Pressione che crolla? Attento a questa strana coppia di farmaci

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Alcune coppie di medicinali, prese insieme, possono abbassare la pressione molto più di quanto farebbe ciascuna da sola. L’esempio più noto è sildenafil con nitrati: il sildenafil potenzia l’effetto dei nitrati sulla pressione, e per questo l’associazione è controindicata.

Queste interazioni sono descritte da tempo nelle informazioni ufficiali dei farmaci. Il rischio è conosciuto, ma chi assume i due medicinali spesso non lo conosce.

Per capire quando un capogiro dipende davvero da questo meccanismo servono due distinzioni. La prima separa un capogiro qualunque da un calo di pressione misurabile. La seconda separa l’effetto di un singolo farmaco dalla vera interazione fra due farmaci.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quando il capogiro è davvero un calo di pressione

Il calo di pressione che compare quando ti alzi in piedi si chiama ipotensione ortostatica. Ha una soglia precisa: entro tre minuti dal passaggio alla posizione eretta, la pressione massima scende di almeno 20 mmHg oppure la minima di almeno 10, e resta bassa.

La definizione si basa sulla misurazione, non sulla sensazione. Capogiri e vertigini possono avere molte altre cause. Il sintomo da solo, quindi, basta a far sorgere il sospetto ma non a dimostrare che la pressione sia scesa.

Effetto di un farmaco o interazione fra due

Alcuni medicinali possono abbassare la pressione anche quando vengono presi da soli. Una revisione di 69 studi controllati con placebo ha registrato più casi di ipotensione ortostatica con beta-bloccanti, antidepressivi triciclici e alfa-bloccanti.

Sono dati raccolti in gruppi precisi. Per i triciclici riguardano soprattutto le dosi usate per la depressione, per gli alfa-bloccanti soprattutto uomini con disturbi urinari. Descrivono quanto spesso una classe di farmaci abbassa la pressione, e dicono poco sul rischio di una singola persona con una singola molecola.

Per altre classi, come ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti e SSRI, i risultati di quella revisione non hanno raggiunto la significatività statistica. La domanda resta quindi aperta, soprattutto per le persone poco rappresentate negli studi. Anche l’idea che più farmaci sommino i loro effetti è plausibile, ma va verificata combinazione per combinazione.

Una vera interazione è un’altra cosa: un farmaco cambia il modo in cui l’altro agisce o viene smaltito dall’organismo. Gli esempi più chiari di calo pressorio si trovano proprio qui.

Tre combinazioni con un rischio documentato

Nel caso di sildenafil e nitrati, il divieto vale anche per l’uso occasionale dei nitrati, non soltanto per chi li prende ogni giorno. Le informazioni ufficiali non indicano nessun intervallo di tempo che renda sicura la combinazione distanziando le assunzioni.

Sildenafil e alfa-bloccanti sono un caso diverso. Insieme possono abbassare ulteriormente la pressione e causare in alcune persone capogiri, sensazione di svenimento o uno svenimento vero e proprio. L’associazione resta possibile se la terapia con l’alfa-bloccante è stabile e se il sildenafil viene iniziato con prudenza. Contano anche altri antipertensivi e un’eventuale riduzione dei liquidi in circolo.

La tizanidina, un miorilassante, è invece controindicata insieme alla ciprofloxacina, un antibiotico, o alla fluvoxamina, un antidepressivo. Il meccanismo procede per tappe. Questi due farmaci rallentano lo smaltimento della tizanidina, che resta nell’organismo in quantità maggiore e può far scendere la pressione in modo marcato.

Negli studi sull’uomo, con queste combinazioni sono comparse anche più sonnolenza e una minore prontezza nei movimenti e nelle reazioni. Ne deriva che un capogiro può nascere dalla sedazione e non dalla pressione. La controindicazione riguarda questi due farmaci specifici, non tutti gli antibiotici o gli antidepressivi.

Quando lo svenimento richiede soccorso urgente

Alcuni segnali vanno trattati come un’emergenza, qualunque sia la causa sospettata. Serve assistenza urgente quando uno svenimento:

  • è accompagnato da dolore al petto;
  • è accompagnato da difficoltà a parlare o a muoversi;
  • è seguito da un mancato recupero;
  • avviene durante uno sforzo fisico o mentre la persona è sdraiata.

In questi casi non si aspetta che passi. L’episodio va trattato come urgente anche se si sospetta che dipenda da un farmaco o dalla pressione bassa.

Se i capogiri si ripetono

Capogiri o svenimenti ricorrenti vanno valutati da un medico. Se un farmaco contribuisce al calo di pressione, il medico può modificarne la dose o sceglierne un altro. La scelta dipende dalla causa che emerge dalla valutazione.

Sospendere un medicinale di tua iniziativa può creare un problema nuovo. Con la tizanidina, per esempio, un’interruzione improvvisa può far salire la pressione e accelerare il battito cardiaco: è il cosiddetto effetto rimbalzo.

Lo stesso ragionamento vale per i farmaci contro la pressione alta. Le linee guida americane sulla terapia antipertensiva sostengono il controllo della pressione anche quando è presente un’ipotensione ortostatica senza sintomi. Se i sintomi compaiono, soprattutto dopo l’avvio o l’aggiunta di un farmaco, serve una valutazione caso per caso.

Le interazioni più pericolose sono già scritte nelle informazioni dei farmaci. Il passaggio più fragile è il collegamento tra quei documenti e la terapia che prendi davvero. Per questo l’informazione più utile da portare a chi ti cura è l’elenco completo dei medicinali, compresi quelli che usi solo ogni tanto, come un nitrato preso al bisogno.

Fonti

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