Glicemia alta al mattino? Ecco perché la causa non è quella che pensi

Ultima modifica

Ti misuri la glicemia appena sveglio e il numero è più alto del solito. Tra i farmaci che prendi ce n’è uno di cui hai sentito dire che “alza lo zucchero”, e il collegamento viene spontaneo. Ha una base reale: alcuni medicinali di uso comune possono aumentare la glicemia o il rischio di sviluppare diabete.

Il punto delicato è un altro. L’orario della misurazione non rivela la causa. Un valore alto al risveglio ha spiegazioni più frequenti di un farmaco. E il cortisone, il medicinale che più chiaramente fa salire la glicemia, tende a farlo nel resto della giornata. In quel caso, guardare solo il mattino può addirittura far perdere l’effetto.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché la glicemia del risveglio può salire anche senza farmaci

Nelle persone con diabete, un rialzo al mattino ha spesso due spiegazioni. La prima è il fenomeno dell’alba, cioè un aumento della glicemia che si verifica nelle prime ore del mattino. La seconda è una copertura insulinica insufficiente durante la notte: la terapia smette di bastare prima del risveglio.

Esiste anche l’iperglicemia di rimbalzo, che può seguire un calo di zuccheri durante la notte, ma è una causa molto meno frequente delle altre. Per distinguere fra queste possibilità servono l’andamento della notte e la terapia in corso. Il singolo numero del mattino, da solo, è insufficiente.

Se il mattino dice poco sulla causa, la domanda diventa un’altra: che cosa fanno davvero i farmaci sospettati, e in quale momento della giornata.

Il cortisone alza la glicemia, ma soprattutto più tardi

I corticosteroidi sono l’esempio più chiaro. Il prednisone preso al mattino aumenta la glicemia soprattutto dopo i pasti, con effetti più marcati nel pomeriggio e alla sera. Il desametasone può avere effetti che durano oltre le 24 ore. Sono andamenti tipici, validi in media: quanto e per quanto la glicemia sale dipende anche da dose, modalità e durata della terapia.

Ne deriva una conseguenza pratica. Durante cicli ripetuti o prolungati di cortisone, controllare soltanto la glicemia del mattino può far perdere l’iperglicemia che compare nel resto della giornata. In queste situazioni contano piuttosto le misurazioni dopo i pasti o occasionali, con orari da concordare con chi ti segue.

Statine, diuretici e antipsicotici: effetti reali, ma diversi

Altri farmaci comuni compaiono spesso nei discorsi sulla glicemia. Descrivono però fenomeni diversi fra loro, e nessuno ha come segno caratteristico un picco al risveglio.

  • Statine: aumentano modestamente il rischio di una nuova diagnosi di diabete, un po’ di più con i regimi ad alta intensità. Con dosi basse o moderate, le nuove diagnosi sono state circa l’1,3% all’anno, contro l’1,2% con placebo.
  • Diuretici tiazidici, usati per la pressione: possono dare un piccolo aumento medio della glicemia a digiuno, dell’ordine di pochi mg/dL rispetto ad altri farmaci.
  • Antipsicotici, in particolare olanzapina e clozapina: sono associati a un maggior rischio di alterazioni metaboliche, e durante il trattamento la glicemia va tenuta sotto osservazione.

Un aumento medio di pochi mg/dL, osservato in un gruppo di persone, resta lontano dal dimostrare che il tuo valore di stamattina dipenda dal diuretico. Allo stesso modo, un rischio leggermente più alto di ricevere una diagnosi è una cosa diversa da una glicemia che sale ogni mattina.

La distinzione conta perché la tentazione può essere quella di sospendere il farmaco. Per le statine, il possibile aumento del rischio di diabete non è, da solo, un motivo per sospendere una terapia prescritta per proteggere cuore e vasi. Negli studi di prevenzione, i benefici cardiovascolari e sulla mortalità superano quel rischio.

Il piccolo effetto dei tiazidici giustifica ancora meno l’interruzione autonoma dell’antipertensivo. Un eventuale cambio di antipsicotico, invece, richiede una valutazione specialistica.

Come capire che cosa sta succedendo davvero

Se hai il diabete e misuri già la glicemia, puoi chiarire una serie di valori alti al risveglio insieme al curante. Si confrontano le misurazioni prima di coricarti, durante la notte e al risveglio, oppure i dati del sensore, se già ne usi uno. È l’andamento delle misurazioni, letto accanto alla terapia, a indicare dove sta il problema.

Svegliarsi tutte le notti per controllare non è necessario. Anche le dosi di insulina vanno modificate solo con chi ti segue.

Se invece non hai una diagnosi, una lettura alta del glucometro resta insufficiente per formularne una. Le soglie si basano sulla glicemia plasmatica di laboratorio dopo almeno otto ore di digiuno. Tra 100 e 125 mg/dL si parla di prediabete, da 126 mg/dL di diabete, e di norma il risultato va confermato. Se i valori al risveglio restano alti, è il momento di parlarne con il medico.

Quando fermarsi e quando chiedere aiuto subito

Spostare l’orario di un farmaco, ridurne la dose o interromperlo richiede sempre una valutazione clinica. Con il cortisone c’è un motivo in più: dopo alcune settimane di prednisolone, devi sentire il medico prima di interromperlo bruscamente.

Alcune situazioni non possono aspettare. In una persona con diabete, vomito persistente, incapacità di bere o un’alterazione dello stato mentale richiedono una valutazione medica immediata.

Il sospetto sul farmaco può quindi essere fondato, ma il valore del risveglio è il posto sbagliato in cui cercare la conferma. Per capire se un medicinale pesa sulla tua glicemia conta di più come i valori si muovono nell’arco della giornata, letti accanto a ciò che prendi e a che ora. Con il cortisone, spesso, la risposta arriva nel pomeriggio.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza