Cortisolo e pancia gonfia: esiste un legame?

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Un rapporto indiretto tra stress e pancia gonfia è plausibile, ma non è dimostrato che il cortisolo causi direttamente il comune gonfiore addominale. In alcune persone lo stress si associa a sintomi gastrointestinali più intensi attraverso la comunicazione tra cervello e intestino. Questo, però, non significa che il problema dipenda da un “cortisolo alto” né che abbassare questo ormone sia la soluzione.

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Gonfiore, distensione e grasso non sono la stessa cosa

Per gonfiore si intende una sensazione di pienezza, pressione o tensione addominale. La distensione, invece, è un aumento visibile della circonferenza dell’addome. I due fenomeni possono presentarsi insieme, ma puoi anche sentirti molto gonfio senza notare un cambiamento misurabile delle dimensioni della pancia.

Entrambi sono distinti dall’accumulo di grasso. Il gonfiore digestivo può variare durante la giornata o in relazione ai pasti, mentre il tessuto adiposo non compare e scompare nell’arco di poche ore.

Neppure il gas è sempre l’unico responsabile. Possono contribuire una maggiore sensibilità dell’intestino, alterazioni della motilità, un coordinamento anomalo dei muscoli addominali, stitichezza o specifiche intolleranze. In casi selezionati vanno considerate condizioni come celiachia, gastroparesi o altre patologie gastrointestinali.

Che ruolo hanno stress e cortisolo

Il cortisolo è coinvolto nella risposta dell’organismo allo stress, ma l’equazione “stress uguale cortisolo alto uguale pancia gonfia” è una semplificazione non supportata dalle prove disponibili. Mancano studi capaci di dimostrare che il cortisolo circolante sia una causa diretta del gonfiore.

Lo stress può comunque associarsi a un peggioramento dei sintomi gastrointestinali in alcune persone, soprattutto nei disturbi dell’interazione intestino-cervello, come la sindrome dell’intestino irritabile. La risposta è individuale e può riguardare diversi sintomi, non soltanto il gonfiore. L’associazione osservata non permette di attribuire l’effetto specificamente al cortisolo.

Alcune terapie psicologiche orientate all’asse intestino-cervello, come la terapia cognitivo-comportamentale e l’ipnoterapia intestino-diretta, possono ridurre i sintomi complessivi in alcuni pazienti con intestino irritabile. Le prove specifiche sul solo gonfiore sono meno solide e l’eventuale beneficio non dimostra un’azione ottenuta abbassando il cortisolo.

Quando il cortisolo alto cambia davvero l’addome

Un eccesso patologico e prolungato di cortisolo, come nella sindrome di Cushing, può favorire aumento di peso e accumulo di grasso soprattutto nel tronco e nella parte superiore del corpo. Questo fenomeno non equivale al gonfiore digestivo fluttuante.

La sindrome di Cushing presenta normalmente più segni progressivi: viso arrotondato, arti relativamente sottili, debolezza muscolare, facilità alla comparsa di lividi e larghe strie violacee. Il solo aumento della circonferenza addominale è poco specifico.

Per questo il gonfiore isolato non giustifica uno screening per la sindrome di Cushing né una misurazione casuale del cortisolo. Gli esami appropriati devono essere scelti e interpretati in base al quadro clinico. Un approfondimento endocrinologico può essere pertinente quando coesistono più segni suggestivi o vi è un’esposizione prolungata a farmaci corticosteroidi.

Quando far valutare il gonfiore

Se il disturbo è occasionale e non presenta elementi preoccupanti, endoscopie ed esami di imaging non sono indicati di routine. È invece opportuno parlarne con il medico quando il gonfiore è persistente, progressivo o comparso di recente senza una spiegazione evidente.

Richiedono attenzione anche alcuni segnali d’allarme: perdita di peso involontaria, sangue nelle feci, vomito, dolore addominale intenso, diarrea cronica, difficoltà a deglutire o importanti cambiamenti intestinali. La valutazione serve a cercare le cause gastrointestinali pertinenti, non a presumere automaticamente che il responsabile sia il cortisolo.

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