Camminata veloce o a ginocchia alte? Per dimagrire è meglio…

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L’attività fisica quotidiana è il pilastro fondamentale della medicina preventiva, ma non tutti i modi di muoversi producono gli stessi effetti sul sistema cardiometabolico e sull’apparato muscolo-scheletrico. Quando si valuta se sia preferibile la camminata veloce o la variante a ginocchia alte (spesso definita skip), è necessario analizzare il rapporto tra il costo energetico dell’esercizio, il condizionamento cardiovascolare e lo stress meccanico. La scelta ottimale deve mirare non solo all’efficacia, ma soprattutto all’aderenza terapeutica: la capacità del soggetto di sostenere lo sforzo regolarmente nel tempo senza incorrere in infortuni.

L’efficienza metabolica tra intensità e durata

La camminata veloce è considerata un intervento di prima linea per il miglioramento della salute cardiovascolare nella popolazione generale, rientrando nell’attività aerobica di intensità moderata raccomandata dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (150-300 minuti a settimana). Camminare a un ritmo sostenuto, tra i 5 e i 7 chilometri orari, garantisce un dispendio energetico costante. A livello clinico, è opportuno superare il falso mito della “zona brucia-grassi”: per la gestione del peso corporeo e il miglioramento del profilo lipidico, ciò che conta realmente è il volume totale dell’allenamento e il deficit calorico complessivo, più che il substrato energetico utilizzato nel singolo istante.

Al contrario, la marcia a ginocchia alte o lo skip è un’attività ad alta intensità (vigorosa). Questo movimento eleva bruscamente la frequenza cardiaca e richiede un reclutamento massiccio dei flessori dell’anca e della muscolatura del core. Sebbene il consumo calorico al minuto sia nettamente superiore, la fatica neuromuscolare e respiratoria ne limita fortemente la sostenibilità. La maggior parte dei pazienti può camminare di buon passo per quarantacinque minuti, ma andrà in esaurimento dopo pochi minuti di ginocchia alte. Di conseguenza, il volume totale di lavoro (e di calorie spese) risulta quasi sempre a favore della camminata veloce prolungata.

Biomeccanica e salute delle strutture articolari

La tutela delle articolazioni è un aspetto centrale nella prescrizione dell’esercizio fisico. La camminata veloce segue la fisiologia naturale del passo: prevedendo che un piede rimanga sempre a contatto con il suolo, genera forze di reazione al terreno pari a circa 1-1,5 volte il peso corporeo. Le evidenze reumatologiche attuali smentiscono l’idea che il carico usuri le articolazioni; al contrario, questo carico meccanico moderato e ciclico favorisce il nutrimento della cartilagine, rendendo la camminata veloce fortemente raccomandata anche nelle fasi iniziali e intermedie dell’osteoartrosi (artrosi), a patto di rispettare la soglia del dolore del paziente.

La variante a ginocchia alte introduce invece una marcata componente verticale e, spesso, una vera e propria fase di volo. Le forze d’impatto aumentano significativamente (fino a 2-3 volte il peso corporeo). Assorbire questo carico richiede un’eccellente forza eccentrica e una biomeccanica perfetta. In soggetti sedentari, in sovrappeso o con preesistenti patologie a carico del rachide o delle ginocchia, questo picco di carico improvviso aumenta il rischio di tendinopatie (in particolare al tendine rotuleo o achilleo) o di riacutizzazioni dolorose, suggerendo estrema prudenza nella sua esecuzione.

Strategie pratiche per un allenamento sicuro ed efficace

Per ottenere il massimo beneficio cardiometabolico, la letteratura scientifica supporta un approccio integrato basato sulle variazioni di ritmo, simile all’allenamento a intervalli (Interval Training). Questa strategia non serve a “dare una scossa” magica al metabolismo, termine privo di fondamento clinico, ma è ampiamente dimostrato che migliori il massimo consumo di ossigeno (VO2 max) e la sensibilità all’insulina in modo più rapido rispetto all’allenamento a ritmo costante.

In modo del tutto pragmatico, è possibile inserire brevissimi intervalli di maggiore intensità all’interno della camminata veloce. Un protocollo realistico e sicuro per la popolazione generale consiste nel camminare a ritmo svelto per 5-8 minuti, inserendo poi dai 30 ai 60 secondi al massimo di marcia a ginocchia più elevate (o semplicemente accelerando il passo fino a far subentrare il fiatone), per poi tornare al ritmo di base per recuperare.

Dal punto di vista preventivo, è essenziale utilizzare calzature confortevoli che rispettino la biomeccanica individuale. La ricerca indica che una scarpa deve offrire una buona stabilità e un comfort soggettivo elevato, più che un’ammortizzazione eccessiva e morbida che talvolta può alterare la propriocezione del piede. La postura gioca un ruolo cruciale: il tronco deve rimanere eretto, attivando i muscoli addominali, e le braccia devono oscillare attivamente. Infine, la regola clinica fondamentale rimane l’ascolto dei sintomi: l’attività deve essere faticosa dal punto di vista respiratorio, ma non deve mai generare dolori articolari acuti durante o nel giorno successivo all’allenamento.

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