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Dopo i 50 anni molti uomini cominciano ad alzarsi di notte per urinare, o notano che il getto non è più quello di prima. È un cambiamento reale: i sintomi dell’iperplasia prostatica benigna diventano più frequenti con l’età. Questo ingrossamento della ghiandola, che non è un tumore, è il problema prostatico più comune dopo quell’età.
In questo contesto si parla spesso dei semi di zucca. Il loro legame con la prostata esiste, ma riguarda una questione precisa: il possibile sollievo dei disturbi urinari in uomini che li hanno già. La prevenzione è un’altra storia. Non è dimostrato che mangiarli eviti l’ingrossamento della prostata o il tumore prostatico. Ed è ancora da stabilire quanto valga quel sollievo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Da dove nasce la fama dei semi di zucca
L’Agenzia europea per i medicinali colloca i preparati di semi di zucca per i sintomi urinari legati all’iperplasia prostatica nella categoria dell’uso tradizionale. È una categoria distinta da quella dell’efficacia clinica ben consolidata. «Uso tradizionale» indica una lunga storia d’impiego, non un beneficio dimostrato negli studi clinici.
Anche questa classificazione ha confini stretti. Riguarda specifici preparati medicinali, non una manciata di semi a colazione. Prevede inoltre che vengano usati per alleviare i sintomi dopo che un medico abbia escluso condizioni gravi. L’età, da sola, non basta come motivo per assumerli.
Che cosa hanno misurato gli studi
Lo studio più ampio sui semi interi ha seguito per 12 mesi 1.431 uomini tra 50 e 80 anni che avevano già disturbi urinari. Chi mangiava 5 grammi di semi due volte al giorno ha ottenuto più risposte sintomatiche del gruppo placebo. Quella quantità era il protocollo dello studio, non una dose consigliata.
Per «risposta» si intendeva un calo di almeno 5 punti nell’IPSS, un questionario che misura l’intensità dei sintomi urinari. Ecco i risultati principali, a confronto:
- semi interi: 58,5% di risposte contro 47,3% con il placebo;
- capsule di estratto, nello stesso studio: nessun aumento delle risposte rispetto al placebo;
- estratto, analisi congiunta di due studi: un vantaggio medio di 0,7 punti IPSS e circa 3 risposte in più ogni 100 persone trattate.
Il dato sui semi interi va letto con cautela. In quel gruppo il confronto era meno «alla cieca» rispetto a quello con le capsule: i partecipanti potevano capire più facilmente che cosa stavano assumendo. Gli autori stessi considerano il risultato esplorativo e chiedono uno studio di conferma prima di raccomandare i semi come trattamento.
Anche sull’estratto le prove restano incerte. I due studi analizzati insieme avevano dato esiti discordanti e la stima sulle risposte è compatibile anche con l’assenza di beneficio. L’analisi riguardava un estratto di marca ed era finanziata dall’azienda produttrice. Nessuno di questi studi ha misurato una riduzione della prostata o un effetto in uomini senza sintomi.
Seme, capsula e olio non sono la stessa cosa
Quando si dice «semi di zucca» si pensa a un prodotto unico. In realtà semi interi, estratti e olio vanno valutati separatamente, perché preparati ottenuti in modo diverso possono avere effetti diversi. Lo studio più ampio lo mostra bene: nello stesso gruppo di uomini, un segnale favorevole per i semi e nessuna differenza per le capsule.
Sull’olio esiste un piccolo studio randomizzato che ha osservato un miglioramento dei sintomi, inferiore però a quello ottenuto con la tamsulosina, un farmaco per questi disturbi. Lo studio era privo di placebo e solo parzialmente in cieco. Per questo non permette di considerare l’olio un’alternativa ai farmaci, né di trarre conclusioni sull’olio usato a tavola.
Anche le linee guida vanno in questa direzione. I semi di zucca non figurano tra i trattamenti raccomandati dalle linee guida europee di urologia del 2026. L’unica raccomandazione fitoterapica, peraltro debole, riguarda un estratto di un’altra pianta, la Serenoa repens. Nel Regno Unito resta in vigore un’indicazione del 2010 che invita a non offrire fitoterapia per questi sintomi.
Sono posizioni sui trattamenti clinici, non un divieto di mangiare semi di zucca. Come alimento restano una scelta libera. Il punto è che non vanno usati come terapia al posto di una diagnosi.
Quando i disturbi urinari vanno fatti valutare
Se hai disturbi urinari, conviene farne valutare la causa invece di dare per scontato che dipendano dalla prostata. Questi sintomi possono avere origini diverse. La valutazione tiene conto di come si presentano, della tua storia clinica e delle possibili diagnosi alternative.
Rivolgiti a un medico se i disturbi peggiorano o se compaiono febbre, sangue nelle urine, dolore quando urini o ritenzione urinaria, cioè la difficoltà a svuotare la vescica. Sono segnali che chiedono una visita, non un rimedio da provare a casa.
Anche i preparati medicinali a base di semi di zucca hanno effetti indesiderati. Sono segnalati disturbi gastrointestinali lievi, e il loro uso è controindicato in caso di ipersensibilità al prodotto.
Messo insieme, il quadro sposta la domanda di partenza. Dopo i 50 anni la questione utile riguarda meno i semi da aggiungere alla dieta e più da dove vengono i disturbi che avverti. Il modesto sollievo osservato negli studi, ancora da confermare, riguarda uomini che avevano già sintomi. Ha senso parlarne solo dopo che la causa di quei sintomi è stata chiarita.
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