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Due morti per malaria in un grande aeroporto europeo sono una notizia che inevitabilmente colpisce.
Ma il focolaio registrato a Francoforte nelle scorse settimane non significa che la malaria stia tornando a diffondersi in Europa e, soprattutto, non indica oggi un rischio significativo per la popolazione italiana. Lo affermano sia le autorità europee sia il nostro Ministero della Salute.
Cosa è successo all’aeroporto di Francoforte
Secondo l’ultimo aggiornamento specifico dell’ECDC, al 28 agosto erano stati identificati sei casi di malaria da Plasmodium falciparum tra persone che lavoravano all’aeroporto internazionale di Francoforte.
Cinque si erano ammalate all’inizio di luglio e una a metà agosto. Due persone sono decedute, mentre le altre quattro sono state dimesse dall’ospedale. Un particolare è fondamentale: nessuna aveva recentemente viaggiato in un’area del mondo in cui la malaria è endemica.
È proprio questo dettaglio ad aver indirizzato le indagini verso quella che viene chiamata airport malaria, o malaria da aeroporto.
Cos’è la “malaria da aeroporto”

Shutterstock/Winai Pantho
Non si tratta di una nuova forma di malaria né di un nuovo parassita.
L’ipotesi è che una o più zanzare Anopheles infette siano arrivate a Francoforte a bordo di un aereo proveniente da una zona malarica, per esempio nella stiva o negli spazi destinati alle merci. Una volta giunte allo scalo, avrebbero punto alcuni lavoratori trasmettendo Plasmodium falciparum. È un fenomeno conosciuto dalla medicina, ma molto raro.
La malaria può essere una malattia grave: P. falciparum, in particolare, può evolvere rapidamente se non viene diagnosticato e trattato. La buona notizia è che la malaria è curabile, soprattutto quando viene riconosciuta tempestivamente.
Perché non è un nuovo “contagio” che può diffondersi tra le persone
Qui sta probabilmente il punto più importante per interpretare correttamente la notizia.
La malaria non è contagiosa come l’influenza o COVID-19. Non si trasmette stando accanto a una persona malata, condividendo un ambiente, tossendo o stringendosi la mano. Il normale ciclo di trasmissione richiede la puntura di una zanzara Anopheles infetta.
Il focolaio di Francoforte, quindi, non rappresenta l’inizio di una catena di contagio fra passeggeri. L’ECDC afferma esplicitamente che non risulta un aumento del rischio per la popolazione generale.
E per chi vive in Italia?
Anche il Ministero della Salute italiano, dopo essere stato informato attraverso il sistema europeo di allerta EWRS, ha attivato gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera e sta monitorando la situazione. La valutazione ufficiale è però chiara: il rischio per la popolazione italiana è basso.
L’Italia, tra l’altro, è considerata libera dalla malaria autoctona dal 1970. La malaria continua naturalmente a essere diagnosticata anche nel nostro Paese, ma nella grande maggioranza dei casi riguarda persone che hanno contratto l’infezione durante soggiorni in zone endemiche. Nei dati ISS relativi al 2017-2023, su 4.372 casi notificati soltanto 13 non risultavano collegati a viaggi in aree endemiche.
Quando invece la malaria va presa molto sul serio
La notizia di Francoforte non dovrebbe quindi cambiare le abitudini quotidiane di chi vive in Italia o generare timori nel prendere un aereo.
Diverso è il discorso per chi viaggia in Paesi dove la malaria è endemica, soprattutto nell’Africa subsahariana. In questi casi la prevenzione delle punture e, quando indicata, la profilassi farmacologica rimangono fondamentali.
E c’è una regola particolarmente importante: febbre durante o dopo un viaggio in una zona malarica richiede una valutazione medica tempestiva, ricordando sempre al medico dove si è stati. È questo il rischio concreto su cui vale la pena concentrare l’attenzione, molto più della rarissima eventualità di incontrare una zanzara “passeggera clandestina” in un aeroporto europeo.
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