee guida attuali raccomandano di integrare esclusivamente la vitamina D in caso di necessità accertata. Un’alimentazione varia ed equilibrata è generalmente in grado di fornire tutta la vitamina K2 necessaria per sostenere la fisiologia del corpo.

Quando prestare attenzione e consultare il medico

Se stai seguendo una terapia con farmaci anticoagulanti, in particolare i prodotti che contrastano l’azione della vitamina K, occorre cautela. Modifiche improvvise nell’apporto di questa vitamina, anche tramite integratori, possono interferire con l’efficacia delle cure. Confrontarti con il tuo medico ti permetterà di scegliere l’approccio più sicuro, proteggendo la salute ossea senza rischiare interferenze con altri trattamenti.

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