Caviglie gonfie? Spesso la causa non è il caldo, ma questi farmaci

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Ti capita di notare che le calze ti lasciano un segno profondo sulle caviglie a fine giornata, o che le scarpe di colpo ti stringono? Ti capiterà di pensare al caldo estivo, a una giornata passata troppo a lungo in piedi o semplicemente a qualche chilo di troppo. Molte persone convivono per mesi con le caviglie gonfie senza sospettare che la causa possa risiedere nella lista dei medicinali che assumono ogni giorno. Si tratta di un effetto collaterale molto comune, chiamato edema periferico, che tende a rimanere inosservato perché si sviluppa con gradualità e non provoca quasi mai dolore diretto.

I farmaci che causano più di frequente il gonfiore

Alcune delle terapie più prescritte al mondo possono favorire l’accumulo di liquidi nei tessuti delle gambe. Tra i principali responsabili troviamo i calcioantagonisti, una classe di farmaci impiegata per controllare la pressione arteriosa. Questi principi attivi rilassano la muscolatura dei vasi sanguigni per far scendere la pressione, ma questa dilatazione facilita il passaggio dei liquidi dai vasi ai tessuti circostanti, spinti dalla forza di gravità verso i piedi.

Un secondo gruppo molto diffuso comprende gli antinfiammatori non steroidei (FANS), usati spesso per dolori articolari o muscolari. I FANS spingono i reni a trattenere maggiori quantità di sodio e acqua, aumentando il volume dei liquidi in circolo. Meccanismi simili si riscontrano con i cortisonici, con alcuni trattamenti per il diabete e con diverse terapie ormonali.

Come riconoscere la causa e cosa osservare

Se ti accorgi che il gonfiore riguarda entrambe le caviglie in modo simmetrico ed è comparso nell’arco di poche settimane o mesi dall’inizio di una nuova cura, il sospetto di un’origine farmacologica diventa concreto. I tessuti appaiono solitamente morbidi: premendo un dito sulla pelle sopra la caviglia, potresti notare un piccolo avvallamento temporaneo che scompare lentamente.

Se invece il gonfiore interessa una sola gamba o compare improvvisamente, devi contattare tempestivamente il tuo medico. Nel caso in cui il gonfiore si accompagni a mancanza di fiato o dolore al petto, le linee guida attuali raccomandano di richiedere subito assistenza medica di emergenza. In questi contesti il problema potrebbe derivare da patologie acute, come trombosi venose o scompensi cardiaci, che richiedono un inquadramento diagnostico immediato.

Le strategie pratiche per ritrovare sollievo

La regola fondamentale è una: non sospendere né ridurre mai da solo le dosi dei farmaci che ti sono stati prescritti. L’interruzione improvvisa di una terapia per la pressione, ad esempio, può provocare sbalzi ipertensivi rischiosi. Parlane apertamente con il tuo medico, che potrà valutare se modificare il dosaggio o sostituire il principio attivo con un’alternativa priva di questo specifico effetto collaterale.

Parallelamente puoi mettere in atto piccoli accorgimenti quotidiani per facilitare il ritorno venoso. La camminata regolare attiva la pompa muscolare del polpaccio, il motore principale che spinge il sangue verso l’alto contro la forza di gravità. Quando sei a riposo, mantieni le gambe leggermente sollevate rispetto al livello del cuore per qualche decina di minuti. Ridurre il consumo di sale da cucina nei pasti aiuta a limitare la ritenzione idrica, mentre bere acqua in modo adeguato durante la giornata favorisce il lavoro dei reni.

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