Pastiglia per la pressione? Attenzione a cosa bevi: non è tutto uguale

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Se assumi farmaci per la pressione alta, ti sarà capitato di concentrarti soprattutto sull’orario della compressa o sulle dosi prescritte. Spesso ci si dimentica che le bevande con cui accompagni le tue giornate possono interferire in modo significativo con l’efficacia delle terapie. Alcune bevande di uso comune contengono infatti sostanze capaci di modificare il modo in cui l’organismo assorbe o smaltisce i farmaci antipertensivi, riducendone l’effetto o potenziandolo in modo imprevisto.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Spremuta di pompelmo e infusi alla liquirizia

Il succo di pompelmo è tra gli esempi più noti di interferenza tra alimentazione e terapie. Questa bevanda blocca un enzima presente nell’intestino e nel fegato che ha il compito di smaltire diversi principi attivi, tra cui molti farmaci appartenenti alla famiglia dei calcio-antagonisti. Quando l’enzima viene bloccato, una quantità eccessiva di farmaco entra nel circolo sanguigno, provocando cali di pressione improvvisi, forti mal di testa o palpitazioni. Se ami le tisane, fai attenzione alla liquirizia: la glicirrizina contenuta nella radice stimola la ritenzione di sodio ed elimina il potassio con le urine, aumentando direttamente la pressione e contrastando l’effetto dei diuretici.

Caffè, tè e bevande energetiche

La caffeina e le altre sostanze stimolanti presenti nel caffè, nel tè concentrato e nelle bevande energetiche agiscono stringendo temporaneamente i vasi sanguigni e stimolando l’attività del cuore. Se ti accorgi che la tua pressione fatica a stabilizzarsi nonostante le cure, il consumo eccessivo di queste bevande potrebbe essere una delle cause. L’effetto stimolante della caffeina può contrastare in modo diretto l’azione di controllo del ritmo cardiaco dei beta-bloccanti e rendere meno omogeneo il controllo dei valori durante la giornata. Il consenso scientifico indica che non occorre eliminare del tutto il caffè, ma è raccomandato limitarne il consumo complessivo giornaliero, poiché l’interferenza dipende dalla quantità totale di caffeina assunta e non dal semplice orario in cui si beve rispetto alla compressa.

Alcolici e pressione arteriosa

Le bevande alcoliche interagiscono con i farmaci antipertensivi attraverso un doppio meccanismo. A breve termine l’alcol dilata i vasi sanguigni e, se combinato con la terapia, può causare ipotensione ortostatica, ovvero una sensazione di stordimento o vertigine quando ti alzi in piedi. Sul lungo periodo il consumo regolare o abbondante di alcol stimola invece il sistema nervoso simpatico, facendo salire i valori e costringendo a rivedere i dosaggi delle cure. Ridurre le bevande alcoliche aiuta il tuo corpo a rispondere meglio ai farmaci e protegge la salute del cuore.

Come organizzare la giornata in sicurezza

Gestire la terapia per la pressione nella vita quotidiana richiede pochi accorgimenti pratici. Prendi l’abitudine di deglutire la compressa sempre con un semplice bicchiere d’acqua a temperatura ambiente, evitando di usare succhi, tè o caffè al momento dell’assunzione. Se noti sintomi come capogiri frequenti, stanchezza insolita o sbalzi di pressione, valuta le tue abitudini quotidiane e parlane con il tuo medico di medicina generale. Condividere cosa bevi durante la giornata permette di adattare le cure alle tue esigenze e mantenere la pressione sotto controllo in modo sicuro.

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