Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Il PSA è un numero che si legge sempre per confronto: con i valori attesi, con i tuoi esami precedenti, con la tua situazione clinica. Alcuni farmaci spostano quel numero. Se chi lo interpreta non lo sa, rischia di leggerlo male. Il caso più rilevante riguarda due medicine usate per la prostata ingrossata, finasteride e dutasteride, che possono abbassare il PSA anche in presenza di un tumore.
Gli altri farmaci da conoscere agiscono in direzioni e contesti diversi. Il testosterone, usato quando l’organismo ne produce troppo poco, può alzarlo. Le terapie ormonali per un tumore della prostata lo modificano, ma in chi ha già una diagnosi e segue un percorso diverso dallo screening. Per questo non basta sapere che un farmaco “influenza” il PSA: conta in che modo e in quale situazione.
C’è poi un punto che vale per tutti. Un PSA più basso dopo un farmaco, da solo, non dimostra che il rischio di cancro sia diminuito. Per leggere bene l’esame, chi lo valuta deve conoscere il farmaco che prendi, la dose e da quanto tempo lo assumi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Finasteride e dutasteride dimezzano il valore, in media
Questi due farmaci riducono il PSA misurato di circa la metà dopo alcuni mesi di trattamento. Servono circa sei mesi per la finasteride e tre-sei mesi per la dutasteride, con stime che arrivano fino a un anno. Quel 50% è una media: nel singolo uomo la riduzione può essere più o meno marcata.
Per confrontare un valore isolato con quelli degli uomini non trattati, le schede tecniche indicano di prendere il risultato e di raddoppiarlo per confrontarlo. La regola vale dopo almeno sei mesi di finasteride o tre di dutasteride. È una regola approssimativa di lettura, non un calcolo da fare da soli per decidere se serve una biopsia.
Lo stesso discorso riguarda la finasteride da 1 mg usata contro la caduta dei capelli. In studi su uomini tra 18 e 41 anni, il PSA medio è passato da 0,7 a 0,5 ng/mL dopo dodici mesi. A questa dose e a quest’età l’entità dell’effetto può essere diversa da quella osservata negli uomini più anziani. Va comunque comunicata a chi interpreta l’esame.
Diverso è il caso della tamsulosina, che a volte viene associata alla dutasteride. Nella terapia combinata la variazione del PSA è risultata simile a quella della dutasteride da sola. La riduzione tipica va quindi attribuita alla dutasteride, non alla tamsulosina.
Quando un valore «normale» merita attenzione
Se prendi uno di questi farmaci, cambia anche il modo di seguire il PSA nel tempo. Durante la terapia si fissa un nuovo valore di riferimento: il punto più basso raggiunto diventa la base da cui osservare l’andamento.
Un aumento confermato del PSA rispetto a quel valore minimo richiede una valutazione clinica, anche se il numero rientra nell’intervallo usuale per chi non prende farmaci. L’aumento non equivale a una diagnosi di tumore. Anche un’assunzione irregolare delle compresse può influenzare il risultato.
Se un risultato ti preoccupa, parlane con il medico che ti segue. Non correggere il numero da solo e non interrompere la terapia di tua iniziativa.
Allo stesso modo, un valore più basso non va letto come una protezione. Gli studi su questi farmaci hanno dato risultati complessi sui tumori di alto grado. Un marcatore che scende non dimostra, di per sé, una riduzione dei tumori clinicamente importanti.
Testosterone, l’effetto in direzione opposta
Negli uomini con ipogonadismo, cioè con una produzione insufficiente di testosterone, la terapia sostitutiva con testosterone può far salire il PSA. Gli aumenti medi riportati sono di circa 0,3-0,44 ng/mL. È una media e non prevede che cosa succederà nel tuo caso.
Per questo il confronto si fa con il valore misurato prima di iniziare. Nel primo anno di terapia, una linea guida raccomanda una valutazione urologica in due casi. Il primo è un aumento confermato di oltre 1,4 ng/mL rispetto a quel valore iniziale. Il secondo è un PSA confermato sopra 4 ng/mL. Sono soglie pensate per questo monitoraggio, non valori universali per una diagnosi.
Tumore già diagnosticato, antibiotici e altri farmaci
Chi è già in cura per un tumore della prostata si trova in una situazione diversa. Con la terapia di deprivazione androgenica il PSA cambia. Viene però seguito insieme alla situazione clinica e, quando serve, agli esami di imaging. Una sua variazione, da sola, non basta per dire se la cura funziona o se la malattia avanza.
Gli antibiotici a volte vengono proposti per vedere se un PSA alto scende. In una persona senza sintomi di infezione, però, gli antibiotici non devono essere usati empiricamente a questo scopo. Le prove su questo uso sono poche e uno studio multicentrico randomizzato non ha mostrato un beneficio affidabile. Curare un’infezione sospettata o diagnosticata è un’altra cosa.
Anche statine, aspirina e altri antinfiammatori sono stati studiati per eventuali associazioni con valori di PSA diversi. Si tratta però di dati osservazionali. Non giustificano una correzione del risultato simile a quella prevista per finasteride e dutasteride, né l’uso di questi farmaci per modificare il PSA.
Infine, una variazione fra due esami non dipende sempre da un farmaco, perché il PSA può cambiare da un prelievo all’altro. Con un primo valore tra 3 e 10 ng/mL e senza altri reperti sospetti, è raccomandato ripetere un PSA iniziale prima di altri accertamenti. Il secondo esame va fatto nello stesso laboratorio e in condizioni standardizzate.
Quando fai l’esame o porti il referto, conta quindi dire quale farmaco prendi, a che dose e da quando, compresa la finasteride per i capelli. Con queste informazioni chi legge il risultato sa con che cosa confrontarlo. Può essere il valore degli uomini non trattati, il tuo minimo durante la terapia oppure il valore misurato prima del testosterone.
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.