Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Se ti addormenti abitualmente tra le 22 e le 23, potresti avere un rischio cardiovascolare inferiore rispetto a chi prende sonno prima o più tardi. È l’associazione osservata in una ricerca su oltre 100.000 partecipanti della UK Biobank, seguiti mediamente per quasi sei anni.
Il risultato non significa che anticipare o ritardare il sonno provochi direttamente una malattia cardiovascolare. Lo studio è osservazionale: individua un legame statistico, anche dopo aver considerato diversi fattori di rischio, ma non può stabilire un rapporto di causa ed effetto.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il rischio più basso tra le 22 e le 23
La ricerca ha incluso 103.712 persone che hanno indossato al polso un accelerometro per sette giorni. Il dispositivo ha permesso di stimare in modo oggettivo l’orario di inizio del sonno e quello del risveglio, evitando di affidarsi soltanto alla memoria o a un diario compilato dai partecipanti.
Durante un follow-up medio di 5,7 anni sono stati registrati 3.172 casi di malattia cardiovascolare, pari a poco più di 3 partecipanti ogni 100. L’incidenza più bassa è stata osservata fra chi iniziava a dormire tra le 22 e le 22:59, fascia scelta come riferimento per i confronti.
Rispetto a questo gruppo, il rischio relativo stimato risultava più alto del 24% per chi si addormentava prima delle 22. L’aumento era del 12% nella fascia tra le 23 e le 23:59 e del 25% per chi iniziava a dormire da mezzanotte in poi.
Queste percentuali derivano dagli hazard ratio, una misura che confronta la frequenza con cui l’evento si presenta nel tempo. Non indicano quanti casi aggiuntivi si siano verificati concretamente in ciascuna fascia, perché lo studio non riporta qui il rischio assoluto separato per ogni orario.
Il legame non dipendeva solo dalla durata del sonno
L’orario in cui prendi sonno può accompagnarsi ad altre caratteristiche capaci di influenzare la salute cardiovascolare. Per questo l’analisi ha considerato la durata del sonno, la sua irregolarità e fattori di rischio cardiovascolare già riconosciuti, oltre all’età e al sesso.
Dopo questi aggiustamenti, l’associazione è rimasta presente. Gli intervalli di confidenza, cioè i margini di incertezza delle stime, erano compresi tra 1,10 e 1,39 per il sonno prima delle 22, tra 1,01 e 1,25 per la fascia delle 23 e tra 1,02 e 1,52 per l’orario da mezzanotte in poi.
La persistenza del risultato rende meno probabile che il legame dipenda interamente dai fattori inclusi nei modelli. Resta però possibile l’influenza di differenze non misurate o non adeguatamente rappresentate nell’analisi. L’aggiustamento statistico riduce alcuni squilibri tra i gruppi, ma non equivale alla randomizzazione di un esperimento.
Anche la misurazione richiede cautela. L’orario del sonno è stato ricavato da sette giorni di accelerometro, mentre gli eventi cardiovascolari sono stati osservati negli anni successivi. Quella settimana può descrivere le abitudini recenti dei partecipanti, ma non necessariamente il loro comportamento durante tutto il periodo di follow-up.
Nelle donne l’associazione era più evidente
Le analisi di sensibilità hanno indicato un legame più forte nelle donne. Negli uomini, soltanto l’inizio del sonno prima delle 22 manteneva un’associazione statisticamente significativa con l’aumento del rischio cardiovascolare.
Questa differenza tra i sessi non permette da sola di concludere che l’orario del sonno abbia effetti biologici diversi nelle donne e negli uomini. Si tratta di un risultato emerso nelle analisi aggiuntive, utile per formulare nuove domande ma meno solido di un confronto progettato specificamente per verificare tale differenza.
Il dato non consente neppure di stabilire perché la fascia tra le 22 e le 23 fosse associata all’incidenza più bassa. La ricerca ha misurato gli orari e gli eventi cardiovascolari, non un meccanismo capace di spiegare il collegamento.
Che cosa puoi ricavare da questi risultati
Il punto più concreto è metodologico: un dispositivo indossabile può raccogliere informazioni sul sonno senza dipendere dal ricordo della persona. In questa coorte, il dato ottenuto dall’accelerometro era associato alla successiva comparsa di malattie cardiovascolari, suggerendo che l’orario del sonno potrebbe contribuire alla valutazione del rischio.
Non emerge invece la prova che spostare il momento in cui ti addormenti riduca quel rischio. Per dimostrarlo servirebbero ricerche capaci di verificare direttamente l’effetto di una modifica dell’orario, distinguendolo dalle caratteristiche personali e dalle condizioni che influenzano sia il sonno sia la salute cardiovascolare.
La conclusione consentita è quindi circoscritta: nella popolazione esaminata, addormentarsi tra le 22 e le 23 era associato alla minore incidenza cardiovascolare, con un legame apparentemente più marcato nelle donne. È un possibile indicatore di rischio, non ancora una prescrizione sull’ora in cui andare a dormire.
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.