- Può un esame del sangue essere non solo inutile… ma addirittura dannoso?
- Fare un check-up quando ci sentiamo benissimo… è davvero prendersi cura della propria salute? Non potrebbe essere l’autostrada verso una forma d’ansia nuova fiammante?
- Sei sicuro che il certificato di “tutto a posto” che ti danno valga più di una passeggiata o di una dieta appena decente?
- E se invece ti dicessi che fare troppi esami potrebbe essere un modo molto costoso per rovinarti la giornata e in alcuni casi anche la vita?
- Ti è mai venuto in mente che il rifiuto da parte del medico curante alla tua richiesta di fare i classici esami annuali di routine non sia un dispetto ma un favore che ti sta facendo?
- Forse sto esagerando, ma uno dei comportamenti più rischiosi da sano è fare esami di prevenzione…
- Ma soprattutto, perché impegnarsi preventivamente nello stile di vita quando puoi investire in ansia da referto?
- Se ti dicessero che hai una malattia che non ti darà mai alcun sintomo né problema, vorresti saperlo? Ma soprattutto ti cureresti lo stesso?
Se queste domande ti stanno mettendo a disagio, congratulazioni: sei nel posto giusto. Oggi parliamo di un tema che scotta più della sdraio in plastica in spiaggia a mezzogiorno: l’eccesso di esami medici.
La grande illusione del check-up

La medicina, ma soprattutto la letteratura medica, ci dimostra che la diagnosi precoce non sempre salva la vita. Anzi, può complicarla.
Lascia che ti faccia un esempio pratico, inventato, ma verosimile. Sai cos’è un incidentaloma?
Un incidentaloma è un souvenir che ti porti a casa da un esame fatto semplicemente “per scrupolo” o per ragioni differenti, come ad esempio una radiografia fatta per un mal di schiena che incidentalmente trova altro..
Può essere una piccola alterazione, un nodulino, un’ombra, semplicemente qualcosa che “merita approfondimenti”. Non lo cercavi, non sapevi nemmeno che esistesse, e in teoria nemmeno lui ti stava cercando. Ma vi siete trovati.
Ecco, da lì in poi inizia il viaggio: risonanza, visita, magari biopsia.
Paura, Google, notti insonni.
- Poi, nella migliore delle ipotesi si scopre che era del tutto innocuo e hai buttato via semplicemente sei mesi della tua vita, un paio di stipendi in approfondimenti e visite inutili e tanta ansia.
- Nella peggiore delle ipotesi ti curano per una malattia che sarebbe regredita da sola e i farmaci, quando non addirittura un intervento chirurgico, ti creano problemi, questi sì reali, con effetti collaterali veri, tangibili, a volte permanenti, potenzialmente mortali.
E tutto per qualcosa che, se nessuno avesse visto, non avrebbe mai fatto notizia. Ti hanno salvato da un nemico che forse non era nemmeno un nemico. Ma intanto il danno è fatto.
A volte il vero atto medico è decidere di non fare
È stato pubblicato un bellissimo documento firmato da SlowMedicine che affronta esattamente questi aspetto; leggo testualmente:
“La diagnosi precoce si basa sull’assunto (sbagliato) che tutte le malattie progrediscano da una fase asintomatica, caratterizzata da minime alterazioni biologiche, fino ad uno stadio di malattia conclamata. Perciò, tanto prima riconosciamo la malattia, tanto più semplice ed efficace sarà la cura. Il problema, però, è che non tutte le malattie seguono un percorso così lineare: in alcuni casi, evolvono lentamente, in altri presentano un andamento tumultuoso e incontrollabile, in altri casi ancora (la maggioranza) regrediscono in modo spontaneo. […] Molte persone, però, non hanno alcuna consapevolezza che la ricerca di malattie in soggetti asintomatici potrebbe avere delle conseguenze negative. In genere le informazioni tendono ad esaltare i benefici e a sottostimare i danni associati agli screening e nessuno parla dei rischi correlati a un eccesso di diagnosi”
Pacchetti prevenzione: lo shopping dell’ansia
Hai presente quei pacchetti che ti propongono in farmacia, clinica privata, assicurazione, azienda?
“Prevenzione donna”, “Check-up intestino felice”, “Pacchetto energia e vitalità”…
Sembrano nomi di frullati detox di dubbia qualità, invece sono accertamenti medici venduti come panini al fast food: scegli, clicchi, paghi, ti illudi.
E se ti dicono che è tutto a posto? Ritorni a sfondarti di patatine tanto “le analisi sono ok”?
