E se i funghi psichedelici potessero alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia?

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

La neuropatia periferica provocata dalla chemioterapia può compromettere la sensibilità e limitare la possibilità di proseguire le cure oncologiche. In questa ricerca preclinica, due dosi di psilocibina somministrate prima della chemioterapia hanno impedito la comparsa di alterazioni compatibili con questa complicanza in modelli trattati con farmaci a base di platino o taxani.

Il risultato riguarda modelli sperimentali, non persone sottoposte a chemioterapia. La ricerca indica quindi una possibile strada da valutare clinicamente, ma non dimostra che la psilocibina prevenga la neuropatia nei pazienti.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

La protezione è durata durante più cicli

La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia, indicata anche con la sigla CIPN, può manifestarsi quando i farmaci danneggiano i nervi periferici. Lo studio ha esaminato se somministrare psilocibina prima del trattamento potesse prevenire questo danno, anziché intervenire dopo la comparsa dei sintomi.

Sono state sufficienti due dosi prima della chemioterapia per ottenere una prevenzione duratura nei diversi modelli esaminati. L’effetto è stato osservato anche durante cicli ripetuti di trattamento, un aspetto rilevante perché la tossicità neurologica può accumularsi con le successive somministrazioni.

I ricercatori hanno valutato sia la sensibilità tattile sia le terminazioni delle fibre nervose presenti nell’epidermide. La psilocibina ha mantenuto la risposta agli stimoli tattili e preservato queste terminazioni, due risultati coerenti con una protezione dei nervi periferici.

I mitocondri sono rimasti mobili negli assoni

L’analisi ha collegato la protezione al trasporto dei mitocondri lungo gli assoni, i prolungamenti attraverso cui le cellule nervose conducono i segnali. I mitocondri contribuiscono all’equilibrio energetico della cellula e la loro corretta distribuzione lungo l’assone era uno degli esiti direttamente studiati.

Con la psilocibina, trasporto e distribuzione mitocondriale sono rimasti preservati. La ricerca descrive il coinvolgimento della via molecolare TrkB-Akt-PAK5-MAP2-KIF5B e la rimobilizzazione di mitocondri trattenuti dalla proteina syntaphilin.

Questi dati sostengono un possibile meccanismo: mantenere disponibili i mitocondri nelle diverse parti dell’assone potrebbe stabilizzarne l’equilibrio energetico durante la chemioterapia. Si tratta di un’interpretazione sperimentale legata ai modelli studiati, non ancora di un meccanismo clinicamente confermato nell’essere umano.

Gli effetti hanno interessato anche il cervello

Il confronto non si è limitato ai nervi periferici. La psilocibina ha normalizzato l’attività sinaptica nella corteccia prefrontale mediale e la potenza delle onde alfa e beta misurate mediante elettroencefalografia.

Questi risultati indicano una preservazione della funzione neurale centrale nei parametri valutati. Non permettono però, da soli, di stabilire quali effetti cognitivi o sintomatici si avrebbero nelle persone, perché lo studio non riporta esiti clinici umani.

Un altro punto esaminato era la possibile interferenza con l’obiettivo della chemioterapia. Nei modelli utilizzati, la psilocibina non ha ridotto l’efficacia antitumorale. È un dato necessario per considerare ulteriori studi, ma deve essere verificato nei diversi tumori, trattamenti e contesti clinici prima di trarne conclusioni per i pazienti.

Dalla prova sperimentale alla verifica clinica

Gli autori interpretano la psilocibina come un possibile agente preventivo di nuova classe per la neuropatia da chemioterapia. Questa definizione riflette la combinazione osservata tra conservazione della sensibilità, protezione delle fibre nervose e mantenimento del traffico mitocondriale.

La portata attuale resta però preclinica. Non sono riportati partecipanti umani, frequenza degli effetti indesiderati nei pazienti, dosi cliniche o confronti con altre strategie preventive. Anche il riferimento degli autori alla sicurezza già conosciuta della psilocibina non sostituisce una valutazione specifica durante il trattamento oncologico.

Il passo giustificato dai risultati è dunque la sperimentazione clinica, non l’uso preventivo nella pratica. La ricerca mostra che la psilocibina può impedire il danno neurologico in più modelli di chemioterapia senza comprometterne l’attività antitumorale; resta da verificare se questa protezione sia efficace e sicura anche nelle persone.

Fonte: Psilocybin prevents chemotherapy-induced peripheral neuropathy through mitochondrial trafficking preservation.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli in evidenza