Cammini per dimagrire? Se non senti questo segnale è tutto inutile

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La camminata è spesso considerata la porta d’ingresso ideale verso uno stile di vita attivo. È un’attività a basso impatto, fisiologica e sostenibile nel lungo periodo. Tuttavia, se l’obiettivo primario include il miglioramento della composizione corporea e il dimagrimento, è necessario distinguere tra la semplice passeggiata ricreativa e l’esercizio fisico strutturato. Per incidere in modo significativo sul dispendio calorico totale e indurre adattamenti cardiovascolari, l’organismo deve essere sottoposto a uno stimolo allenante adeguato. Sebbene ogni passo sia prezioso per la salute generale e contribuisca al dispendio energetico quotidiano (NEAT), mantenere l’attività esclusivamente a intensità molto basse richiede volumi di tempo spesso irrealistici per ottenere i risultati sperati sulla bilancia.

Comprendere il rapporto tra volume dei passi e intensità del carico

Molte persone ritengono che il semplice raggiungimento dei diecimila passi giornalieri — un traguardo nato storicamente da campagne di marketing più che da evidenze fisiologiche — sia l’unica metrica necessaria per la perdita di peso. La letteratura medica e le linee guida internazionali (come quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) concordano sul fatto che, per ottimizzare la composizione corporea, il volume totale di movimento è essenziale, ma l’intensità gioca un ruolo cruciale per l’efficienza temporale e per la salute metabolica. Se il ritmo mantenuto è lo stesso che useremmo per passeggiare guardando le vetrine, il costo energetico orario resterà modesto. Affinché la camminata si configuri come un vero e proprio allenamento aerobico, è necessario raggiungere un’intensità almeno “moderata”, tale da sollecitare attivamente il sistema cardiorespiratorio.

La capacità di cantare o parlare senza alcuno sforzo

Uno dei parametri clinici più semplici e maggiormente validati dalla ricerca per valutare l’intensità dell’allenamento, senza ricorrere a strumentazioni, è il “Talk Test” (test della parola). Se durante la camminata siete in grado di cantare o di sostenere una conversazione prolungata e complessa senza avvertire alcuna variazione nel respiro, vi trovate al di sotto della prima soglia ventilatoria (intensità lieve). Un esercizio cardiovascolare moderato, che ottimizza il dispendio energetico in rapporto al tempo investito, dovrebbe portarvi in una condizione in cui la frequenza respiratoria è chiaramente aumentata. In questa fascia, dovreste essere ancora capaci di parlare, ma avvertendo la necessità di prendere fiato tra frasi brevi. Questo leggero impegno respiratorio è il segnale clinico che il sistema sta lavorando all’intensità raccomandata.

Il mancato incremento della frequenza cardiaca

Spesso si crede erroneamente che esista una “zona brucia-grassi” a battiti molto bassi che rappresenti l’unico modo per dimagrire. In realtà, la fisiologia dello sport chiarisce che il dimagrimento è dettato dal deficit energetico totale nel tempo. Un indicatore di un allenamento troppo blando è una frequenza cardiaca che si discosta minimamente da quella di recupero. È vero che mantenendo i battiti molto bassi l’organismo utilizza, in percentuale, più lipidi, ma il dispendio calorico totale al minuto è minimo. Aumentando il passo, la frequenza cardiaca sale verso la zona di intensità moderata (circa il 64-76% della frequenza cardiaca massima): in questo stato, pur consumando una miscela di carboidrati e grassi, si brucia una quantità di calorie assolute nettamente superiore a parità di tempo. L’incremento del battito, associato a un percettibile aumento del calore corporeo, è il vero motore del consumo energetico.

L’assenza di progressione del carico nel tempo

Il corpo umano possiede una straordinaria capacità di adattamento (principio del sovraccarico progressivo). Se percorrete lo stesso tragitto, alla stessa velocità, per mesi, il vostro livello di fitness cardiovascolare migliorerà e quello specifico sforzo diventerà fisiologicamente meno impattante, oltre al fatto che perdendo peso si consumano meno calorie per spostare la propria massa corporea. Un segnale che l’allenamento ha perso la sua efficacia non è la mancanza di indolenzimento — i dolori muscolari (DOMS) non sono un indicatore scientifico di un buon allenamento né di dimagrimento — bensì l’assoluta mancanza di percezione di fatica sistemica durante e subito dopo la sessione. Per continuare a stimolare gli adattamenti e mantenere un elevato dispendio energetico, è necessario variare i parametri (FITT: Frequenza, Intensità, Tempo, Tipo): aumentare la velocità di marcia, inserire percorsi con pendenze (salite) o intervallare il passo (interval training). Queste modifiche costringono l’organismo a uscire dall’omeostasi, ottimizzando il percorso verso il dimagrimento.

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