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Al banco del pesce la domanda sembra semplice: salmone o merluzzo, quale conviene davvero per i trigliceridi alti? La risposta onesta è che dipende da cosa stai cercando. Se il problema sono i trigliceridi non troppo elevati, il salmone ha un vantaggio nutrizionale reale e misurabile. Se invece parliamo genericamente di “infiammazione”, nessuno dei due pesci ha dimostrato di vincere questa sfida, perché quello che gli studi misurano sono piccole variazioni di alcuni indicatori nel sangue, non un beneficio clinico dimostrato.

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Perché il salmone parte in vantaggio sui trigliceridi
La differenza tra i due pesci si vede già nei numeri della composizione alimentare. Una porzione di 85 grammi di salmone atlantico cotto contiene circa 1,6-1,8 grammi di EPA e DHA, i due grassi omega-3 che intervengono nel metabolismo dei lipidi. La stessa quantità di merluzzo del Pacifico ne contiene appena 0,14 grammi: molto più EPA e DHA nel salmone, quindi, non è un dettaglio marginale.
Per questo le linee guida sui grassi nel sangue indicano di mangiare pesce almeno due volte a settimana, in particolare pesce grasso come il salmone, quando i trigliceridi sono moderatamente elevati. È una raccomandazione che riguarda l’insieme della dieta, non una promessa che il salmone da solo risolva il problema: gli effetti dello stile alimentare complessivo, in questo campo, non sono sempre stati misurati con gli stessi criteri rigorosi usati per i farmaci.
Cosa succede davvero se li metti a confronto
Qui la storia si complica. Quando i ricercatori hanno messo alla prova direttamente salmone e merluzzo, il quadro non è stato così netto come suggerirebbe la differenza di composizione. In uno studio su giovani adulti sani, il salmone ha ridotto i trigliceridi rispetto a una dieta a base di carne magra, ma non si è dimostrato superiore al merluzzo, più del merluzzo come inizialmente si poteva pensare. Era uno studio piccolo, pensato per esplorare l’ipotesi più che per confermarla, quindi non chiude la questione.
Anche il pesce magro, del resto, non è ininfluente. Una revisione di studi randomizzati ha rilevato una modesta riduzione dei trigliceridi anche mangiando pesce povero di grassi, rispetto a non mangiarne affatto. L’effetto era meno coerente negli studi con disegno più rigoroso e non si estendeva agli altri valori del colesterolo. Il merluzzo non è dunque inutile per chi tiene sotto controllo i trigliceridi: il vantaggio del salmone sta nella dose di omega-3, non nell’esclusività del beneficio.
L’infiammazione è un’altra storia
Sul fronte infiammatorio, la ricerca racconta qualcosa di diverso e più incerto. In uno studio randomizzato di sei mesi, sia il salmone sia il merluzzo hanno prodotto piccole riduzioni della proteina C-reattiva, un indicatore comune di infiammazione, senza differenze rilevanti tra i due pesci e senza effetti sui marcatori di infiammazione intestinale esaminati. Il salmone non ha battuto il merluzzo nemmeno qui.
Guardando l’insieme degli studi sugli omega-3 e l’infiammazione, la situazione resta a macchie. Le variazioni osservate in proteina C-reattiva e altre sostanze legate all’infiammazione mostrano risultati molto diversi da uno studio all’altro, al punto che gli stessi ricercatori parlano di un incerto significato clinico. Una riduzione di questi valori nel sangue non equivale a un miglioramento di sintomi, dolore o malattie infiammatorie: sono segnali biologici, non un esito che si può sentire o misurare nella vita quotidiana.
Quando la scelta tra i due pesci passa in secondo piano
C’è una situazione in cui il confronto salmone-merluzzo perde di senso: i trigliceridi molto alti. Da 500 mg/dL in su, e ancora di più a 1.000 mg/dL o oltre, il rischio principale non è più solo cardiovascolare ma riguarda la pancreatite, un’infiammazione del pancreas che può essere seria. In questi casi la scelta del pesce non sostituisce la valutazione e il trattamento di un medico.
Con trigliceridi così elevati le linee guida indicano una dieta temporaneamente molto povera di grassi, l’eliminazione di alcol e zuccheri aggiunti e, quando serve, farmaci specifici. In questo contesto, paradossalmente, il merluzzo può risultare più adatto del salmone proprio perché più magro e più compatibile con una restrizione severa dei grassi totali.
Per la maggior parte delle persone con trigliceridi solo lievemente sopra la norma, però, questo scenario non si applica: qui il salmone resta la scelta più coerente con le evidenze disponibili, senza che questo trasformi una porzione di pesce in un sostituto di terapie o controlli quando la situazione clinica lo richiede.
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