Instabilità dopo i 60 anni? Non è l’età, è colpa di questo segnale…

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L’instabilità posturale che si sperimenta dopo i sessant’anni non è un destino ineluttabile, ma il risultato di fisiologici cambiamenti nel nostro sistema neuromuscolare e sensoriale. Molte persone iniziano a percepire una leggera incertezza durante le attività quotidiane, come scendere le scale o camminare su superfici irregolari. Questa sensazione di insicurezza innesca spesso quella che in ambito clinico definiamo “paura di cadere”: per timore di perdere l’equilibrio si riduce il movimento, alimentando un circolo vizioso che porta a un rapido decondizionamento fisico. Comprendere che l’equilibrio è una funzione motoria che può – e deve – essere allenata è il primo passo per preservare la propria autonomia e prevenire le cadute.

Perché la stabilità diminuisce nel tempo

Il mantenimento della posizione eretta è un compito complesso. Dipende dalle informazioni che il sistema nervoso centrale riceve e processa da tre fonti: la vista, l’apparato vestibolare (situato nell’orecchio interno) e il sistema somatosensoriale, di cui fa parte la propriocezione, ovvero la capacità dei recettori situati in muscoli e articolazioni di informare il cervello sulla posizione del corpo nello spazio. Con l’avanzare dell’età, la velocità e la precisione di queste informazioni tendono a ridursi.

A questo si somma un fattore biomeccanico fondamentale: la progressiva perdita di forza (dinapenia) e di massa muscolare (sarcopenia). Per mantenere l’equilibrio, il nostro corpo utilizza strategie di compenso basate principalmente sui muscoli delle caviglie, delle anche e del tronco (il cosiddetto “core”). Quando questi muscoli perdono forza e prontezza di contrazione, il corpo fatica a correggere tempestivamente le naturali oscillazioni posturali. Le linee guida internazionali sulla prevenzione delle cadute indicano chiaramente che un approccio multicomponente, che unisca il rinforzo muscolare all’allenamento dell’equilibrio, è la strategia clinica più efficace per contrastare questo declino.

L’esercizio della stazione eretta su una gamba sola

Uno degli interventi più semplici e validati per migliorare l’equilibrio domestico è l’esercizio della stazione eretta su una sola gamba (Single Leg Stance). Questa pratica stimola i recettori propriocettivi e allena il controllo neuromotorio, costringendo i muscoli stabilizzatori dell’arto inferiore e del bacino a lavorare in sinergia per mantenere il baricentro all’interno della base di appoggio.

Per eseguirlo correttamente e in sicurezza, posizionatevi di fianco a un supporto solido e inamovibile, come il piano della cucina o uno schienale di una sedia molto pesante. Mantenendo la postura eretta e lo sguardo fisso in avanti, sollevate un piede da terra, trasferendo il peso sull’altra gamba.
La progressione deve essere graduale e focalizzata sulla qualità del controllo:

  1. Iniziate mantenendo l’appoggio saldo della mano sul supporto.
  2. Quando vi sentite sicuri, passate all’appoggio con sole due dita.
  3. Successivamente, sfiorate il supporto con un dito solo.
  4. Infine, provate a staccare la mano, tenendola a pochi millimetri dal piano per potervi aggrappare immediatamente in caso di necessità.

L’obiettivo non è resistere a oltranza rischiando di cadere, ma ottimizzare la reattività del sistema neuromuscolare in condizioni di sicurezza.

Consigli per una pratica sicura ed efficace

La sicurezza è il prerequisito di qualsiasi esercizio riabilitativo domiciliare. Praticate in un ambiente ben illuminato, indossando calzature chiuse e stabili o a piedi nudi (se non ci sono controindicazioni mediche specifiche come il piede diabetico), assicurandovi di aver rimosso ostacoli e tappeti mobili.

Per garantire la costanza – il vero segreto del successo riabilitativo – associate l’esercizio a gesti quotidiani: ad esempio, mentre vi lavate i denti o aspettate che il caffè sia pronto, sfruttando il lavandino o il bancone come appoggio di sicurezza.

Iniziate cercando di mantenere la posizione per 10 secondi per gamba, ripetendo il ciclo tre volte. L’obiettivo clinico ideale, con l’allenamento, è arrivare a mantenere la posizione per 30 secondi consecutivi in sicurezza.

Tuttavia, l’equilibrio è un parametro clinico sensibile. Se l’instabilità si presenta in modo improvviso o è accompagnata da vertigini rotatorie, alterazioni della vista, debolezza improvvisa a un arto o dolore, sospendete l’esercizio e consultate il vostro medico o fisiatra. Tali sintomi richiedono un inquadramento diagnostico per escludere cause neurologiche, vascolari o vestibolari acute, che vanno ben oltre il fisiologico invecchiamento motorio. Sebbene questo esercizio sia un ottimo punto di partenza, un invecchiamento attivo e in salute richiede un impegno costante in un’attività fisica regolare e strutturata.

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