Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Ci sono giornate in cui ti accorgi di essere seduto con le spalle curve in avanti, lo sguardo basso sullo schermo, e ti chiedi se sia proprio quella postura a spiegare perché sei sfinito da metà pomeriggio. È un’associazione che sembra logica: corpo chiuso, energia chiusa. Ma le ricerche disponibili non permettono di dire che le spalle curve siano una causa indipendente di stanchezza generale o di cali di energia ricorrenti.
Questo non significa che postura e sensazioni non abbiano nulla a che fare tra loro. Significa che il rapporto è più piccolo, più specifico e più condizionato dal contesto di quanto suggerisca l’idea di una causa diretta. Per capire dove sta davvero il legame, conviene separare tre cose che spesso vengono confuse: l’effetto immediato di come ti siedi, la fatica muscolare che si accumula localmente, e la stanchezza che dura nel tempo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Cosa succede davvero quando ti raddrizzi
Alcuni esperimenti hanno messo alla prova l’idea in modo diretto: hanno chiesto a persone di sedersi eretti o incurvati per pochi minuti, spesso durante un compito che genera stress, e hanno misurato come si sentivano subito dopo. In uno di questi, condotto su 61 persone con sintomi depressivi lievi o moderati, la postura eretta ha ridotto la fatica autoriferita e aumentato stati d’animo più energici rispetto alla postura curva.
Un altro esperimento, su 74 partecipanti mantenuti in posizione tramite nastro fisioterapico durante un compito stressante, ha trovato che la postura eretta ha migliorato umore, arousal e autostima rispetto a quella incurvata. Sono risultati reali, ma riguardano una risposta acuta, misurata in laboratorio, non la stanchezza che si accumula durante una giornata di lavoro o settimane di sonno scarso.
Una sintesi più ampia, che ha messo insieme 313 misurazioni da 88 studi su quasi 10.000 persone, conferma questo quadro: le manipolazioni posturali producono un piccolo effetto sulle sensazioni percepite, ma non un cambiamento affidabile negli indicatori fisiologici. L’effetto era inoltre più marcato quando i partecipanti potevano intuire lo scopo dello studio, un segnale che parte del risultato potrebbe dipendere dall’aspettativa più che dal corpo in sé.
La fatica che senti nelle spalle non è la fatica che senti nel corpo
C’è poi un secondo tipo di stanchezza, diverso da quello misurato in laboratorio: quella che arriva dopo ore nella stessa posizione, quando le spalle iniziano a pesare e la schiena si irrigidisce. Qui la ricerca parla chiaro, ma di qualcos’altro. Si tratta quasi sempre di affaticamento muscolare locale, non di una stanchezza che coinvolge tutto il corpo o la mente.
È una distinzione che conta: il dolore alla spalla dopo ore al computer non è lo stesso fenomeno della sonnolenza che ti fa venire voglia di un pisolino a metà giornata. Curiosamente, alternare posizioni durante il lavoro, cosa che sembrerebbe la soluzione più ovvia, ha dato risultati incoerenti negli studi che l’hanno testata: a volte aiuta, spesso no in modo misurabile.
Anche l’idea che stare eretti migliori la respirazione, e quindi indirettamente l’energia, ha un fondo di verità solo parziale. Alcune misurazioni mostrano che le posizioni erette possono modificare alcuni parametri spirometrici rispetto a quelle curve, ma questi studi misurano la funzionalità dei polmoni, non l’ossigenazione dei tessuti né tantomeno la stanchezza clinica. È un salto che i dati non autorizzano.
Quando è la postura a seguire lo stato, non il contrario
C’è un’altra possibilità che il titolo del problema capovolge senza dirlo: a volte non è la postura a causare la stanchezza, ma lo stato psicofisico a modellare la postura. Nella depressione, per esempio, sono state osservate postura incurvata, rallentamento motorio e alterazioni dell’andatura, che potrebbero essere una conseguenza o un correlato dello stato della persona, non la sua origine.
La direzione della freccia causale, in questi studi, resta incerta: malattie fisiche, riduzione generale dell’attività e altri fattori possono contribuire a entrambe le cose insieme. Questo vale anche sul piano muscoloscheletrico: assumere una postura toracica più eretta può aumentare immediatamente l’ampiezza dei movimenti della spalla in un singolo momento, ma la forma della schiena da sola non risulta essere una causa importante di dolore cronico alla spalla.
Cosa fare quando la stanchezza non passa
Se il calo di energia è occasionale, legato a una giornata pesante o a una notte corta, cercare la causa nella postura ha poco senso pratico: probabilmente è solo stanchezza ordinaria. Il discorso cambia quando la fatica è persistente, peggiora nel tempo o limita in modo sensibile le attività quotidiane.
In quei casi, la stanchezza non dovrebbe essere attribuita automaticamente alle spalle curve, ma valutata insieme a un medico considerando sonno, umore, farmaci e possibili cause mediche, che spaziano da questioni ormonali a problemi cardiopolmonari o neurologici. Non è un consiglio da applicare a ogni episodio di stanchezza occasionale, ma un criterio da tenere presente quando il sintomo smette di essere isolato e diventa un pattern.
Raddrizzare le spalle, in definitiva, può cambiare come ti senti nei prossimi cinque minuti, in particolare in un momento di stress. Non è invece qualcosa che spiega perché sei stanco da settimane, e cercare la risposta lì rischia solo di allontanarti dalla causa vera, qualunque essa sia.
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.