Pressione alta? Bevi questo prima di dormire (e non è la camomilla)

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L’importanza dell’idratazione e della qualità del sonno per il sistema cardiovascolare

Il controllo della pressione arteriosa non si esaurisce durante il giorno, ma è un processo continuo. Durante un riposo notturno di buona qualità, il nostro organismo va incontro a una fisiologica riduzione dei valori pressori, compresa tra il 10% e il 20%, un fenomeno noto in ambito clinico come “profilo dipper”. Un’adeguata idratazione corporea è essenziale per la salute cardiovascolare generale, poiché aiuta i reni a espellere il sodio in eccesso.

Tuttavia, l’idea che bere un bicchiere d’acqua proprio prima di dormire abbassi la pressione è un falso mito privo di fondamento scientifico. Al contrario, dal punto di vista clinico, un’eccessiva assunzione di liquidi a ridosso del sonno è sconsigliata: provoca frequentemente nicturia, ovvero la necessità di alzarsi per urinare. La frammentazione del sonno che ne consegue è un noto fattore di rischio cardiovascolare. Un sonno disturbato o insufficiente attiva il sistema nervoso simpatico, impedendo il naturale calo pressorio notturno e favorendo, nel tempo, l’insorgenza o il peggioramento dell’ipertensione. La strategia corretta consiste nel mantenere un’ottima idratazione durante l’intero arco della giornata, riducendo l’apporto di liquidi nelle ore serali.

Infusi e tisane: alleati del rilassamento serale

Se si desidera consumare una bevanda calda serale, la scelta migliore ricade su infusi naturali, rigorosamente privi di caffeina e non zuccherati. Una delle opzioni che ha mostrato alcuni riscontri nella letteratura scientifica è la tisana all’ibisco (karkadè). Studi clinici suggeriscono che un consumo regolare di ibisco possa avere un modesto effetto antipertensivo, verosimilmente grazie al contenuto di antociani e polifenoli che favoriscono la funzione endoteliale.

Altrettanto valide, sebbene con uno scopo diverso, sono le classiche tisane a base di camomilla, melissa o passiflora. Queste erbe non possiedono proprietà antipertensive dirette, ma agiscono come facilitatori dell’igiene del sonno. Favorendo il rilassamento, contribuiscono ad abbassare i livelli di stress e a ridurre il tono simpatico (e la conseguente liberazione di catecolamine e cortisolo), creando le condizioni fisiologiche ideali per un sonno profondo e ristoratore, indispensabile per il calo pressorio notturno.

Cosa evitare di bere per prevenire picchi pressori notturni

Per proteggere il cuore durante la notte, è fondamentale sapere quali bevande escludere. Il nemico principale in questo contesto è l’alcol. Spesso usato erroneamente per “conciliare” il sonno, l’alcol altera gravemente l’architettura del riposo. Sebbene possa inizialmente indurre sonnolenza, nelle ore successive provoca risvegli frequenti, aumento della frequenza cardiaca e picchi ipertensivi. Inoltre, l’alcol rilassa la muscolatura delle vie aeree superiori, aggravando o smascherando la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), una delle cause più frequenti di ipertensione resistente e di mancato calo pressorio notturno.

Vanno categoricamente evitate anche le bevande contenenti caffeina (caffè, tè nero, energy drink) dal tardo pomeriggio in poi. La caffeina blocca i recettori dell’adenosina, frammenta il sonno e mantiene elevato il tono vascolare. Infine, le bevande zuccherate o i succhi di frutta andrebbero esclusi: l’eccesso di zuccheri semplici stimola picchi glicemici e insulinici, promuovendo nel lungo termine la rigidità arteriosa e la disfunzione metabolica.

Consigli pratici e gestione clinica

Per ottimizzare la salute cardiovascolare notturna, l’approccio più pragmatico è concentrare l’idratazione al mattino e nel pomeriggio. È consigliabile sospendere l’assunzione di liquidi (incluse le tisane) almeno 1 o 2 ore prima di coricarsi, specialmente in chi soffre di ipertensione in età matura o presenta problemi prostatici, per garantire un riposo ininterrotto.

In conclusione, nessuna bevanda serale possiede poteri curativi magici. Scegliere un infuso rilassante al posto di un bicchiere di vino o di una bevanda zuccherata è un’ottima abitudine di igiene di vita, ma non deve mai sostituire i pilastri del trattamento antipertensivo: una dieta a basso contenuto di sodio, il controllo del peso corporeo, l’attività fisica e la scrupolosa assunzione delle terapie farmacologiche prescritte. Se si registrano costantemente valori pressori elevati al mattino appena svegli, è fondamentale parlarne con il proprio cardiologo o medico curante: potrebbe essere il segno di un profilo “non-dipper” o di apnee notturne, condizioni che richiedono un adeguamento tempestivo e mirato della terapia medica, come lo spostamento dell’orario di assunzione dei farmaci.

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