Ma altrettanto grave è quando trovano qualcosa… perché è lì che inizia il pellegrinaggio: altri esami, visite, ansia, magari una biopsia tanto per sicurezza. E intanto ti curi per qualcosa che non ti avrebbe mai dato nessun sintomo nella vita reale.
Perché chiariamo un aspetto importante: non si sta parlando di ignorare un sintomo, si sta parlando di cercare una malattia quando non c’è motivo di farlo. Non stiamo parlando di evitare un’antipatica colonscopia a un soggetto con documentata familiarità per tumore al colon che è tutto un altro paio di maniche. Così come lo sono specifici screening di popolazione con una documentata utilità…
Ecco la parola chiave… documentata…
Un gruppo di ricercatori danesi ha seguito oltre 250.000 persone per decenni, confrontando chi faceva check-up regolari e chi no. Risultato?
Passami la semplificazione forse un po’ eccessiva, ma zero differenze in termini di mortalità.
Ripeto, si sta parlando di esami di routine e checkup prescritti, come si dice scientificamente, ad minchiam, non di approfondimenti prescritti dal medico in circostanze specifiche e motivate… questa è una differenza fondamentale da comprendere.
Un apparente paradosso
Concludiamo con un aspetto importante, che è poi il fulcro attorno a cui ruota la principale critica che viene posta a questi dati.
Molti di noi conosceranno qualcuno a cui è stato trovato per caso un problema, poniamo un tumore tanto per essere allegri, e che è poi stato curato con successo…
Questa situazione smonta tutto quello che abbiamo detto finora, giusto?
Mmmm…
Si tralasciano due aspetti importanti della questione:
- Hai la prova che se non scoperto e curato quello stesso tumore avrebbe creato problemi? No, non ce l’hai. Ma mettiamo pure che sia così, perché sicuramente nella quantità qualcuno lo salviamo, su questo non c’è dubbio… Ma…
- A quanti creiamo dei problemi? Questa è esattamente la risposta che ci danno gli studi condotti su 250000 persone… se non salviamo vite in più, significa che per ogni persona effettivamente salvata potremmo condannarne altre… ma siamo ottimisti e diciamo che non causiamo morti iatrogene… mettiamo che semplicemente non ci sia differenza statistica… questo non cancella le persone sane trasformate in pazienti, con le loro vite peggiorate da un eccesso di zelo. Farmaci assunti inutilmente, con effetti collaterali concreti. Interventi chirurgici “precauzionali” che lasciano cicatrici permanenti su problemi che forse non sarebbero mai diventati tali.
Ricordati sempre che l’esperienza individuale non è una prova scientifica e non ti dice quante persone sono state danneggiate per salvarne una. E nemmeno ti dice se quella persona si sarebbe salvata comunque. È difficile da accettare, perché va contro l’istinto, contro il senso comune, contro l’idea rassicurante che “più controlli = più salute”.
Non fraintendermi… è inevitabile e umano pensare che quella singola persona effettivamente salvata potremmo essere noi, ma è altrettanto probabile, anzi di più, entrare nel club dei sovradiagnosticati.
In ultimo lasciami chiarire alcuni aspetti molto, molto importanti.
Questo articolo NON vuol suggerire che tutti gli esami siano inutili, ma che non tutti gli esami sono utili per tutti, in ogni momento, giusto “per scrupolo”.
Non ti sto affatto consigliando di ignorare i sintomi né tanto meno di evitare i controlli raccomandati dal tuo medico, anzi, quello che ti sto dicendo è proprio il contrario, lascia che sia il tuo medico a fare il medico, perché ci sono esami fondamentali, screening efficaci per un dimostrato rapporto rischi/benefici.
Inizia a ringraziare il tuo medico quando decide di NON prescriverti un esame, perché può essere che ti stia facendo un favore… e se non ti fidi del tuo medico cambialo, la fiducia medico-paziente è tutto.
Questo articolo vorrebbe invece essere un’accorata supplica contro il fai-da-te sanitario, la prevenzione da volantino e la diagnosi in offerta 3×2. È una difesa appassionata della medicina sobria, giusta, personalizzata. Quella che non promette certezze, ma che si basa su prove statistiche, ragionamento clinico e non ultimo un po’ di buon senso.
È un invito a non confondere il più con il meglio.
A capire che fare di meno, a volte, è esattamente ciò che serve per stare meglio.
Che un medico che ti ascolta, ti visita e non ti prescrive niente, potrebbe essere il professionista più competente che tu abbia mai incontrato.