E tu sai perché è importante dormire nel buio più completo?

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Dormire con la televisione accesa. Lasciare una lampada sul comodino. Tenere aperte le tapparelle con i lampioni che illuminano la stanza. Oppure addormentarsi mentre lo schermo del telefono continua ad accendersi accanto al letto.

Sembrano dettagli insignificanti. Eppure un nuovo studio pubblicato sull’European Heart Journal suggerisce che la quantità di luce a cui siamo esposti durante la notte potrebbe avere qualcosa a che fare persino con la struttura e il funzionamento del nostro cuore.

Attenzione, però: lo studio non dimostra che una luce accesa durante la notte provochi un infarto.

Eppure i risultati sono abbastanza interessanti da ricordarci che, per il nostro organismo, notte e giorno non sono intercambiabili.

Oltre 11.000 persone osservate anche con la risonanza magnetica

I ricercatori hanno analizzato i dati della UK Biobank, concentrandosi inizialmente su oltre 11.000 adulti senza malattie cardiovascolari note.

Per sette giorni i partecipanti avevano indossato al polso un dispositivo capace di registrare non soltanto movimento e riposo, ma anche la quantità di luce ambientale.

Gli scienziati hanno considerato in particolare l’esposizione notturna a livelli superiori a 3 lux: una quantità sorprendentemente modesta, scelta anche perché studi sperimentali indicano che livelli di questa grandezza possono già interferire con la secrezione notturna di melatonina.

Circa tre anni dopo, i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cardiaca, una delle tecniche più precise disponibili per misurare volumi, spessore delle pareti e capacità di contrazione delle diverse camere del cuore.

Ed è qui che sono emerse differenze interessanti.

Più luce di notte, un cuore leggermente diverso

Rispetto alle persone sostanzialmente non esposte a luce superiore a 3 lux durante la notte, quelle nella categoria di esposizione più elevata presentavano in media:

  • una massa del ventricolo sinistro maggiore del 2,4%;
  • pareti del ventricolo sinistro mediamente più spesse dell’1,5%;
  • una frazione di contrazione miocardica inferiore dell’1,9%;
  • alcuni indici della deformazione e della capacità contrattile del muscolo cardiaco meno favorevoli.

Sono state osservate associazioni anche a carico del ventricolo destro e dell’atrio sinistro. Inoltre, per molti parametri il rapporto appariva graduale: aumentando l’esposizione alla luce notturna, aumentavano anche le alterazioni osservate.

Le differenze individuali sono piccole e non significano certo che chi dorme con una lucina accesa abbia un cuore malato.

A livello di popolazione, però, modificazioni come l’aumento della massa ventricolare o un peggioramento subclinico della funzione cardiaca possono essere interessanti perché rappresentano possibili passaggi intermedi nello sviluppo delle malattie cardiovascolari.

E negli anni successivi?

Gli autori hanno poi ampliato l’analisi a oltre 70.000 partecipanti, verificando la comparsa di eventi cardiovascolari nel corso di circa 8-10 anni.

Dopo aver corretto statisticamente i risultati per numerosi fattori — tra cui età, sesso, attività fisica, fumo, consumo di alcol, obesità, ipertensione, diabete, colesterolo, inquinamento atmosferico e altre variabili — le persone maggiormente esposte alla luce durante la notte mostravano, rispetto a quelle non esposte, un rischio superiore del:

  • 29% per lo scompenso cardiaco,
  • 15% per la fibrillazione atriale,
  • 24% per l’infarto,
  • 33% per l’ictus
  • e 26% per la mortalità cardiovascolare.

Sono percentuali che colpiscono, ma devono essere interpretate correttamente: indicano aumenti relativi del rischio e soprattutto derivano da uno studio osservazionale.

In altre parole, non possiamo concludere che sia stata proprio la luce a causare quegli eventi.

Perché la luce di notte potrebbe essere un problema?

Il nostro organismo utilizza la luce come uno dei principali segnali per sincronizzare l’orologio circadiano, il sistema biologico che coordina nell’arco delle 24 ore sonno, pressione arteriosa, frequenza cardiaca, metabolismo e moltissime altre funzioni.

Durante la notte, l’esposizione alla luce può interferire con questo sistema e ridurre la secrezione di melatonina, l’ormone che contribuisce a segnalare all’organismo che è arrivato il momento biologico del riposo.

Non sorprende quindi che nello studio chi era maggiormente esposto alla luce notturna tendesse anche a dormire meno.

Le analisi statistiche degli autori suggeriscono infatti che la minore durata del sonno potrebbe spiegare dal 24% al 49% dell’associazione osservata tra luce notturna e molte delle modificazioni cardiache.

Ma non sembra essere tutta la storia.

La perturbazione dei ritmi circadiani potrebbe influenzare anche attività del sistema nervoso autonomo, infiammazione, metabolismo, funzione dei vasi sanguigni e stress ossidativo: tutti meccanismi potenzialmente rilevanti per la salute cardiovascolare.

Significa che dobbiamo dormire nell’oscurità assoluta?

Qui occorre evitare una conclusione che lo studio non consente di trarre.

I ricercatori non hanno condotto un esperimento assegnando casualmente alcune persone a dormire al buio e altre con la luce accesa. Hanno semplicemente osservato l’esposizione abituale alla luce e ciò che è accaduto successivamente.

Inoltre, la luce è stata misurata soltanto per sette giorni, il sensore non permetteva di distinguere con precisione le diverse lunghezze d’onda e, trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile escludere completamente che altre caratteristiche dello stile di vita o dell’ambiente abbiano contribuito ai risultati. Gli stessi autori sottolineano esplicitamente che non è possibile dimostrare un rapporto di causa-effetto.

Quindi no: questi dati non dimostrano che dobbiamo raggiungere lo “zero lux” o tappezzare la camera da letto di tende oscuranti per proteggere il cuore.

Dicono però qualcosa di più ragionevole.

Di giorno luce, di notte buio

Per milioni di anni il nostro organismo si è evoluto con una distinzione molto semplice: luce durante il giorno, oscurità durante la notte.

L’illuminazione artificiale ci permette di ignorare facilmente questa alternanza, ma la nostra biologia continua in larga misura a funzionare secondo quell’antico ritmo.

Ridurre le fonti di luce inutili durante il sonno è quindi una misura semplice e praticamente priva di svantaggi: spegnere televisori e lampade, limitare la luce che entra dall’esterno e fare in modo che la camera da letto rimanga il più possibile buia.

Non perché questo nuovo studio abbia dimostrato che dormire al buio prevenga infarti e ictus.

Ma perché aggiunge un altro tassello a un quadro sempre più coerente: anche l’ambiente in cui dormiamo può contribuire alla qualità del sonno e, probabilmente, alla salute cardiovascolare nel lungo periodo.

E forse la cosa più interessante è proprio questa.

Quando pensiamo alla salute del cuore, ci vengono subito in mente dieta, attività fisica, pressione, colesterolo e fumo.

Difficilmente pensiamo all’interruttore della luce sul comodino.

Forse dovremmo cominciare a farlo.

Fonte: Dai J, Dai W, Heianza Y, Qi L. “Nighttime light exposure and cardiac structure and function”, European Heart Journal, pubblicato online il 9 settembre 2026.

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